Ode alla madre

.

.

.

.

Mariangela Ruggiu ci offre una piccola silloge dal valore inestimabile.

Ode alla madre. Una raccolta di versi nati in momenti, epoche, vissuti diversi; nel corso di un’esistenza e di una costante, immanente meditazione sul rapporto madre-figlia, sull’essere madre e sull’essere figlia, l’una e l’altra in un reciproco darsi, confrontarsi, confondersi, mescolarsi, distinguersi e identificarsi.

E’ un’opera interamente femminile. Un’ode alla madre, alla donna e al femminile. Alla possibilità e alla capacità di partorire e partorirsi in un’esistenza piena, integrale. Non mi avventuro, privo di mezzi adeguati, in un’analisi della profonda e ispirante reciprocità di ruoli e rapporti che anima le poesie raccolte in questa silloge. Mi limito a dire l’immediata commozione che suscita leggere questi versi, di cui mi permetto di fare qualche anticipazione.

.

.

.

ti guardo che vai, mi cammini davanti

e non so trattenerti

.

sento ancora l’odore caldo del pane

e il tepore del letto con la tua impronta

.

non so quando verrà il tempo di salutaci

così ti saluto ogni giorno che sei

,

quando sarà conterò le cose che saranno perse

e imparerò l’angoscia di farmele mancare

.

quando sarà smetterò di essere figlia

.

e solo sarò madre a me stessa

.

.

.

questo vorrebbero nasconderci della vita

.

madre

.

quell’assenza negli occhi, questa pelle bianca

e questo ricamo di vene

.

il passo inchiodato, il cuore impazzito

e quella porta che si apre e poi si richiude

.

ma noi lo sappiamo che sarà

e tutto diventa prezioso, moneta da spendere ora

investimento in sorrisi, fioritura di ricordi

.

memoria del dolore presente

questo odore per sempre

.

e tutto l’amore non detto

passato attraverso la pelle

.

.

.

.

.

.

Sull’opera sono già disponibili in rete:

  • Una presentazione/intervista dell’Autrice, condotta da Angela Schiavone, qui
  • Un articolo di Carol Guarascio su Menabò online, qui

.

.

.

Buone letture,

P.