Scrittura ironica (e antieconomica) – Consigli di lettura

Amate ferie. Tempo di lettura: amore, tesoro, libertà ritrovata. Maltrattata, trascurata, allontanata, gioco-forza per troppi mesi. Ma finalmente eccoci qui. A noi due. Steso sul piano basso di un anacronistico lettino a castello di casa di montagna, accompagnato da adorabili (e pure violenti) temporali estivi che mi precludono la gita e mi riducono a claustrale esistenza in compagnia di un pesciolino rosso, pupazzi e ninnoli da pesca di beneficenza, coppe e medaglie dei tempi andati, e gigantografie di epiche, immemorabili nevicate. Fra le mani, a tratti alterni, un libro, una matita, un quadernetto e la tastiera di questo pc. In attesa di una fonte di ispirazione che mi permetta di imbrattare la pagina, mettendo fatalmente piede in quel limbo autistico, sfera ovattata-sottovuoto che molti di voi conosceranno bene (come si suol dire: “mal comune…”), mi posso finalmente immergere con tutto me stesso in qualcosa di veramente bello e farmi placidamente trasportare altrove. Ovunque. Ovunque, sì, è proprio il caso di dirlo.
Dall’alto della mia ignoranza, o scarsa pratica e conoscenza – suona decisamente meglio, voglio anch’io consigliare, per puro spirito di condivisione, una lettura che trovo davvero interessante e divertente. Non ne faccio trattato o recensione. A) perché non l’ho ancora terminata, B) perché non ne sarei capace. Dico solo che, come per pochi altri libri che mi è capitato di leggere (ma sono io il collo di bottiglia), ha una marcia in più. Anzi, più d’una.
E’ un libro ironico. Dote essenziale, per me, per riuscire gradevole, d’appeal, far contemporaneamente sorridere e riflettere, e tenere a galla il lettore meno attrezzato anche quando le acque possono essere per lui poco invitanti, o torbide, o burrascose.
E’ un libro di fantasia e immaginifico (dote che invidio mortalmente a molti Autori). Basti pensare alla citazione scelta in esergo: “Todo futuro es fabuloso” [Alejo Carpentier].
E’ un meta-libro, in cui il narrato è a tratti tale e dominante, a tratti (i più, direi) puro pretesto per dare libero, pindarico, esilarante sfogo alle profondissime capacità dell’Autore. La lettura acquista quindi svariate altre dimensioni e sfaccettature. Personalmente adoro i momenti in cui uno Scrittore riesce, con pari eleganza e acume, a inserire innesti, riflessioni, speculazioni solo apparentemente occasionali. Quando gioca con i suoi personaggi. Quando i dialoghi diventano al contempo surreali e colmi di significato. Quando egli stesso appare tra le righe e prende serenamente e autorevolmente la parola, intrattenendo il lettore in giustificazioni, spiegazioni, anche tecniche ed erudite, senza risultare mai di troppo o fuori luogo.
E’ arte. E non è da tutti. Affatto. Un’imitazione, per quanto studiata e motivata da preziosismi stilistici (e forse proprio per questo) risulterebbe irrimediabilmente stonata e ridicola al terzo rigo (anche prima). Credo che nella naturalezza, nella leggerezza con cui un Autore riesce a portare il proprio, complesso e articolato, bagaglio culturale sulla pagina, risieda la sua indiscutibile grandezza e bravura.
Ci vuole capacità, stile. Ma prima di tutto ci vuole il bagaglio.
Scimmiottare il primo è ridicolo. Non avere il secondo, irrimediabile.
Mi rendo conto di aver scritto tutto quanto sopra (parole a sbalzo, le mie, spero non del tutto vane) senza dare un minimo d’indirizzamento.
Eccolo: “La zattera di pietra“, di José Saramago, 1986.
Lo sto leggendo nella traduzione di Rita Desti, 3° ed. Feltrinelli 2017.
Non vi dico nulla – e nulla in fondo ho detto. Né trama, né idea, né personaggi, né struttura, stile, punteggiatura ecc., ecc., ecc.. Lascio solo un minimo, infinitesimo assaggio di quello potrete trovare in questo libro, peraltro (per me) incontenibile e indefinibile (sensazione provata leggendo ad esempio Queneau, Calvino, Marquez…).

“La Due Cavalli attraversa lentamente il ponte alla velocità minima consentita per dare allo spagnolo il tempo di ammirare la bellezza dei paesaggi di terra e di mare, oltre che la grandiosa opera di ingegneria che collega le due rive del fiume, la costruzione, stiamo parlando della frase, è perifrastica, l’abbiamo usata solo per non ripetere la parola ponte, che sarebbe risultato un solecismo, del tipo pleonastico o ridondante. Nelle varie arti, e in quella dello scrivere per eccellenza, la via migliore fra due punti, anche se vicini, non è stata e non sarà, e non è la linea che si chiama retta, mai e poi mai, un modo, questo, energico ed enfatico di rispondere ai dubbi, mettendoli a tacere.”

Buone ferie, buone letture a tutti.
P.

Diario segreto di un sociopatico

 

 

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“Sembra alle volte che tutto si fermi.

Uno dopo l’altro, i tuoi mondi smettono di muovere.

E tu sei fermo con loro, nel tempo.”

 

 

 

 

E’ con immenso piacere che comunico l’uscita della raccolta di racconti

DIARIO SEGRETO DI UN SOCIOPATICO

 

In collaborazione con

Ivan Ferrari

Eleonora Piana

Andrea Guerrieri

Roberto Albini

 

Disponibile on line

 

 

La fragilità dei sogni

spaventevole rosa

Leggendo F. S. Fitzgerald, “Il Grande Gatsby”.
Traduzione a cura di Fernanda Pivano, ed. Einaudi.

 

 

Ho l’impressione che Gatsby stesso non credesse che sarebbe giunto, e forse non gliene importava più. Se era vero, doveva essergli parso di aver perduto il calore del vecchio mondo, di aver pagato un prezzo molto alto per aver vissuto troppo a lungo con un unico sogno. Doveva aver guardato un cielo insolito fra foglie spaventevoli e rabbrividito nello scoprire che cosa grottesca è una rosa e come è cruda la luce del sole su un’erba quasi non ancora creata.

 

 

Gli elementi, che fino a poco fa profumavano un velleitario ottimismo, decoravano un ideale, incorniciavano l’illusione di un amore premeditato, rincorso, nel tempo, sono qui finalmente denudati, resi palesi e freddi, al punto da risultare ostili.

La forza dell’intero romanzo si manifesta nella potente ambivalenza di queste immagini, abituali e rivelatrici; nell’impressionante cambio nella luce e nella percezione del mondo che esse raffigurano.

E’ il brusco, improvviso passaggio in ombra di un cielo primaverile. Quel che rimane, sotto quelle nubi agitate, è un’alba gelida, che, nell’illuminare l’angolo anonimo di uno sfarzoso giardino, porta con sé l’eco e il grigiore di uno schianto interiore, un crollo sordo.

Un mutamento repentino e epocale, in grado di svuotare un uomo dal suo interno.

Tale, la fragile gabbia di un sogno.

“Se non è amore”, luglio 2014

Copertina 1

[Immagine di copertina a cura di Mariapia Beretta]

 

In questo mio lavoro prosa e versi si fondono liberamente nel tentativo, forse non del tutto vano, di dare espressione a quello che della vita pare essere, se non l’unico, il più autentico assertore.

La mia prima raccolta di poesie, intervallate da qualche breve racconto. Stampata nel luglio 2014.