The Hounds of Winter

The Hounds of Winter

Mercury falling
I rise from my bed,
Collect my thoughts together
I have to hold my head
It seems that she’s gone
And somehow I am pinned by
The Hounds of Winter
Howling in the wind
I walk through the day
My coat around my ears
I look for my companion
I have to dry my tears
It seems that she’s gone
Leaving me too soon
I’m as dark as December
I’m as cold as the Man in the Moon

I still see her face
As beautiful as day
It’s easy to remember
Remember my love that way
All I hear is that lonesome sound
The Hounds of Winter
They follow me down

I can’t make up the fire
The way that she could
I spend all my days
In the search for dry wood
Board all the windows and close the front door
I can’t believe she won’t be here anymore

I still see her face
As beautiful as day
It’s easy to remember
Remember my love that way
All I hear is that lonesome sound
The Hounds of Winter
They follow me down

A season for joy
A season for sorrow
Where she’s gone
I will surely, surely follow
She brightened my day
She warmed the coldest night
The Hounds of Winter
They got me in their sights

I still see her face
As beautiful as day
It’s easy to remember
Remember my love that way
All I hear is that lonesome sound
The Hounds of Winter
They harry me down

 

[“The Hounds of Winter“, Sting, dall’album “If on a Winter’s Night”, 2009]

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inverno

ti sottrai invano
ai refoli taglienti
quotidiane dosi d’umana indifferenza.
sei strumento che vibra
e freme
fra dita sagge e crudeli.
anima morente
affronti il tuo viaggio.
traverserai luoghi colmi d’assenza
finché, inattesa
una carezza
libererà di nuovo il pianto.

certezze

poche sono le vere certezze
il distributore automatico di sigarette
ad esempio, è una di quelle.
o il supermercato
gli scaffali pieni di roba
la gente che ti ronza intorno.
lo è un piatto caldo da tua madre
– santa donna.
il traffico
le donne attraenti
il desiderio
il baccano
la solitudine.

poi può accadere che tu e lei vi amiate
che decidiate di metter su casa
cucina, letto, scrivania
tende alle finestre
e libri sugli scaffali.
finché un giorno, però
– non saprai mai perché
andrà tutto a puttane.
allora, puoi star certo
riprenderai a fumare
a detestare il chiasso e la folla
tornerai a bere birra
e a pisciare in piedi.

La morte dell’anima

Ed ecco che il sipario delle abitudini, il confortevole tessuto dei gesti e delle parole in cui il cuore si assopisce, si alza lentamente e scopre finalmente la faccia livida dell’inquietudine.
L’uomo è di fronte a se stesso: lo sfido ad essere felice…
Eppure in questo il viaggio lo illumina.
Si fa un grande disaccordo tra lui e la casa.
In questo cuore meno solido, entra più facilmente la musica del mondo.
In questa grande mancanza, il più piccolo albero isolato diventa la più tenera e la più fragile delle immagini.
(…)
E poi, alla fine del giorno, questa stanza d’albergo dove qualcosa si scava di nuovo in me come una fame dell’anima.

[A. Camus, “Il rovescio e il diritto”, “La morte dell’anima”]