Fine estate

Un giorno una ragazza indossò un vestito bianco
e poi si innamorò di me.
Era molto infelice per questo e non mi è riuscito di consolarla,
che è sempre una cosa difficile.

Un altro giorno, dopo un breve riposino pomeridiano,
aprii gli occhi non ancora del tutto sicuro della mia vita
sentii mia madre che con tono naturale domandava: “Cosa fate?”
Una donna dal giardino rispose: “Faccio merenda nel verde”.
Mi stupii della saldezza con cui gli uomini sanno sopportare la vita.

Un altro giorno mi rallegrai con un dolore inquieto
dell’eccitazione di un giorno che era nuvoloso.

Poi ci fu una settimana confusa,
o due, o ancora di più.
Poi mi innamorai di una donna.
Poi una volta si ballò all’osteria ed io non ci andai.
Poi fui malinconico e molto stupido,
così che inciampai sui sentieri di campagna
che qui sono parecchio ripidi.

Poi una volta lessi questo passo dei diari di Byron: “Da una settimana non esco di casa.
Da tre giorni faccio boxe con il mio maestro di scherma
per quattro ore al giorno, nella biblioteca, con le finestre aperte
per portare pace al mio spirito.”

E poi,
e poi l’estate è giunta al termine
e io trovo che si stia facendo fresco,
che sia tempo di rispondere alle lettere estive,
che la mia penna sia scivolata un poco,
e che, perciò, potrei deporla.

.

[liberamente tratto e rielaborato da una lettera di Franz Kafka a Max Brod, Praga 28/08/1904]

Ancora sto qui

Un estratto – con qualche a capo in più – dei Diari di Kafka.

Mi ha colpito molto.

Il sogno, la sensualità, la caduta. Verticale, senza fine.

La modernità di scritti come questo.

Ancora sto qui

nella mia sofferenza

ma già mi viene incontro dietro a me la mostruosa macchina dei miei piani;

la prima piccola piattaforma scivola sotto i miei piedi

ragazze nude

come nei carri di carnevale di terre migliori

mi portano all’indietro su per i gradini

io fluttuo sospeso

visto che le ragazze fanno lo stesso

e sollevo la mano

e ordino la pace.

Cespugli di rose mi stanno accanto

bruciano fiamme di incenso

vengono abbassate corone di alloro

si spargono fiori davanti e sopra di me

due trombettieri, come fossero formati di pietra squadrata

suonano fanfare

piccola gente corre intorno in massa ordinata dietro ai capi

i posti liberi, vuoti, bianchi, tagliati dritti

diventano oscuri, mossi e sovraffollati;

sento i limiti degli sforzi umani e faccio

dalla mia altezza

con sforzo e abilità piombatami improvvisamente addosso

il pezzo di bravura di un uomo serpente ammirato molti anni fa…

E già cinquanta code di diavolo mi spazzano il viso

il terreno diventa molle

affondo con un piede

poi con l’altro

le grida delle ragazze mi inseguono fino in fondo

in cui sprofondo verticalmente

in un pozzo che ha il diametro del mio corpo

ma una profondità senza fine.

[liberamente tratto e rielaborato dai Diari 1910-1923 di Franz Kafka]

Supplica a mia madre

P.P. Pasolini e la madre

pierpaolopasolini.it

 

Tu sei la sola al mondo che sa del mio cuore ciò che è stato sempre, prima di ogni altro amore. Per questo devo dirti ciò che è orrendo conoscere: è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita che mi hai data. E non voglio essere solo. Ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù.

[Pier Paolo Pasolini]