un bravo scrittore

un bravo scrittore
non è un filosofo
né un curatore.
ha in mano
bisturi da chirurgo
cosmetici da visagista.
gli dicono: falla più bella.
se ci si mette, però
la cosa gli prende la mano.
allora apre, scava
disseziona.
infine richiude, cuce
ricompone ciò che ha fatto a pezzi con cura.
e conclude: non c’è più niente da fare.
un bravo scrittore
va fino in fondo
dopo tanto imbrogliare
cincischiare invano
lui gira le carte
e vede
il disfacimento
l’annullamento
che mette tutti in fila per uno
sopra lo zero.
perché è solo da lì
che si vede
anche il più esile stelo.

[P.B., 12/4/2019]

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20 thoughts on “un bravo scrittore

  1. LA GIOIA DI SCRIVERE
    di Wisława Szymborska

    Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
    Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
    che riflette il suo musetto come carta carbone?
    Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
    Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
    da sotto le mie dita rizza le orecchie.
    Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
    e scosta
    i rami generati dalla parola “bosco”.

    Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
    lettere che possono mettersi male,
    un assedio di frasi
    che non lasceranno scampo.

    In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
    di cacciatori con l’occhio al mirino,
    pronti a correr giù per la ripida penna,
    a circondare la cerva, a puntare.

    Dimenticano che la vita non è qui.
    Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
    Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
    si lascerà dividere in piccole eternità
    piene di pallottole fermate in volo.
    Non una cosa avverrà qui se non voglio.
    Senza il mio assenso non cadrà foglia,
    né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

    C’è dunque un mondo
    di cui reggo le sorti indipendenti?
    Un tempo che lego con catene di segni?
    Un esistere a mio comando incessante?

    La gioia di scrivere
    Il potere di perpetuare.
    La vendetta d’una mano mortale.

  2. Ti accorgi del bravo scrittore dalla faccia con cui si lascia assorbire da aspetti della realtà (o anche dell’irrealtà) ignorati da altri…e dal fatto che, ciononostante, non ne scrive. Per cui oggi direi che lo scrittore è bravo soprattutto “in nuce”.

  3. Lo scrittore ha delle antenne invisibili, lancia sonde che non possono essere viste da altri. La realtà così com’è non gli basta, scava e gratta, si infila in buchi e crepe, si ciba della vita degli altri a volte dimenticandosi della sua. Lo scrittore è un generoso, a modo suo.
    Bellissimi versi OnGianca’!

  4. In fondo scrivere è una specie di luogo che non si fa visitare spesso e che spesso ti porta in un altro luogo ancora meno visitabile. Una sorta di “male” interiore, una necessità che non ha spiegazioni razionali. Ma è anche il “gioco” preferito di chi vuole fermare qualcosa, imprimere una sequenza affinchè non resti solo tale, ma che in qualche modo possa diventare incisione, graffio, memoria.
    I tuoi versi sono come le chiavi che aprono una porta, lasciando intravedere quella luce che splende come una tremolante mano che affiora per definire contorni e spazio.

    • Grazie del commento, che apprezzo e condivido. I miei versi sono forse un’implicita dichiarazione poetica. La verità. La scrittura, nel mio caso, non ha altra intenzione e forza originante, se non quella di mostrare qualcosa di reale e condivisibile. Un comun denominatore. In teoria, al limite forse, qualcosa di universale.
      La scrittura è lavoro di scavo e incisione, come giustamente scrivi, è ricerca, elisione, rimozione fino a scoprire l’osso, la pietra levigata sempiterna. La scrittura non vuole essere bella, vuole scoprire la bellezza. Perché la verità è bellezza. Il resto è maquillage, lavoro da estetista.

  5. La revisione del testo è un altro modo per guardarsi dentro, è un altra chiave introspettiva che ti costringe a misurarti con te stesso. Per questo è necessario prendersi delle pause, come quando si va da un analista e si rivedono le cose a distanza. Tempo, rilettura, tempo, rilettura. Togli vanità, togli trucco, togli superbia. Il lavoro di sottrazione è il più bello e il più fruttuoso. Soffri, e poi voli via leggero.

    • Condivido appieno quanto hai scritto in questo sentito e approfondito commento, Luci.
      Lo scrittore mette il naso, il dito, la lama in un universo, di reale, umanità, vissuto, impregnato di sentimento e passione. E’ facile e naturale venirne sommerso tracciando linee e grafemi su una pagina. Arte è saper cogliere l’essenza, pulirla, scarificarla, riportarla alla luce. Estrarla quanto basta per venirne colpiti, travolti, illuminati. Quella è l’arte, che non può prescindere dalla ricerca di verità e senso.

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