Flowers in the snow

.

Di tanto in tanto amo dare risonanza ai versi, oltre che ai preziosi scatti, di Aurelia, che ringrazio.

.

.

.

.

.

.

È possibile. É sempre possibile attendersi.
Attendersi a fiorire anche dentro stagioni sbagliate.


Dare tempo al tempo. Dare tempo ad ogni tempo.
Che ogni fine possa compiersi. E ogni inizio trovare nutrimento.


Concedersi l’attesa. La rabbia. La confusione.
Concedersi il fallimento.


Solo resistere alla resa.


Sperare il nuovo. Cercare il nuovo.
Come una disciplina.


In quotidiana cura.

.

.

.

[Aurelia, chouckydoux, 2/1/2021]

genetliaco

ad un’amica

.

.

.

.

vale doppio

l’anno spesso della perdita

e della paura.

.

il ricordo del prima

s’allontana,

muta sembianza.

.

.

ma è zero

l’anno che germina

nuovi auspici.

.

il tempo

vissuto

non si cancella.

.

[P.B., 4/1/2021]

le radici dell’io

.

.

.

.

ho passato una vita

cancellando ogni traccia

perché mi si potesse vedere

per come sono realmente.

ho dimenticato,

rimosso

ripulito i miei occhi.

.

oggi,

con la lama smussata

di uno scalpello

disseppellisco reperti

in una stanza d’albergo.

.

a chi appartennero?

.

il ferro dorato,

in cui un tempo fui chiuso

ancora mi accoglie

invitandomi al volo.

.

[P.B., 3/1/2021]

Dolcezze

.

Mi è stato fatto notare, a ragione, che il mio filtro da lettore, che definirei amaro, non è stato del tutto (affatto) equo nella selezione di poesie del collega e amico Stefano, pubblicate qui.

Colgo allora l’occasione della pubblicazione di una delle citate poesie nella rassegna domenicale di Flavio Almerighi (gioielli rubati) per… aggiungere un po’ di zucchero alla precedente proposta.

.

.

.

Cuore

.

Ti desidero…

E non capisco…

Non sono le tue forti gambe,

e neppure le tue dita eleganti.

Non sono i tuoi lisci capelli,

e neppure i tuoi occhi castani.

Non è il tuo splendido decolté,

e neppure il tuo sedere rotondo.

Non è la tua schiena dritta,

e neppure il tuo esile seno.

E’ quel tuo sorriso storto che mi fotte,

e rende stupenda ogni parte di te.

.

.

.

Pericolo

.

Ti ho notata.

Ti ho salutata.

Semplicemente.

Poi una tua richiesta.

Banale.

Poi una coincidenza voluta,

un’occasione al coraggio.

Poi una distesa di parole dette,

tanto che il tempo non è più esistito.

Poi una smisurata quantità di parole scritte.

Futili.

Poi quella tua frase,

da cui tutto ha avuto inizio.

.

.

.

Gioielli

.

Parole.

Un sacco di parole.

Per celare la mia vera intenzione.

Poi rapido.

Furtivo.

Un bacio.

Poi, ad occhi chiusi,

l’attesa interminabile

di un tuo enorme schiaffo.

Poi le labbra.

Le tue.

Prima delicate.

Poi decise.

Sono in paradiso.

.

.

.

Cigni

.

Arroccati

dentro i nostri timori,

immobili,

attendiamo il coraggio altrui.

.

.

.

Trappola di cristallo

.

Sospeso,

come adescamento

di singolare eleganza,

di pregiata fattura.

Surclassato,

da ciò che lo attornia

di introvabile dolcezza,

di irripetibile creazione.

.

.

.

[Stefano Fustinoni]

.

.

.

Fotografie: Silvia Tironi (titoli miei)

Notturni

.

.

.

.

Dopo anni di convivenza pressoché silenziosa a pochi metri di distanza, un giorno Stefano si affaccia ed entra felpato nel mio ufficio. Non è per questioni di lavoro, deduco osservandolo scrutare fuori dalla finestra in silenzio. Se parla di lavoro è per rompere il ghiaccio, mi dico. E così è. Dopo qualche balla su quel tal progetto e i conti che, come sempre, non torneranno, fa per uscire quand’ecco si volta, si irrigidisce, mi punta un indice addosso e spara: Tu sei un poeta, no? Ora sono io a irrigidirmi: è una domanda cui non so rispondere. Se lo faccio, dico sempre qualcosa di cui pentirmi. Per cui sorrido, in silenzio, sprofondando un po’ sulla sedia, i miei monitor mi fissano come due condanne.

E’ così che alcune pagine dattiloscritte sono finite sulla mia scrivania.

Ah, non è mica stato così semplice. Stefano, Fusto per chi lo conosce un po’ meglio, è persona accurata, ponderata, riflessiva e molto cauta. Le sue parole, quelle giuste, bisogna saperle aspettare. Ti si avvicina, ti scruta con uno di quegli sguardi che ti fan dubitare che sia davvero lì con te e, se non è ancora il momento, scuote la testa e se ne va senza dire niente. Col tempo si impara ad attenderlo, il momento.

E’ così che ho scoperto che Stefano, la notte, scrive.

Lo fa su un quaderno a quadretti con i fogli tenuti insieme da una spirale, qualche giorno dopo me l’ha mostrato. L’ha sfogliato con aria complice e ha detto: Adesso ne trascrivo qualcuna, non l’ho mai fatto. Sono seguiti sguardi, mezze parole e ammiccamenti nei corridoi dell’ufficio, finché una mattina apro la posta elettronica e trovo una sua mail. Il nostro piccolo grande segreto, da trattare con cura.

Io non so se Stefano sia un poeta. So che anche lui come tanti avverte l’esigenza di tracciare sulla carta sensazioni, pensieri, memorie, sogni, ferite. E lo fa senza cercare parole speciali o costruire immagini, bensì usando gli strumenti che ha a portata di mano. Io me lo sono immaginato, nella sua taverna, la stessa in cui scolpisce il legno e distilla liquori. Me lo son visto seduto sul suo divanetto rivestito di lana, un bicchiere in una mano, l’altra che gli tormenta il volto. O al tavolo di cucina, la mattina presto, prima di andare al lavoro. Come Paterson, il protagonista dell’omonimo film.

Io non so cosa sia la poesia, ma ho capito che a volte è fatta di cose semplici, e vere.

.

.

.

Padre di figlie femmine,

occultatore di cadaveri,

minaccia per giovinastri malintenzionati,

gambizzatore a domicilio.

Padre di figlie femmine,

finto libertino,

nottambulo tachicardico.

.

.

.

Parole.

Un sacco di parole.

Per celare la mia vera intenzione.

Poi rapido.

Furtivo.

Un bacio.

Poi, ad occhi chiusi,

l’attesa interminabile

di un tuo enorme schiaffo.

Poi le labbra.

Le tue.

Prima delicate.

Poi decise.

Sono in paradiso.

.

Ora sono sveglio.

Peccato.

.

.

.

Eccoti.

Sei arrivata.

Ora non sento più nulla,

ma non mi importa.

Ora nulla ha più senso,

sono completamente assente.

Ora sento tutto,

sento tutto molto forte.

Non sento più caldo,

ma neppure freddo.

Non ho più tristezza,

ma neppure allegria.

Non ho più entusiasmo,

ma non saprei cosa farmene.

Non sento dolore,

ma neppure piacere.

Non sento più fame,

tuttalpiù sete.

Non so che giorno è,

ma non è rilevante.

non so che ore sono,

non so dove sono,

non so chi sono,

non sento la pioggia.

.

.

.

Tutto mi hai tolto.

Tutto ciò che mi faceva volare.

Tutto il mio essere.

Tutto il mio sangue.

Tutto il mio corpo.

Tutta la mia anima.

Ora hai tutto di me.

Sono morto più e più volte,

e più e più volte sono risorto,

per poterti dare ancora qualcosa.

Ma ora è finita,

sono completamente svuotato.

Anzi no.

Ora sono pieno si sensi di colpa,

perché non posso più darti nulla.

Mi hai tolto tutto.

.

.

.

Piedi fracassati,

mani insanguinate,

porte disfatte,

mignoli gonfi,

urla urlate,

polsi doloranti,

ginocchia piegate,

pianti accarezzati.

Dure sentenze

acclamate dall’interno

basate su giudizi

di gente senza senno.

.

.

.

Non cercate una metrica,

non la troverete.

L’Amore non si può definire,

né tantomeno misurare.

Non cercate delle rime,

non le troverete.

Le Emozioni non vanno in coppia,

sono uniche ed irripetibili.

.

.

.

[Stefano Fustinoni, Novembre 2020]

.

.

.

.

.

.

Immagini di copertina: Lucciole elettriche e Specchio di neve, di Laura Salvi

Claudia Ruggeri

In questi giorni mi rifugio in qualche breve lettura. Versi, come morsi d’esistenza, di presenza a me stesso. Un breve, ma importante calore, goccia di linfa nella cannula che mi tiene in vita.

P.

.

Amo

del tuo volto

il tenero

versante

di luce

che ho sognato

accennare il mio

nome

contro un giorno

da mettere

al mondo

.

[da Dormire di gioia]

.

Quest’albero

che “tu” hai cresciuto

nel mio seno

duro come un cadavere

in un affanno cosmico

ispessisce

ed è la crudeltà

che tu piantasti

per essere ingannato

mentre io

relativa

t’abbracciavo.

Sento nel mio corpo

quel seme

che piantasti,

farsi albero,

crescere… ispessirsi

dentro un affanno

cosmico.

La crudeltà

mi ha preso

di stringerti

e ingannarti.

.

[da Canto di madre]

.

.

[Claudia Ruggeri, da Canto senza voce, Terra d’ulivi edizioni, 2013]

Questo verbo

.

Trovammo il marmo che fu soglia

e tutto tacque:

a te il grido, la parola

obliqua che pende

dal nome: a te quanto

i cieli crollati nel fiore rivelano.

Che la voce redima le vertigini

tra verso e precipizio, che annunci

la crepa nella sfera che ci strazia.

Accolto da una lingua questo verbo

benedica l’avvenire e lo devasti.

.

.

[Mattia Tarantino, da Fiori estinti, Terra d’ulivi edizioni, 2019]

.

Questo giovane poeta promette grandi cose.

P.

.

Immagine di copertina: Elio Scarciglia

Vito

.

Vito era un comandante,

ha fatto la guerra.

E ancora dava ordini

a soldati dietro le scrivanie

in attesa di sferrare l’attacco.

.

Gli mancava l’adrenalina

prima della battaglia

quella cosa che, difronte al pericolo

fa degli umani un branco compatto.

.

Vito rideva l’attimo dopo,

perché si vedeva.

Sono un figlio di puttana – diceva.

Io ho ammazzato.

Scuoteva la testa: il giudizio

di chi non può più essere salvato.

.

E Vito sapeva

che la morte se lo stava prendendo.

Ha scelto di fare come voleva,

rifiutando le mani di chi

gliene offriva una più lenta

anonima e fredda.

.

Col culo mio scopo solo io.

.

Al virus sono bastati due giorni

per fottere il suo cuore braccato.

.

Vito ha reso le armi

al suono di una sirena.

.

[P.B., 17/11/2020]

Tutto ciò che so

di Roberto Concu

C’è una parola ricorrente nelle 52 poesie che compongono questa silloge, ed è rivoluzione. Roberto Concu ha la voce dell’uomo vissuto, di colui che è andato al di là del mare e canta l’eredità che il viaggio gli ha lasciato; spesso la sua è la voce di chi si rivolge al più giovane con parole di ammaestramento. Ma Roberto non è ancora giunto, né s’è placata l’eterna rivolta insita nella ricerca della verità, originatrice di poesia. Perché l’ignoto è la memoria che nutre la parola.

.

.

.

.

Verrà

verrà il tempo

in cui riabbracceremo

tutto ciò che siamo –

tigre e colomba –

con la compassione

che sola nasce dall’Amore.

.

Allora faremo festa insieme

danzeremo

la danza dell’anima

sulla tavola imbandita

faremo rivoluzione insieme

avremo il coraggio di chiamare

Eternità

quel tempo

fosse anche per un istante

.

.

.

Insegnami

l’essenza dei tuoi sguardi

insegnami

come il mare

a guardare il fondale luminoso

come il vento

ad andare oltre le stagioni

insegnami

la rivoluzione e la compassione

i sogni del silenzio

riconosciuti sul palmo delle tue mani

Insegnami

la danza della leggerezza

il passo dell’amore che salva

imprimi in me

il sigillo dei tuoi passi

come fossi sabbia

.

.

.

Dormono nella campagna

le bianche rose, le calendule, i nasturzi

se sapessero della nostra pena

ne morirebbero

perché siamo come loro

fiori tra i fiori

.

è tutto ciò che so

.

.

.

Nevicano fiori

.

la mattina

è una coperta fredda

sulle tue labbra

.

con l’addio della luna

bacio le tue palpebre

.

la luce è l’anima dei tuoi occhi

.

.

.

Non aver paura di seguire

il cuore sin dentro te stesso

laddove tutto è chiaro e possibile

.

Lascia che le illusioni

scivolino via tra le dita

quando sarà il momento del coraggio

.

non far differenza

tra verità e paure

son come fiori

la cui freschezza annuncia

la loro stessa rovina

.

non temere di percorrere

le strade dei sogni e osa

osa

perché ogni rivoluzione

passa per l’audacia del sogno

e il coraggio dell’azione

.

Non aver paura di

osservare come lente

crescono le querce

di guardare gli altri negli occhi

senza giudicare

scoprirai che la vita non è lotta

se non per i cuori grevi

e ogni sogno

sarà l’osare dell’amare

.

.

.

[Roberto Concu, Tutto ciò che so, Terra d’ulivi edizioni, 2015]