Al sopraggiungere dell’ombra

Non è possibile non intendere il fascino della parabola di vita narrata da Terrence Malick. Non è possibile sottrarsi al richiamo atavico della sua poesia.

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Che è fatta di colori, forme, immagini, rumori, cellule, foglie, embrioni, eliche, suoni, falangi…

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Infine sguardi, percezioni…
Parole.
E racconto.

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Come non essere condotto per mano da una così essenziale e potente narrazione?
Attraverso le età e le prese di coscienza.
La formazione dell’essere e del carattere.

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Fino a giungere alla visione.
Retrospettiva. Adulta.
Consapevole.

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Alla soglia dell’ombra.
Laddove lo sguardo non ha più bisogno di occhi per vedere.

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E ricevere.
Verità.
E luce.

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Finché dura il rimorso, dura la colpa

“Abele e Caino s’incontrarono dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome. Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto.
Abele rispose:
– Tu mi hai ucciso, o io ho ucciso te ? Non ricordo più; stiamo qui insieme come prima.
– Ora so che mi hai perdonato davvero, – disse Caino, – perché dimenticare è perdonare. Anch’io cercherò di scordare.
Abele disse lentamente:
– E’ così. Finché dura il rimorso, dura la colpa.”

[J.L. Borges, “Leggenda” da “Elogio dell’ombra”]

Vecchia pagina di un diario mai scritto

“Credo di aver cominciato ad apprezzare la vita, le mie scelte, le mie conquiste nel momento in cui mi sono affrancato dal condizionamento dei miei genitori. Mio padre, mia madre. Appena mi volto, è mia madre che vedo, che sento. La sua voce è impronta marcata a fuoco nella mia memoria. Poco dopo, però, mi accorgo che più delle strillate, dei pianti, dei lamenti di mia madre poterono le alzate di spalle, i prolungati, estenuanti silenzi di mio padre. Mio padre, quindi. Non ne ho memoria, non credo che abbia mai alzato la voce con me. Né che mi abbia mai aggredito o ripreso con veemenza. Non ha nemmeno smontato o inchiodato la mia coscienza con le assillanti argomentazioni cui era facilmente incline, invece, mia madre. Niente di tutto questo. Tuttavia, il suo silenzio e quella specie di remissiva disapprovazione con i quali accoglieva ogni mio proposito mi facevano realizzare, più di quanto potessero le sfuriate e i fiumi in piena di mia madre, il baratro in cui scivolava la sua stima nei miei confronti. Altrettanto profondo e oscuro era il pozzo in cui era inscritto il suo diniego. Incontrovertibile, perché irraggiungibile. Sancito e detto in un luogo così remoto da non riuscire nemmeno a udirlo.”

Questa pagina non esiste. Non ho mai tenuto un diario e rimpiango di non averlo fatto. Penso che avrebbe potuto aiutare, facilitare il processo, l’avrebbe reso forse meno doloroso. Ma non è detto. Non sono certo di come funzioni. Comunque sia, è andata così: non ho scritto, e prima ancora non ho detto, non ho affermato, non mi sono posto, né visto, né riconosciuto, non ho lottato, non ho capito e, in fondo, forse non ho nemmeno agito. Sono successe delle cose e oggi dico: non è colpa di nessuno. Non c’è traccia scritta di quanto io abbia desiderato o fatto in modo che accadessero. Ne sono testimoni ed eredi i miei personaggi. A volte ho la sensazione che siano loro gli unici autori di tutto ciò che è o non è stato, fuori e dentro di me. E così, anche se a distanza di tempo, tanto tempo, posso dire anch’io, serenamente, di non riconoscermi più nelle parole che ho e non ho mai scritto e nel sentimento informe che le ha ispirate. Sono certo, invece, del sentimento che provo per le persone che da sempre sopporto e amo. E sono certo di aver capito cosa significhi il perdono. In quel gioco, a tratti perverso, che ci fa entrare e uscire dalla pagina scritta e raccontare, prima di tutto a noi stessi, delle verità relative e mutevoli, ho trovato anch’io una mia via, forse l’unica vera conquista di tutta la mia esistenza. E mi sono riconosciuto.