Est 20180728

“Dovete lavorare sui vostri errori finché non sembrano fatti apposta. Capite?”

[R. Carver, da “Febbre”, racconto contenuto in “Cattedrale”, 1983 – Ed. Einaudi Super ET, 2014, Trad. R. Duranti]

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11 thoughts on “Est 20180728

    • Sorrido.
      Diciamo che gli “errori”, di uno come Carver, se mai possono essere definiti così, sono delle eccezioni, dei misteri, infine dei capolavori. Dettagli, invenzioni, “accidenti” che ti bloccano sulla pagina, ti fanno interrogare, ti spostano lo sguardo e magari anche tutto il resto, di peso, ti scaraventano di lato quando meno te l’aspetti. E anche se te l’aspetti.
      Va detto, però, che ho “estrapolato”, con tutta la violenza e l’inadeguatezza che una citazione del genere può avere, una battuta dal contesto di un racconto. Un racconto che peraltro rimarrà fra i miei preferiti in assoluto – a differenza di altri di “Cattedrale” – anche per la grande, palpabile – e imprevista – carica emotiva e umana che rivela e riversa sul lettore: un Carver, per una volta meno “autoptico” – lui stesso ironizzava a pieno titolo sull’ambivalenza del proprio cognome – ma bensì commovente, caldo – diavolo, il racconto si titola “Febbre”! – palpitante…
      Non posso dire se ci fosse un intento educativo-artistico in questa battuta messa in bocca al protagonista del racconto, che tra l’altro è un insegnante di arte della scuola secondaria (scrivo come se tu non avessi letto il racconto) e si sta rivolgendo ai propri alunni nell’ora di acquerello.
      Se proprio dovessi dare un’interpretazione orientante a questa battuta, che su trenta pagine di coinvolgente racconto è riuscita comunque a colpirmi come un sasso – e così facendo offenderei sicuramente la sensibilità dell’Autore – direi che essa non riguarda la tecnica creativa (pittorica o compositiva in generale), ma vuole essere una “lezione di vita”. Una nuova chiave di lettura della vita. Anche a valle di grandi, profondissime delusioni.
      Tuttavia, la lezione del Maestro arriva comunque ai sensi di un lettore ammirato e sempre attento a certe sfumature. E fa riflettere.
      Credo che nella scrittura, come in ogni azione creativa, quegli “errori” là, in fin dei conti, siano dei “doni”. Se affrontati e gestiti in un certo modo, con determinate capacità. Con carattere. Come nella vita, con le sue prove, le sue cadute e le sue rinascite.
      La metafora, come vedi, sopravvive e sussiste. Carver non me ne voglia…

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