Somewhere

Le jardin

Foto – Silvia Giusti

 

Sei come la sabbia

sotto le ciglia austere dei palazzi.

Capita spesso a Parigi

per questo la amo.

E amo te

la tua assenza

le mie origini contadine.

So di poter tornare a casa

se voglio.

Fai in modo che questo non avvenga.

[P.B., 14/2/2020]

Cariatide

cariatide_BN

 

Non ti illudere

sei sbagliato.

Prigioniero

schiacciato

senza diritto di accesso

al canto.

Il difetto ti ha piegato

vinto.

Pensiero insano, il tuo

inesatto

bastare a te stesso

ambire

credendoti puro

potenziale in divenire.

Invece,

sei quello che sei

ramo ritorto

escrescenza

tumore

corteccia rigonfia

di tronco sterile.

Reggi il peso

lo scherzo

di una madre crudele.

 

[P.B., 10/02/2020]

 

Cariatide_insieme

Bisogna riconoscere che madre Natura sa essere davvero geniale…

Amicizia

 

btr

 

La brezza di un ricordo

di sospiri e mani.

La delicatezza del silenzio.

La quiete del fiume pacifico che scorre

acqua ferma che sempre corre e accompagna.

Il vento invisibile

calmo e poi agitato

presenza fissa si palesa

appena gli occhi lo cercano.

 

[19/1/2020, Prezioso omaggio di una persona cara]

Ci vediamo stasera

foglie - Ci vediamo stasera

 

“Era finita? Si chiese Joe. Era questo che Sara stava cercando di dirgli?
Rimase in silenzio. Lasciò che andasse avanti a parlare.
Una folata di vento improvvisa agitò i fiori nei vasi e sollevò
delle foglie in cortile.
Sara parlava, il vento soffiava, le foglie frusciavano.
Lui solo udiva il loro rumore.”

[da Ci vediamo stasera, racconto]

 

E’ nato Ci vediamo stasera, Terra d’ulivi edizioni.

[http://www.edizioniterradulivi.it/ci-vediamo-stasera/223]

 

E’ una raccolta di ventitré miei brevi racconti, scelti fra gli altri con l’intento di rappresentare, attraverso la narrazione di episodi tipici dell’età giovanile, reminiscenze d’infanzia e schegge di vita adulta, il clima del passaggio; inteso come il superamento di una soglia di conoscenza e di consapevolezza, di sé e della propria capacità di entrare in relazione con l’altro. Le dinamiche del quotidiano confronto col partner, il ricordo di un evento apparentemente insignificante o dimenticato, la scoperta e l’esperienza del sesso diventano così specchio e misura della propria capacità di volere, desiderare, apprezzare, accettare, interpretare, subire.

Un grazie speciale a Silvia Giusti (lapoetessarossa), che ne ha curato l’editing e mi è stata di grande supporto, oltre che d’ispirazione, durante l’intero periodo di gestazione e revisione.

Un altrettanto grande e sentito grazie ai lettori di uncielovispodistelle, con i quali sento di condividere il viaggio nel meraviglioso mondo della scrittura, della letteratura e della creazione in genere. Un forte abbraccio a tutti voi.

Paolo

 

“Torna là. Scende i gradini ed è dove prima non ha avuto il coraggio di entrare. Girandosi non vede più l’ingresso, o l’uscita. La luce non può più raggiungerlo. Tutto ciò che sente origina dall’interno. Nitide note di cristallo lo stanno attraversando. Non ha paura, in quel recondito spazio vuoto vive un tempo senza inizio, né fine. E in quel luogo Vania riesce a respirare.”

[da Negative space, racconto]

 

Ci vediamo stasera - Copertina

 

“Le storie di Paolo Beretta attraversano gli anni dall’infanzia all’età adulta. Raccontano la formazione sentimentale e sessuale di giovani protagonisti che, con nomi diversi, vivono una gamma di esperienze che possiamo considerare universali.
La scoperta del sesso. Il primo amore. La prima volta. Le crisi di coppia. La quotidianità in apparenza senza importanza, che incide le vite come la goccia che scava la pietra.
I personaggi sono figure irrisolte che non trovano una precisa definizione, un posto nel mondo; quello che si sognava o che si desiderava, l’ideale, non ha trovato corrispondenza nel vissuto.
Vien da chiedersi, leggendo, se questo posto esista davvero. Se le persone, nonostante tutto, vivano esistenze che non potrebbero essere altrimenti.”

[Silvia Giusti]

Resto qui

di Marco Balzano

Einaudi Ed.

 

“Non c’è tempo per fermarsi e dolersi di quello che è stato quando non c’eravamo. Andare avanti, come diceva Ma’, è l’unica direzione concessa. Altrimenti Dio ci avrebbe messo gli occhi di lato. Come i pesci.”

 

Resto qui - Marco Balzano

 

“La prima volta che sono stato a Curon Venosta (Graun im Vinschgau, in tedesco) è stato un giorno d’estate del 2014. Nel piazzale i pullman scaricavano visitatori, di fianco arrivavano e ripartivano frotte di motociclisti. C’è un pontile che è il luogo ideale per fotografarsi col campanile alle spalle. Lì la coda per farsi un selfie è sempre piuttosto lunga. Quella coda di gente armata di smartphone è stata l’unica immagine che sia riuscita a distrarmi dallo spettacolo del campanile sommerso e dell’acqua che nasconde i vecchi borghi di Resia e Curon. Non so trovare nulla che dimostri più chiaramente la violenza della storia.”

 

Campanile di Curon

 

Un libro che racconta con maestria e sentimento la storia “particolare” di due piccoli paesi alto-atesini, della loro gente, di un popolo non conosciuto dai più (io sono fra quelli). La cui vicenda è forse solo una piccola piega nella Storia dei grandi conflitti mondiali, difficilmente comprensibile da fuori. Come il perimetro ritorto di un confine fra tre nazioni, cucito sulle creste delle montagne, all’ombra del quale il senso di appartenenza alla propria terra, le proprie radici, la propria lingua, subiscono continue prevaricazioni, soprusi, umiliazioni e infine l’annientamento, in nome di una politica di trincea e di un famigerato progresso, quello che non guarda in faccia a nessuno.
Un bellissimo romanzo. Da leggere.

P.B.