Dolcezze

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Mi è stato fatto notare, a ragione, che il mio filtro da lettore, che definirei amaro, non è stato del tutto (affatto) equo nella selezione di poesie del collega e amico Stefano, pubblicate qui.

Colgo allora l’occasione della pubblicazione di una delle citate poesie nella rassegna domenicale di Flavio Almerighi (gioielli rubati) per… aggiungere un po’ di zucchero alla precedente proposta.

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Cuore

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Ti desidero…

E non capisco…

Non sono le tue forti gambe,

e neppure le tue dita eleganti.

Non sono i tuoi lisci capelli,

e neppure i tuoi occhi castani.

Non è il tuo splendido decolté,

e neppure il tuo sedere rotondo.

Non è la tua schiena dritta,

e neppure il tuo esile seno.

E’ quel tuo sorriso storto che mi fotte,

e rende stupenda ogni parte di te.

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Pericolo

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Ti ho notata.

Ti ho salutata.

Semplicemente.

Poi una tua richiesta.

Banale.

Poi una coincidenza voluta,

un’occasione al coraggio.

Poi una distesa di parole dette,

tanto che il tempo non è più esistito.

Poi una smisurata quantità di parole scritte.

Futili.

Poi quella tua frase,

da cui tutto ha avuto inizio.

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Gioielli

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Parole.

Un sacco di parole.

Per celare la mia vera intenzione.

Poi rapido.

Furtivo.

Un bacio.

Poi, ad occhi chiusi,

l’attesa interminabile

di un tuo enorme schiaffo.

Poi le labbra.

Le tue.

Prima delicate.

Poi decise.

Sono in paradiso.

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Cigni

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Arroccati

dentro i nostri timori,

immobili,

attendiamo il coraggio altrui.

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Trappola di cristallo

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Sospeso,

come adescamento

di singolare eleganza,

di pregiata fattura.

Surclassato,

da ciò che lo attornia

di introvabile dolcezza,

di irripetibile creazione.

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[Stefano Fustinoni]

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Fotografie: Silvia Tironi (titoli miei)