L’ultima

Un piccolo racconto in chiusura d’anno.
Buone festività e buon 2020 a tutti!

btrmdn

Nevicava dal primo pomeriggio. Un acquietante biancore rivestiva ogni cosa, anche le campane di vetro dei lampioncini sulla scalinata d’accesso allo chalet. La loro luminosità attutita rimandava a una resa che Edward non voleva accettare.

Natalie sarebbe arrivata a minuti. Per l’ultima volta. Ma lui volle convincersi che non fosse così. Accese il fuoco nel camino della biblioteca e cercò di fare in modo che quel luogo fosse caldo e ospitale. Come se questo potesse servire a trattenerla o a rimandare una fine certa; come se bastasse a lenire il dolore.

Si accese una sigaretta fissando la fiamma lambire i fianchi dei ciocchi di legno, ascoltando il confortante crepitio del letto di rametti su cui li aveva posati, affascinato dall’eterno prodigio del fuoco.

Si avvicinò alla finestra e guardò fuori in cerca di un segno. In quel momento i fari di una macchina solcavano il bosco in lontananza. Dal punto in cui si trovavano, si poteva pensare che fossero diretti lì.
Immaginò Natalie immersa nell’immobilità della foresta, larici e abeti protesi verso di lei dal ciglio della strada, i rami come braccia in cerca d’aiuto. Lei alla guida, unico orizzonte visivo il tunnel scavato nel buio dai fari della sua auto, come una minatrice notturna in una cava di neve.
Si chiese se la strada fosse ancora agibile, ancora per quanto. Sperò che Natalie non avesse desistito.

Non era sicuro di poter vivere senza di lei, non era sicuro di poter stare da solo. Non in questo momento.
Erano successe troppe cose, troppo velocemente; la sua vita aveva cambiato bruscamente rotta. La reazione violenta, l’odio, l’isolamento suscitato dalle sue azioni e dalle sue scelte l’avevano spiazzato.
Natalie era un appiglio, un’ancora di salvezza sul vuoto che aveva scavato intorno a sé. Ne era perfettamente consapevole, era abbastanza lucido da capirlo. Non avrebbe voluto ammetterlo, ma aveva un disperato bisogno di lei.

Il tepore del camino riempiva gradualmente la stanza, Edward si versò un bicchiere di whisky e tornò alla finestra. Con un po’ d’apprensione notò che nevicava ancora più copiosamente. Il bosco era ormai un unico ammasso scuro nel buio, simile al dorso di un orso; il profilo degli alberi e di ogni cosa era smussato, la danza lenta di grossi fiocchi che planavano indisturbati a terra offuscava la vista inspessendo un soffice manto.

– Ti devo parlare, – aveva detto Natalie al telefono.
Non c’era stato bisogno di aggiungere altro. Certe cose vanno dette e fatte di persona, a quattr’occhi, e lei – bisognava darle atto – stava per farlo, era questione di minuti ormai.
Cosa le avrebbe detto? si chiese Edward. Come avrebbe potuto convincerla a rimanere nella sua vita? Ma in fondo sapeva benissimo che non glielo avrebbe chiesto, non era mai stato capace di fare una cosa del genere, pretendere che una persona andasse contro il proprio istinto, la propria volontà, per compiacere il suo desiderio.

La suoneria del cellulare lo fece sussultare.
Lo guardò lampeggiare sul tavolo come un oggetto sconosciuto che lo collegava a una realtà dalla quale, nel silenzioso rifugio in cui si era ritirato da giorni, credeva di essersi affrancato.
– Sono arrivata, disse una voce di donna. – Ci metterò ancora qualche minuto. C’è troppa neve, devo lasciare l’auto all’inizio della salita.

Edward s’affrettò all’ingresso, recuperò un paio di ombrelli, infilò una pesante giacca imbottita e le andò incontro con la stessa emozione della prima volta.
Erano accadute molte cose da quando lui e Natalie si erano baciati nella sala d’aspetto vuota di un ambulatorio. All’epoca lui aveva una famiglia, non si era ancora rintanato fra le montagne, fuori dal mondo, per un tempo che non avrebbe saputo definire.

La raggiunse in fondo al viale d’accesso e spinse faticosamente il cancello accatastando un mucchio di neve sul bordo. Rifecero all’indietro i suoi passi immergendo i piedi fino alle caviglie nelle sue stesse impronte.
– Vieni di sopra, – disse. – Ho acceso il fuoco nel caminetto della biblioteca, così ti potrai scaldare un po’.
– Ti verso uno scotch, – disse introducendola nell’avvolgente tepore della stanza.
– No, grazie, – replicò Natalie. – Magari un tè.

Edward la fece accomodare e le porse uno scialle. Lei lo lasciò cadere su una poltrona e si accucciò davanti al fuoco. Lui rimase in piedi senza sapere cosa dire. Era bellissima. I lunghi capelli neri sciolti le cadevano sulle spalle coperte da un pullover di cashmere, il viso arrossato dal freddo e i grandi occhi chiari, illuminati dalla luce del camino, le conferivano un’aria vivida, eccitata, quasi febbricitante. E in effetti era così: Natalie non vedeva l’ora di dire quello che aveva da dire, di fare chiarezza una volta per tutte.
Edward si avvicinò e scosse la legna ravvivando la fiamma.
Da lì poteva sentire il suo profumo, il suo respiro, la sua inquietudine.

– Le cose ci sono sfuggite di mano, – le udì dire. – E’ accaduto tutto troppo in fretta. Io non ero consapevole, Edward, non… Non era quello di cui avevo bisogno, non adesso, in questo momento della mia vita, – alzò lo sguardo su di lui. – Ho bisogno della mia libertà, Edward, ora più che mai.
Le sue parole suonarono come una sentenza, scavarono una fossa, sul ciglio della quale Edward poggiava i piedi. Non era sorpreso, si aspettava esattamente ciò che stava accedendo, ciononostante non era preparato.

Emise un lungo respiro calmo. Si lasciò cadere su una poltrona come un sacco vuoto. Sentiva di non avere più forze. Con la mente ripercorse ciò che era successo negli ultimi mesi. Il tradimento, la separazione da sua moglie, l’estromissione dalla clinica del padre, l’uscita di casa, il volta faccia di quelli che, oltre che dei validi colleghi, aveva sempre considerato degli amici. Il giudizio, la sfiducia… Ma anche l’idea di ricominciare da capo, la speranza di un’alba nuova, di una nuova era. Natalie. Era lei il sole che sorgendo avrebbe dato luce alla sua nuova vita.
Ma Natalie se ne stava andando, e con lei l’illusione di essere padrone del proprio destino, di poter essere un uomo diverso, di poter amare davvero, incondizionatamente.

– Mi sento vecchio, – disse con un filo di voce.
Poi sorrise di ciò che aveva appena detto.
Anche Natalie.
– Hai perfettamente ragione, – continuò. – Chi sono io per chiederti questo?
Mentre parlava sentiva di non essere più fra le pareti lignee di un elegante chalet di montagna, né seduto davanti al fuoco di un camino, ma su una spiaggia bianca deserta, mentre cammina avvolto dal rumore del vento e, più distante, quello dell’oceano; sullo sfondo lo scafo scrostato della barca di un pescatore e le onde increspate di un mare senza contorno.

Quando incrociò di nuovo lo sguardo di Natalie, si accorse che stava piangendo. I suoi occhi erano umidi, il viso calmo, lievemente contratto.
Avrebbe potuto essere un pianto di rabbia, ma non si trattava di questo. E nemmeno di compassione. Per lui Natalie provava sentimenti sinceri, ma non poteva assumersene la responsabilità. Un uomo che ribalta la propria vita per te, anche se cerca in tutti i modi di sollevarti dal peso, ti travolge.

– Non durerebbe, – disse. – Lo sai.
– Sì…, – sospirò Edward. – Ho bisogno di una sigaretta.
– E di una buona dose d’alcol, – aggiunse alzandosi.
Natalie sorrise. Senza farsi vedere, premette la manica del maglione sugli angoli degli occhi.
– Così parti…, – disse Edward. – Vai in Europa, giusto?
– Già… A Parigi, prima di tutto. Poi si vedrà. Ho bisogno di staccare, di concedermi un po’ di tempo, di prendermi cura di me.
– Certo, giusto, giusto, – annuì Edward. – E quando torni? -. Si pentì subito di quella domanda. – Voglio dire, – cercò di rimediare. – Stai tranquilla, non ti chiamerò…
– Non ci dobbiamo sentire né vedere più, – disse Natalie, seria. – E’ l’unico modo.
– Sì, certo… – assentì Edward.

Pensò all’ultima volta che avevano fatto l’amore, in auto, con urgenza, in un parcheggio. Ogni volta con lei era come morire, sospeso tra il bisogno di possederla e di lasciarla andare. Era dolce e doloroso al tempo stesso, come credere che sia tua e scoprire che non è possibile. Esserci, darsi completamente, e poi rinunciare e perdersi ogni volta.
Deglutì, bevve un sorso di whisky.
Le si avvicinò lentamente, si chinò e per la prima volta con una mano le sfiorò il viso. Lei chiuse gli occhi e si lasciò carezzare.
L’abbracciò. Sentì il suo respiro, affannoso, come il suo.
Cercò le sue labbra, le trovò, umide e calde.
– Se così dev’essere, che sia l’ultima volta, – disse, e lo disse piangendo.

Edward si sofferma a osservare le braci nel camino, adora guardarle pulsare nel buio intorno. Poi con un ferro scuote i tizzoni rianimando tante piccole fiammelle dormienti. Vi poggia sopra un altro ciocco di legno, non ha ancora voglia di coricarsi.
Era il venticinque dicembre, ricordi? riflette a voce alta. Quella notte, l’ultima, portava il tuo nome. Anche questa, come ogni anno, sussurra.
Tanti auguri, amore mio…

[P.B., 29/12/2019]