H

sono fortunato, la vita
poteva togliermi altro
invece, ha colpito di sbieco
mi ha appena sfiorato
un piccolo sgarbo
e un sentire scaleno.

eppure, non la sopporto
la gente che ride
di te, di una tua sfiga
che, se non ridesse
non lo sarebbe neanche
una sfiga.

prendi ieri, al bar
c’era rumore
io intento a parlare
occhi attenti, specchi sinceri
mi stavano ad ascoltare.
poi lei passa e mi chiede – caffè?
io non la sento, ma vedo
la gente di fronte.
perché ridete? – domando.

si sa, io rido sempre
ma così non mi piace.
e allora sbotto, esplodo
dalla mia umile quiete
una bestia feroce
per un nonnulla, sia chiaro
ma sono ormai quarant’anni
che dura, questo stupido gioco.

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