Amicizia

 

btr

 

La brezza di un ricordo

di sospiri e mani.

La delicatezza del silenzio.

La quiete del fiume pacifico che scorre

acqua ferma che sempre corre e accompagna.

Il vento invisibile

calmo e poi agitato

presenza fissa si palesa

appena gli occhi lo cercano.

 

[19/1/2020, Prezioso omaggio di una persona cara]

caro corpo

 

caro corpo

 

un giorno mi aspettasti invano

poi capii che non venni.

a quell’appuntamento

ero mancata a me stessa.

caro corpo.

ma quanto puoi dire in mia assenza.

lo puoi fare sempre, indipendentemente

da me.

cara esperienza,

cara possibilità.

[I.P., 11/1/2020]

 

I.P.

 

foglie rosse

btr

 

ce lo saremo chiesti
allora
come sarà tra vent’anni
le fronti premute
sul vetro freddo del tempo,
emotività di una canzone
sconosciuta
angeli con occhi di fuoco.

ce lo saremo chiesti
che sarà di noi,
foglie rosse
sangue carsico
novembre di commemorazioni.

se guardo indietro lo rivedo
quel sedile di speranze
e la mia ingenuità
che non sa dargli un nome.

ma tu, oggi, cosa vedi?

[P.B., 24/11/2019]

effimere verità

Effimere verità

fra amici al commiato
ci si carezza il culo.
un ultimo sorso
alla memoria
scartando quelli più amari
gli iesimi inciampi
degli anta inoltrati.
la camminata sghemba
scarpe bucate, piedi bagnati
si declamano effimere verità
agli uccelli notturni
privilegiati uditori
di sentenze, assoluzioni
oliate teorie altisonanti
di cui domani non si saprà nulla.

[P.B., 10/10/2019]

Torbe

btr

Ecco, arriva la fine
di un’altra estate.
S’intuiscono le prime brume
le foglie, i profumi.
E tornano gli antichi riti
le amate carezze
crepitanti e fragili.
È di nuovo casa.
Affondano le terminazioni
nel sostrato di torbe
che ancora una volta
ci ha tenuti in vita.

[P.B., 15/9/2019]

Un’apologia

(… ma anche no)

Stamattina ho ricevuto queste righe da Silvia, lapoetessarossa.
Si riferiscono alla sua poesia pubblicata ieri qui sul “cielo vispo”:
per un mattino nella luce di inverno.
Le riporto qui.

Caro Paolo, cari lettori, vi devo delle scuse. Non posso dire di essere stata originale nei miei versi perché c’è qualcuno che, molto prima di me, li ha già scritti. Li avevo imparati a memoria, invero, credo, non tanto tempo fa. Perché mi piacevano, perché è un esercizio che faccio per tenerla allenata. Poi dimentico. Domenica mattina mi sono svegliata con delle parole in testa e i versi son venuti fuori facile. Li ho mandati a Paolo. Ieri insieme abbiamo trovato un titolo, che è un omaggio a una poesia di Prévert (un altro che dell’ amore ha scritto capolavori), e qui ci siamo dimenticati di dirlo [ho posto rimedio – ndr].

Ieri sera stavo stirando, proprio così, e quando stiro la mente vaga, oppure si concentra su qualcosa, un tormento per esempio, quello che avevo addosso e non ne trovavo la genesi. Mi è tornata in mente tutta insieme. Potete leggerla qui sotto.

FUGA

Non altro che questo era il nostro amore
fuggiva, tornava e ci portava
una palpebra china assai distante
un sorriso pietrificato, perso
nell’erba mattutina
una conchiglia strana che l’anima
tentava con insistenza di spiegare.

Non altro che questo era il nostro amore
frugava piano tra le cose intorno a noi
per spiegare perché ci rifiutiamo di morire
tanto appassionatamente.

E se ci reggemmo a lombi, se abbracciammo
altre nuche con tutta la nostra forza,
e confondemmo il respiro
al respiro di quella persona
se chiudemmo gli occhi, non era altro
che questo profondo desiderio di sorreggerci
nella fuga.

[Ghiorgos Seferis]

So che succede di adattare il proprio stile quando si legge tanto un autore, quando il suo sentire si appiccica addosso, quando piace. Qui sono andata un po’ troppo oltre, ma l’ho fatto inconsapevolmente.

Vi chiedo scusa. A tutti voi. Al poeta che l’ha scritta.

Silvia.

Non so. Non sono così d’accordo con lei. Ma ci tenevo a pubblicare la sua lettera. E’ interessante, trovo, questa cosa di essere filtri, depositari, distillatori di ciò che leggiamo. Tanto da esserne interpreti inconsapevoli (e ispirati, direi). Non so definire una linea di demarcazione netta fra una cosa, il leggere, che equivale a contaminarsi, farsi attraversare (se la materia è buona), e il comporre. L’originalità. Cos’è, come si misura? A me la poesia di Silvia piace moltissimo. Per me è sua, non un plagio inconsulto.
Voi che ne pensate?
P.

P.S.
A questo punto, però, scomoderei per intero anche il succitato Prévert, i cui versi rileggo sempre con grande piacere.

IL GIARDINO

Mille anni e poi mille
Non possono bastare
Per dire
La microeternità
Di quando m’hai baciato
Di quando t’ho baciata
Un mattino nella luce dell’inverno
Al Parc Montsouris a Parigi
A Parigi
Sulla terra
Sulla terra che è un astro.

[Jacques Prévert]

Le Jardin

Foto – Silvia Giusti