La sedia (5)

Un umile oggetto per noi si è fatto radice
trasformandoci in rami contorti l’uno attorno all’altro,
ulivi abbarbicati,
rami sudati, perle come foglie
fiato come linfa,
incastro più che perfetto

– più ancora che le tarsie della seduta
o le spinature delle gambe – tu

riempivi le cavità dell’anima
e quelle di un corpo di fame,
nutrivi il silenzio mutandolo
da astrazione a carne,
da desiderio a fatto.

E l’oggetto abituale
il mobile del transito e del nulla,
– l’inutile seduta da lavanderia –
ha assunto la proprietà di luogo,
di avvenimento, di signifcanza
diventando, per sempre,
colore del sangue.

[Luci, fiochelucilontane, 16/10/2017]

[Ricordo bene la volta che lessi il primo scritto di “Luci”. Non potei trattenermi dall’andare avanti a sfogliare le pagine del suo blog e dire ‘che bello, che bello…, non potevi dirlo meglio’, e farmi trasportare dalla sua prosa intensa, densa, profumata, fatta di avvolgenti, inebrianti descrizioni sensoriali. Ricordo che il pensiero che la mia prosa scarna, a volte ruvida venisse letta da lei mi riempì d’orgoglio.
Il fatto è che Luci si nutre di poesia, di quella che muove i sensi, scuote, desta. Luci scrive poesia. E la grazia della sua scrittura nulla toglie all’impeto e al trasporto, alla carnalità che l’hanno originata.

Grazie del tuo regalo, quindi, Luci. Apprezzatissimo. Che ci riporta a sentire il sangue, il desiderio, il sentimento che, nell’attimo felice in cui “siamo”, percorrono ogni singola fibra, ogni singola venatura di quella… sedia.

La sedia è poesia, è racconto, ma come giustamente ha sottolineato Marta, La sedia può essere anche immagine, teatro, musica, canzone… e molto altro ancora. Sbizzarriamoci come vogliamo, se vogliamo. Nella massima libertà e individualità.

Le sedie che sono onorato di ospitare nel mio umile soggiorno:
La sedia (4)
La sedia (3)
La sedia (2)
La sedia (1).

Se qualcun altro volesse “accomodarsi”, può farlo nei commenti o scrivendomi qui: paolo.beretta.email@gmail.com]

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La sedia (4)

Ci fu una sedia
e dei ragazzi aggrovigliati
sopra
giovani
con in mano
bicchieri pieni di
luna e stelle

Ci fu una sedia
nel silenzio
pieno
di sentimento
di nude parole
di pose sciolte
_sedute_
sopra
il fluire delle ore

C’è ancora
nei cerchi concentrici
del paradiso
una sedia

[Marta, tramedipensieri, 12/10/2017]

[Grazie Marta, per averci portati in una sfera evocativa, piena di sentimento, di “sentire”… Un abbraccio.

Altre sedie: La sedia (3)La sedia (2), La sedia (1).

Se qualcun altro volesse “accomodarsi”, può farlo nei commenti o qui: paolo.beretta.email@gmail.com]

Onde

Onde

(come amici d’infanzia)

Onde anomale, feroci
attraversano il mio cuore
e si riversano nella mia anima
preda
di un umore incostante.

Penso al mio scrivere.
Lettera infinita
ad un solo corrispondente.

Ti prego
sii sempre per me
come l’amico d’infanzia.

[I.P., 12/9/2017]

ivanna onda

(I.P., onde)

Capo Bianco

Capo Bianco

Acqua fragile, leggera
una risata sovrasta la risacca.
Eco gioiosa dell’infanzia
giocata, scagliata a ciottoli bianchi.
E’ aperto il libro svogliato
e vana freme la pagina
mentre rivedo e rincorro
quel flutto salato.
Fastidiosi granelli, abbarbicati alle braccia
fanno disegno: un contorno.
Dal cielo, l’accento di un’ombra
cade sulla riva.
Il tramonto scolora e lascia
sulla sua corsa, una perla
in tutto simile alla mia nostalgia.

[I.P., 9/9/2017]

 

 

ivanna a Capo Bianco

(I.P., le onde fragili e i sassolini bianchi)

Scrivimi

Scrivimi

(complemento oggetto)

Mi hai scritto.

E io mi leggo
attraverso le tue parole.
Esattamente come sono, sono stata, avrei voluto essere.

Questo processo
che è molto più di una identificazione,
ha qualcosa di epidermico.
Lascia il segno.

E’ una calligrafia.
E mentre ti-mi leggo, percepisco il fluire del corsivo,
la pressione del tratto,
la rapidità che non conosce incertezze.

E’ una violazione.

Dolcissima.

[S.G., 4/9/2017]

ὕλη

ὕλη

il bosco ha foglie secche
di cento anni
la terra morbida profuma
di funghi e pioggia di ieri

il cielo è l’azzurro
spaccato dai contorni dei rami
il corpo sulla terra
una lumaca sulla foglia

dentro riposa una specie di amore
e qualche ortica
come la vita
che ha nelle screpolature di oggi
l’imperfezione viva
dei sogni avverati

[S.G., 9/8/2017]

Quelli che scrivono

Quelli che scrivono

Quelli che scrivono anche a occhi chiusi.

Quelli che quando si sentono vivi la prima cosa è trovare parole nuove per raccontare.

Quelli che scrivono quando sono disperati, distillando le parole con l’alambicco del dolore.

Quelli che scrivono le nostalgie come se stessero facendo l’amore.

Quelli che quando non scrivono non è perché basta fare piovere parole per raccontare la pioggia.

Quelli che scrivono sono un po’ come i ragazzi che si amano, non ci sono per nessuno.

Quelli che scrivono, quando si scrivono, vivono le pagine non scritte dei libri.

Sono tutto quello che succede dopo l’ultima pagina.

[S.G., “La poetessa rossa”, http://www.lapoetessarossa.it]

Mi piace avere un blog. Una pagina di quaderno che può essere letta. Un po’ in brutta, un po’ in bella. Una bella goffa e timida che, per quanto, esce comunque di casa. Mi piace pensare che qualcuno possa apprezzare ciò che scrivo, come lo scrivo. Scrivo anche per questo, ovvio. Ma non solo per questo. E comunque non a caso.
A volte ho proprio voglia di raccontare. A volte non riesco a trattenere. Altre non ho parole. E allora aspetto. Di solito leggo. Mi piace leggere le pagine degli altri. Gustarne l’arte e l’inventiva. E quando leggo scopro, imparo, mi meraviglio, invidio. E poi di più: bramo, attendo. Attendo ancora, sì, ma in un modo diverso.
Ma c’è dell’altro. Leggendo, io conosco. E ciò che più amo è l’incontro. Perché siamo persone, prima delle parole. Siamo, anche nelle nostre parole. Ed è questo che finisce sulla pagina. Questo quello che trovo.
Ogni volta un ritratto diverso. Per gioco, per impulso, per necessità. A volte siamo allo specchio. Nudi o in comodi vestiti, i nostri preferiti. Oppure prestati e pure stretti.
“Sono io” – diciamo. Non so se sia proprio così, il fatto è che ci proviamo.
Ci sono volte, invece, che ci riconosci appena, solo dagli occhi, da un gesto della mano. Allora è tutto più confuso, complicato. Lo è dall’inizio, da quando hai deciso di scriverlo. Non sai più nemmeno perché l’hai fatto, ma alla fine l’hai fatto, e basta. Doveva andare così.
Capirai forse un giorno, quando qualcuno ti leggerà. Quando qualcuno lo farà veramente. E capita. E quando capita, non ti senti più solo.

Ecco. Volevo scrivere qualche parola per introdurre e commentare i bellissimi versi di Silvia e… è uscito questo. Non c’entra forse molto. O forse sì. Volevo solo dire che Silvia mi legge. Ed io leggo lei. E quando questa “corrispondenza” avviene è qualcosa di incredibilmente bello. Incontro, scambio. Ritrovamento, scoperta. Emozione, respiro, rinascita. Qualcosa di profondamente umano. E’ sentirsi vivi. In contatto. Sentirsi ancora capaci di un contatto.
Sì, è bello ritrovarsi nelle parole di Omero, di Marai, di Montale e Pirandello (…). E’ bello farsi guidare. E’ bello capire. E’ bello avere un ideale. Qualcosa che non si possa incrinare. Già. Ma quando scopri che di là dal vetro c’è qualcuno in carne e ossa che ti ascolta, perché ti sa leggere, perché ti sa vedere. Qualcuno che ti parla, perché sa trovare le parole giuste per te, che sono le tue, e pure le sue. Allora il calore è un altro. Allora il cuore batte ancora più forte. La tua pelle cambia colore. Ti senti vivo. Vivo fra i vivi. E riprendi a sognare.