Essa ti ama sempre

A me piace far rivoltare gli scrittori nella tomba. Per sicurezza, me la prendo con i morti. Oggi tocca ad Ernest. Il suscettibile, l’irascibile Ernest (me lo immagino così). E’ suo il brano che, facendo di virgole a capo, trasformo da prosa in poesia. Per gusto mio, perfettamente consapevole di travisare e bestemmiare entrambe. P.

Ora, a guardare dal corridoio fra gli alberi al di sopra del valloncello

il cielo percorso da nubi bianche spinte dal vento

amato tanto questo paese da sentirmi felice

come ci si sente quando si è stati con una donna che si ama veramente

quando, svuotati, lo si avverte che rinasce e gonfia su di nuovo

è lì e non si potrà avere del tutto

ma pure quel che c’è ora si può avere

e se ne vuole sempre di più

per averlo ed essere e viverci dentro

per possederlo ora e di nuovo

e per sempre

per questo lungo e così rapidamente terminato “sempre”:

e il tempo diviene immobile

tanto immobile talvolta che, dopo

ci attendiamo di sentirlo a muoversi

ed è così lento a ripartire.

Ma non si è soli

perché se hai amato davvero con felicità e senza tragedie

essa ti ama sempre.

[Ernest Hemingway, da Colline Verdi d’Africa, a cura di Fernanda Pivano, ed. Mondadori]

Un ragazzo di dieci anni

Tragica, lirica presentazione del protagonista del romanzo. Un brano di prosa che è poesia. La rivisitazione degli a capo è mia. P.

Scoccarono gli ultimi minuti,

scanditi, irrevocabili.

“La terra del Signore e la sua creazione, l’universo e ogni cosa vivente”.

Il prete nel gesto della benedizione gettò un pugno di terra

su Màrija Nikolàevna.

Fu intonato “Con gli spiriti giusti”.

Poi tutto prese un ritmo spaventoso.

La bara fu chiusa, inchiodata, calata nella fossa.

Tambureggiò la pioggia delle palate di terra,

rovesciata in fretta, con quattro vanghe,

sulla cassa,

finché non si formò un piccolo tumulo.

Sopra vi salì un ragazzo di dieci anni.

[Boris Pàsternak, Il dottor Zivago, Ed. Feltrinelli 1963, Trad. P. Zveteremich, M. Socrate, M. Olsoufieva]