Notte di Natale

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A Natale ci si scambia i regali, giusto? O li si riceve e basta, come in questo caso: Beth e Robert di nuovo insieme in un breve, divertente racconto sull’irrefrenabile bisogno di scrivere e… di combinare guai.

A voi!

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Beth amava i vecchi film in bianco e nero ed era una affezionata del Cinema Excelsior 7. Il vecchio cinema sopravviveva grazie alle donazioni dei suoi fedeli spettatori, che a Natale organizzavano da anni una colletta tra gli abitanti del quartiere. La cifra raccolta in genere permetteva al gestore, Philippe Hackworthy, di pagare l’affitto e le pulizie della sala una volta alla settimana.

Nei giorni prima di Natale il signor Hackworthy sfoderava le sue migliori pellicole: Quarto Potere, Casablanca, Vacanze Romane… La sera del 24 su Boston era scesa una fitta nebbia, un fenomeno piuttosto raro in dicembre. Beth era uscita ugualmente, nonostante l’umidità fastidiosa che rendeva il freddo ancora più pungente. Mai e poi mai avrebbe rinunciato al suo film di Natale. Quel romanticone di Hackworthy aveva scongelato Sabrina e Humphrey Bogart era molto di più di una irrinunciabile tentazione. Era stato il suo primo grande amore. Si era messa in ghingheri, sotto il lungo piumino aveva indossato un abito di velluto di seta verde, un regalo del suo secondo marito, probabilmente il migliore in fatto di buon gusto ed era uscita, sfidando il gelo e le strade ghiacciate.

– Buonasera Philippe, c’è qualcuno stasera oppure la sala è tutta per me?

– Elizabeth! Lei è una certezza in questi tempi bui. Temevo di non vederla stasera e invece eccola puntuale. Sono arrivati poco fa il signore e la signora Carver, li ha accompagnati il figlio in auto, ormai Raymond non guida più. E poi c’è un uomo, ha l’aria del turista disperso fuori stagione. Secondo me è entrato solo per scaldarsi. Ma dico io come si fa ad andare in giro giacca e camicia con questo freddo? …

– Philippe Philippe, magari ha solo il fisico e tu sei solo invidioso!

Beth pagò il biglietto e percorse a passi veloci il breve corridoio fino all’ingresso della sala, spostò la pesante tenda rossa e si fermò un istante a contemplare quel luogo dove il tempo pareva davvero essersi fermato a cinquant’anni fa. L’ Excelsior 7 era il cinema dove andava con i suoi genitori, ci aveva visto ET, la Carica dei 100 e uno, per ricordarne giusto un paio. Agli inizi del terzo millennio pareva destinato al fallimento a causa dell’avvento delle multisala, ma Hackworthy aveva scommesso sulla passione dei suoi clienti e aveva deciso che avrebbe proiettato solo vecchie pellicole. Non si sarebbe di certo arricchito ma non avrebbe mai rinunciato alla sua grande passione. Aveva il suo giro e tutto sommato doveva tener duro ancora un lustro, poi avrebbe potuto chiudere e godersi la pensione.

La platea era composta da una dozzina di file di poltroncine rosse in velluto, ormai consumato. Quelle delle ultime due file erano invece color ocra. Hackworthy aveva dovuto sostituirle perché, come si può ben immaginare, non sono i posti migliori per godersi un film, ma sono sicuramente quelli che possono fare apprezzare tutt’altri piaceri.

Beth sprofondo’ letteralmente nel posto 4 F, sesta fila. I Carver si erano accomodati in terza fila alla sinistra dello schermo. Le luci erano già state abbassate quando Beth era entrata nella sala, segno che il film sarebbe iniziato a breve e non era riuscita a scorgere il “turista fuori stagione”, che probabilmente si era seduto più lontano. Philippe, che era anche il proiezionista, non accese le luci tra il primo e il secondo tempo e Beth apprezzò quella piccola attenzione ch’egli riservava agli spettatori che conosceva meglio. D’altro canto non c’erano bar dove acquistare pop corn …

Poco prima della mezzanotte i titoli di coda scorrevano sullo schermo, i Carver si erano affrettati verso l’uscita, lei invece rimase seduta finché si accesero le luci. Si alzò un po’ indolenzita e diede un’occhiata intorno. Il turista sedeva in ultima fila, su una di quelle poltroncine ocra e dormiva alla grande. Beth lo osservò meglio, non poteva crederci. Non poteva essere Robert! Che ci faceva a Boston? E in quel cinema poi, nel suo cinema! Si avvicinò per svegliarlo. Non poteva certo lasciarlo lì.

– Robert? Robert, svegliati, sono Beth …

Lo scosse con delicatezza ma lui non ne volle sapere di aprire gli occhi. Gli diede un paio di buffetti sulle guance. Robert spalancò gli occhi, pareva sorpreso: – Beth, oh Beth, mia dolcissima Beth… Dio che mal di testa Beth non è che hai un’aspirina? -. La voce era impastata, aveva sicuramente bevuto.

– Robert che ci fai qui la notte di Natale? Non dovevi essere a New York, con…come si chiama? Melanie? … Robert! Perché sei a Boston?… Robert che hai combinato?

– Beth, ti prego, sapevo di trovarti qui, Beth, ho fatto un casino…ho fatto un casino con Mel …

– Robert, Melanie è la tua editor e sarà tua moglie tra meno di due mesi, 14 febbraio 2021, c’è bisogno che te ricordi?

La voce di Philippe Hackworthy giunse all’improvviso: – Elisabeth, sto per spegnere tutto… Buon Natale!

– Buon Natale un corno! – Gridò Robert. Beth lo zittì mettendogli una mano sulla bocca, lo prese per un braccio e lo trascinò fuori dal cinema.

Faceva un gran freddo, ma per fortuna la nebbia se ne era andata e nel cielo brillava alta una luna quasi piena. Camminarono in silenzio per qualche minuto, Robert tremava e Beth gli diede la sua sciarpa.

– Beth grazie. Non so cosa farei senza di te -. Quand’era ubriaco, Robert diventava particolarmente patetico. – Beth, io e Mel, beh, la faccio breve, non ci sposiamo più… Ma quel che è peggio è che lei…, lei quando mi ha trovato a letto con la sua assistente, sì insomma la stagista, Kelly…

– La stagista! Robert, la stagista…, non ci posso credere! E quanti anni ha…

– Venti, ventuno…, ma che differenza fa ormai!… Beth, non so come dirtelo, Mel ha distrutto il mio libro, cioè, ha distrutto il portatile dove c’era il mio libro, l’ha lanciato a terra e poi ha preso la mazza da baseball, quella degli Yankees autografata da Di Maggio che mi hai regalato tu, e l’ha preso a mazzate, lo ha polverizzato…

– E non hai una copia, un backup, una stampa… Robert siamo nel Ventunesimo secolo!

– No, Beth, lo sai come sono fatto, non faccio copie, sono scaramantico… Non è che tu, per caso, ti sei tenuta quella copia che ti ho dato un paio di mesi fa da leggere, quella bozza che ti avevo fatto giurare di distruggere… Non è che l’hai conservata?

Beth fissò Robert per un lungo istante, poi scosse la testa: – Non cambierai mai, Robert, e io non troverò mai un uomo a cui dover semplicemente sistemare il cappello…

– Il cappello? Che c’entra il cappello con il mio libro adesso?

– Andiamo Robert, andiamo a cercare quella copia, sarà sepolta nello studio, e questa sarà una lunga, lunghissima notte di Natale…

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[S.G., 26/12/2020]

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Immagine di copertina tratta dal web