Diario segreto di un sociopatico

 

 

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“Sembra alle volte che tutto si fermi.

Uno dopo l’altro, i tuoi mondi smettono di muovere.

E tu sei fermo con loro, nel tempo.”

 

 

 

 

E’ con immenso piacere che comunico l’uscita della raccolta di racconti

DIARIO SEGRETO DI UN SOCIOPATICO

 

In collaborazione con

Ivan Ferrari

Eleonora Piana

Andrea Guerrieri

Roberto Albini

 

Disponibile on line

 

 

https://glielefantiedizioni.wordpress.com/

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Vecchia pagina di un diario mai scritto

“Credo di aver cominciato ad apprezzare la vita, le mie scelte, le mie conquiste nel momento in cui mi sono affrancato dal condizionamento dei miei genitori. Mio padre, mia madre. Appena mi volto, è mia madre che vedo, che sento. La sua voce è impronta marcata a fuoco nella mia memoria. Poco dopo, però, mi accorgo che più delle strillate, dei pianti, dei lamenti di mia madre poterono le alzate di spalle, i prolungati, estenuanti silenzi di mio padre. Mio padre, quindi. Non ne ho memoria, non credo che abbia mai alzato la voce con me. Né che mi abbia mai aggredito o ripreso con veemenza. Non ha nemmeno smontato o inchiodato la mia coscienza con le assillanti argomentazioni cui era facilmente incline, invece, mia madre. Niente di tutto questo. Tuttavia, il suo silenzio e quella specie di remissiva disapprovazione con i quali accoglieva ogni mio proposito mi facevano realizzare, più di quanto potessero le sfuriate e i fiumi in piena di mia madre, il baratro in cui scivolava la sua stima nei miei confronti. Altrettanto profondo e oscuro era il pozzo in cui era inscritto il suo diniego. Incontrovertibile, perché irraggiungibile. Sancito e detto in un luogo così remoto da non riuscire nemmeno a udirlo.”

Questa pagina non esiste. Non ho mai tenuto un diario e rimpiango di non averlo fatto. Penso che avrebbe potuto aiutare, facilitare il processo, l’avrebbe reso forse meno doloroso. Ma non è detto. Non sono certo di come funzioni. Comunque sia, è andata così: non ho scritto, e prima ancora non ho detto, non ho affermato, non mi sono posto, né visto, né riconosciuto, non ho lottato, non ho capito e, in fondo, forse non ho nemmeno agito. Sono successe delle cose e oggi dico: non è colpa di nessuno. Non c’è traccia scritta di quanto io abbia desiderato o fatto in modo che accadessero. Ne sono testimoni ed eredi i miei personaggi. A volte ho la sensazione che siano loro gli unici autori di tutto ciò che è o non è stato, fuori e dentro di me. E così, anche se a distanza di tempo, tanto tempo, posso dire anch’io, serenamente, di non riconoscermi più nelle parole che ho e non ho mai scritto e nel sentimento informe che le ha ispirate. Sono certo, invece, del sentimento che provo per le persone che da sempre sopporto e amo. E sono certo di aver capito cosa significhi il perdono. In quel gioco, a tratti perverso, che ci fa entrare e uscire dalla pagina scritta e raccontare, prima di tutto a noi stessi, delle verità relative e mutevoli, ho trovato anch’io una mia via, forse l’unica vera conquista di tutta la mia esistenza. E mi sono riconosciuto.