La sedia (10. tiZ On the trAin)

C’è una sedia in fondo al corridoio,
È la sedia del silenzio dove mi raccolgo ogni volta che nun me ne fir’ cchiù…
Sedia di melanconia,
Sedia di gioia,
Sedia di me.
È la seduta della catarsi sprofondante,
La sedia della trasformazione, della rinascita,
Sedia e dulore, sedia d’ammore, sedia caruta, seggia peruta.
Sedia d’aScolto, sedia d’o soliloquio, sedia di silenzio che fa ruMmore.
‘A Seggia d’a speranza, che attesa non voglia conoscere domani…
Sedia di pianto e di conforto,
Sedia di giudizio e di esame
Seggia di morte e di preghiera.
Sedia di risa e di vita, sedia di gioco e di tempo speSo,
La sedia dell’esperienza e dell’immaturità, sedia di imparo e mortifico. Sedia d’insegnante.
Sedia che quel giorno se…
Sedia d’errore…
Sedia di treno, di metro affollata, sedia di “Prego si assetti lei“, sedia d’a conferenza tra doje sconosciuti, sedia di sonno, seggia e mare e de sale, di sete, sedia di scorrere lento, sedia di tran tran. ‘A Seggia d’a musica e d’a lettura pendolare. ‘A seggia scomoda e fredda, comoda e calda, ‘a seggia d’a fermata improvvisa: “Qui si scende signora“. Sedia di improvvisazione, sedia vuota in banchina. La sedia del ritardo e della ramanzina. Sedia di quante parole non dette e delle manifestazioni non espresse e tutte le comunicazioni nOn verbali.
Sedia di ma, ma io, sedia di storia di famiglia, di nonna e le sue storie, sedia di guerra e di fame, di povertà e di rivalsa. Sedia di tutte le decisioni non prese e tutte quelle subite, sedia di ma io sono diverso e di siam tutti nella storia…
Sedia che non venga mai la sera…
Sedia sfasciata, sedia usata, sedia di quell’odore… fa sempre “casa”…
La sedia dell’ amore, consacrato in un anello,
Sedia di sesso, sedia di ossesso, sedia di parto e di vita nuova, sedia che senza te è troppo vuota questa stanza…
Sedia di noi… sedia di confido nel domani, perché è nel mio domani che quella sedia la vedo occupata solo di te.

(Ad Ale….)

[tiZ, tiZ On the trAin, 6/12/2017]

[Ecco. Questa è tiZ. Non servono parole, né per presentarla, né per descriverla o commentarla. Sarebbero inutili. Disturberebbero il suono, il sapore, toglierebbero il ritmo che accompagna i suoi versi. Perché nelle sue di parole c’è tutto. C’è una vita di donna, di mamma, di figlia, di bambina… C’è Napoli e Napucalisse… La litania, la commozione, il pianto, il grido… C’è la rincorsa di un treno che qualche volta non arriva, o comunque bisogna saper aspettare, saper incontrare… C’è l’universo di una carrozza, l’umano bestiario, l’umana enciclopedia. La quotidiana battaglia, la quotidiana lezione. Ci sono i simboli e la mitologia di un’esistenza “amplificata” in una “città-teatro” e in un mondo che a volte sembrano fuori da ogni immaginario e dal tempo. Nelle parole di tiZ c’è una saggezza guadagnata a caro prezzo, sudata sulla pelle. Ma soprattutto c’è lei, tiZ, con tutto il suo calore, il suo colore, il suo cuore; il sorriso e la fiducia inesausti con i quali sa affrontare, erodere, scalzare anche i passaggi più faticosi e tristi.

Grazie.

Sedia (by tiZ)

“Sedia”, foto di tiZ. 

Il nostro diario:

La sedia (9. comelapolvere)
La sedia (8. pozioni di parole)
La sedia (7. massimolegnani)
La sedia (6. bludinotte)
La sedia (5. fiochelucilontane)
La sedia (4. tramedipensieri)
La sedia (3. melogrande)
La sedia (2. lapoetessarossa)
La sedia (1)

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La sedia (9. comelapolvere)

… resto qua.

In un angolo.

A chiedere se è solo questo il mio ruolo: fare da gradino per arrivare più in alto, sorreggere culi pronti al cibo.

Una maglioncino avvolge il mio schienale, solo per metà. Scivola di lato. Ho spalle troppo strette per sostenerlo.

Panni usati ai miei piedi. Silenzio intorno.

A volte sono scaldata da coperte appena lavate, profumano di lavanda e vaniglia. Ma restano il poco che serve per essere sistemate in altre stanze, più adatte. Luoghi di calore e sogni, di carezze e compagnia.

E io resto qui.

A ricordare l’unica volta che ho fatto da altare ad un amore improvviso, dirompente, semplice e spudorato, dolce e passionale. Tengo stretta la sensazione delle mie gambe che tremano e gioiscono sotto il peso di quell’improvviso uragano, passato per questa stanza a luce spenta. Lo so io cosa è successo. Nessun’altro.

E resto qua, con quel ricordo impresso nel legno dello schienale ad aspettare che ci sia una cena e sperare che sia almeno un millesimo dolce e profumato come quell’istante.

[Tati, comelapolvere, 24/10/2017]

[Con la sua consueta leggerezza Tati – che sa anche graffiare quando deve o vuole, e ci riesce eccome, ma per farlo usa sempre la piuma – dà voce alla sedia. Al legno, alla corda, allo scricchiolio. Guarda dal basso verso l’alto la sua sedia. E’ umile, ma non è povera, anche se potrebbe sembrarlo. Invece è ricca, di ricordi, di momenti di festa, d’allegria e condivisione… Ma di uno in particolare, irripetibile, sa di essere l’unica depositaria. Perché tante cose, anche molto importanti, le persone tendono a dimenticarle, ma basta un semplice segno, un’immagine messa fuoco e impressa nella memoria, a testimoniare che sono realmente accadute.

“Prima di seguirla in salotto, guardai ancora la sedia, piantata in mezzo alla stanza, spoglia, libera. Intorno a lei, ammucchiati nel buio, c’erano scatole, cumuli di biancheria e lenzuola, giocattoli. Chiusi la porta. No, ripetei, non avevamo giocato.”

“Una sedia, tanti ricordi”, foto di Tati. 

Grazie di cuore, Tati!!

Il nostro album di fotografie:

La sedia (8. pozioni di parole)
La sedia (7. massimolegnani)
La sedia (6. bludinotte)
La sedia (5. fiochelucilontane)
La sedia (4. tramedipensieri)
La sedia (3. melogrande)
La sedia (2. lapoetessarossa)
La sedia (1)

Se qualcun altro volesse arricchire la nostra collezione…: paolo.beretta.email@gmail.com]

La sedia (5. fiochelucilontane)

Un umile oggetto per noi si è fatto radice
trasformandoci in rami contorti l’uno attorno all’altro,
ulivi abbarbicati,
rami sudati, perle come foglie
fiato come linfa,
incastro più che perfetto

– più ancora che le tarsie della seduta
o le spinature delle gambe – tu

riempivi le cavità dell’anima
e quelle di un corpo di fame,
nutrivi il silenzio mutandolo
da astrazione a carne,
da desiderio a fatto.

E l’oggetto abituale
il mobile del transito e del nulla,
– l’inutile seduta da lavanderia –
ha assunto la proprietà di luogo,
di avvenimento, di signifcanza
diventando, per sempre,
colore del sangue.

[Luci, fiochelucilontane, 16/10/2017]

[Ricordo bene la volta che lessi il primo scritto di “Luci”. Non potei trattenermi dall’andare avanti a sfogliare le pagine del suo blog e dire ‘che bello, che bello…, non potevi dirlo meglio’, e farmi portare dalla sua prosa intensa, densa, profumata, fatta di avvolgenti, inebrianti descrizioni sensoriali. Ricordo che il pensiero che la mia prosa scarna, a volte ruvida venisse letta da lei mi riempì d’orgoglio.
Il fatto è che Luci si nutre di poesia, di quella che muove i sensi, scuote, desta. Luci scrive poesia. E la grazia della sua scrittura nulla toglie all’impeto e al trasporto, alla carnalità che l’hanno originata.

Grazie del tuo regalo, quindi, Luci. Apprezzatissimo. Che ci riporta a sentire il sangue, il desiderio, il sentimento che, nell’attimo felice in cui “siamo”, percorrono ogni singola fibra, ogni singola venatura di quella… sedia.

La sedia è poesia, è racconto, ma come giustamente ha sottolineato Marta, La sedia può essere anche immagine, teatro, musica, canzone… e molto altro ancora. Sbizzarriamoci come vogliamo, se vogliamo. Nella massima libertà e individualità.

Le sedie che sono onorato di ospitare nel mio umile soggiorno:
La sedia (4)
La sedia (3)
La sedia (2)
La sedia (1)

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La sedia (4. tramedipensieri)

Ci fu una sedia
e dei ragazzi aggrovigliati
sopra
giovani
con in mano
bicchieri pieni di
luna e stelle

Ci fu una sedia
nel silenzio
pieno
di sentimento
di nude parole
di pose sciolte
_sedute_
sopra
il fluire delle ore

C’è ancora
nei cerchi concentrici
del paradiso
una sedia

[Marta, tramedipensieri, 12/10/2017]

[Grazie Marta, per averci portati in una sfera evocativa, piena di sentimento, di “sentire”… Un abbraccio.

Altre sedie: La sedia (3)La sedia (2), La sedia (1).

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Onde

Onde

(come amici d’infanzia)

Onde anomale, feroci
attraversano il mio cuore
e si riversano nella mia anima
preda
di un umore incostante.

Penso al mio scrivere.
Lettera infinita
ad un solo corrispondente.

Ti prego
sii sempre per me
come l’amico d’infanzia.

[I.P., 12/9/2017]

ivanna onda

(I.P., onde)

Capo Bianco

Capo Bianco

Acqua fragile, leggera
una risata sovrasta la risacca.
Eco gioiosa dell’infanzia
giocata, scagliata a ciottoli bianchi.
E’ aperto il libro svogliato
e vana freme la pagina
mentre rivedo e rincorro
quel flutto salato.
Fastidiosi granelli, abbarbicati alle braccia
fanno disegno: un contorno.
Dal cielo, l’accento di un’ombra
cade sulla riva.
Il tramonto scolora e lascia
sulla sua corsa, una perla
in tutto simile alla mia nostalgia.

[I.P., 9/9/2017]

 

 

ivanna a Capo Bianco

(I.P., le onde fragili e i sassolini bianchi)

Scrivimi

Scrivimi

(complemento oggetto)

Mi hai scritto.

E io mi leggo
attraverso le tue parole.
Esattamente come sono, sono stata, avrei voluto essere.

Questo processo
che è molto più di una identificazione,
ha qualcosa di epidermico.
Lascia il segno.

E’ una calligrafia.
E mentre ti-mi leggo, percepisco il fluire del corsivo,
la pressione del tratto,
la rapidità che non conosce incertezze.

E’ una violazione.

Dolcissima.

[S.G., 4/9/2017]