A Sylvia

A Sylvia

Sylvia Bloch – web

Puoi scriverne, puoi provarci.
Anzi fallo, io l’ho fatto, più d’una volta.
Ripercorri le pagine, la cronaca dei giorni.
Se frughi, trovi ancora il diario
là dove lo hai lasciato.
L’immagine che ti porti dentro
la persecuzione, la domanda
ti scavano ancora,
non è cambiato nulla.
Non sono bastati gli anni,
gli strati di lenzuola.
E nemmeno quel telo, bianco.
L’ossessione non muore,
non smetterai mai di amarla.
Quindi scrivi. Potrebbe illuderti,
farti godere. E’ una malattia perversa,
inspiegabile e bella. Sognare
può farti disperatamente felice.

[P.B., 4/7/2019]

(liberamente ispirata al romanzo “Sylvia”, di Leonard Michaels)

il fosso

il fosso

sa di letame
e ha il sapore dolciastro del sangue
dove sei morto la prima volta
per mano mia.
un cane, labbra da bambino
latrava follia e prevalsa
mentre l’acqua ti bagnava le ginocchia.
tu non lo sentivi
nei tuoi occhi solo stupore
e la mia voce.
una cicatrice rimane
ferita nel costato
il fosso
dove le rane, la notte
gracidano ancora.

[P.B., 1/7/2019]

immagine di copertina – web