Scrivimi

Scrivimi

(complemento oggetto)

Mi hai scritto.

E io mi leggo
attraverso le tue parole.
Esattamente come sono, sono stata, avrei voluto essere.

Questo processo
che è molto più di una identificazione,
ha qualcosa di epidermico.
Lascia il segno.

E’ una calligrafia.
E mentre ti-mi leggo, percepisco il fluire del corsivo,
la pressione del tratto,
la rapidità che non conosce incertezze.

E’ una violazione.

Dolcissima.

[S.G., 4/9/2017]

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Quelli che scrivono

Quelli che scrivono

Quelli che scrivono anche a occhi chiusi.

Quelli che quando si sentono vivi la prima cosa è trovare parole nuove per raccontare.

Quelli che scrivono quando sono disperati, distillando le parole con l’alambicco del dolore.

Quelli che scrivono le nostalgie come se stessero facendo l’amore.

Quelli che quando non scrivono non è perché basta fare piovere parole per raccontare la pioggia.

Quelli che scrivono sono un po’ come i ragazzi che si amano, non ci sono per nessuno.

Quelli che scrivono, quando si scrivono, vivono le pagine non scritte dei libri.

Sono tutto quello che succede dopo l’ultima pagina.

[S.G., “La poetessa rossa”, http://www.lapoetessarossa.it]

Mi piace avere un blog. Una pagina di quaderno che può essere letta. Un po’ in brutta, un po’ in bella. Una bella goffa e timida che, per quanto, esce comunque di casa. Mi piace pensare che qualcuno possa apprezzare ciò che scrivo, come lo scrivo. Scrivo anche per questo, ovvio. Ma non solo per questo. E comunque non a caso.
A volte ho proprio voglia di raccontare. A volte non riesco a trattenere. Altre non ho parole. E allora aspetto. Di solito leggo. Mi piace leggere le pagine degli altri. Gustarne l’arte e l’inventiva. E quando leggo scopro, imparo, mi meraviglio, invidio. E poi di più: bramo, attendo. Attendo ancora, sì, ma in un modo diverso.
Ma c’è dell’altro. Leggendo, io conosco. E ciò che più amo è l’incontro. Perché siamo persone, prima delle parole. Siamo, anche nelle nostre parole. Ed è questo che finisce sulla pagina. Questo quello che trovo.
Ogni volta un ritratto diverso. Per gioco, per impulso, per necessità. A volte siamo allo specchio. Nudi o in comodi vestiti, i nostri preferiti. Oppure prestati e pure stretti.
“Sono io” – diciamo. Non so se sia proprio così, il fatto è che ci proviamo.
Ci sono volte, invece, che ci riconosci appena, solo dagli occhi, da un gesto della mano. Allora è tutto più confuso, complicato. Lo è dall’inizio, da quando hai deciso di scriverlo. Non sai più nemmeno perché l’hai fatto, ma alla fine l’hai fatto, e basta. Doveva andare così.
Capirai forse un giorno, quando qualcuno ti leggerà. Quando qualcuno lo farà veramente. E capita. E quando capita, non ti senti più solo.

Ecco. Volevo scrivere qualche parola per introdurre e commentare i bellissimi versi di Silvia e… è uscito questo. Non c’entra forse molto. O forse sì. Volevo solo dire che Silvia mi legge. Ed io leggo lei. E quando questa “corrispondenza” avviene è qualcosa di incredibilmente bello. Incontro, scambio. Ritrovamento, scoperta. Emozione, respiro, rinascita. Qualcosa di profondamente umano. E’ sentirsi vivi. In contatto. Sentirsi ancora capaci di un contatto.
Sì, è bello ritrovarsi nelle parole di Omero, di Marai, di Montale e Pirandello (…). E’ bello farsi guidare. E’ bello capire. E’ bello avere un ideale. Qualcosa che non si possa incrinare. Già. Ma quando scopri che di là dal vetro c’è qualcuno in carne e ossa che ti ascolta, perché ti sa leggere, perché ti sa vedere. Qualcuno che ti parla, perché sa trovare le parole giuste per te, che sono le tue, e pure le sue. Allora il calore è un altro. Allora il cuore batte ancora più forte. La tua pelle cambia colore. Ti senti vivo. Vivo fra i vivi. E riprendi a sognare.