Un’apologia

(… ma anche no)

Stamattina ho ricevuto queste righe da Silvia, lapoetessarossa.
Si riferiscono alla sua poesia pubblicata ieri qui sul “cielo vispo”:
per un mattino nella luce di inverno.
Le riporto qui.

Caro Paolo, cari lettori, vi devo delle scuse. Non posso dire di essere stata originale nei miei versi perché c’è qualcuno che, molto prima di me, li ha già scritti. Li avevo imparati a memoria, invero, credo, non tanto tempo fa. Perché mi piacevano, perché è un esercizio che faccio per tenerla allenata. Poi dimentico. Domenica mattina mi sono svegliata con delle parole in testa e i versi son venuti fuori facile. Li ho mandati a Paolo. Ieri insieme abbiamo trovato un titolo, che è un omaggio a una poesia di Prévert (un altro che dell’ amore ha scritto capolavori), e qui ci siamo dimenticati di dirlo [ho posto rimedio – ndr].

Ieri sera stavo stirando, proprio così, e quando stiro la mente vaga, oppure si concentra su qualcosa, un tormento per esempio, quello che avevo addosso e non ne trovavo la genesi. Mi è tornata in mente tutta insieme. Potete leggerla qui sotto.

FUGA

Non altro che questo era il nostro amore
fuggiva, tornava e ci portava
una palpebra china assai distante
un sorriso pietrificato, perso
nell’erba mattutina
una conchiglia strana che l’anima
tentava con insistenza di spiegare.

Non altro che questo era il nostro amore
frugava piano tra le cose intorno a noi
per spiegare perché ci rifiutiamo di morire
tanto appassionatamente.

E se ci reggemmo a lombi, se abbracciammo
altre nuche con tutta la nostra forza,
e confondemmo il respiro
al respiro di quella persona
se chiudemmo gli occhi, non era altro
che questo profondo desiderio di sorreggerci
nella fuga.

[Ghiorgos Seferis]

So che succede di adattare il proprio stile quando si legge tanto un autore, quando il suo sentire si appiccica addosso, quando piace. Qui sono andata un po’ troppo oltre, ma l’ho fatto inconsapevolmente.

Vi chiedo scusa. A tutti voi. Al poeta che l’ha scritta.

Silvia.

Non so. Non sono così d’accordo con lei. Ma ci tenevo a pubblicare la sua lettera. E’ interessante, trovo, questa cosa di essere filtri, depositari, distillatori di ciò che leggiamo. Tanto da esserne interpreti inconsapevoli (e ispirati, direi). Non so definire una linea di demarcazione netta fra una cosa, il leggere, che equivale a contaminarsi, farsi attraversare (se la materia è buona), e il comporre. L’originalità. Cos’è, come si misura? A me la poesia di Silvia piace moltissimo. Per me è sua, non un plagio inconsulto.
Voi che ne pensate?
P.

P.S.
A questo punto, però, scomoderei per intero anche il succitato Prévert, i cui versi rileggo sempre con grande piacere.

IL GIARDINO

Mille anni e poi mille
Non possono bastare
Per dire
La microeternità
Di quando m’hai baciato
Di quando t’ho baciata
Un mattino nella luce dell’inverno
Al Parc Montsouris a Parigi
A Parigi
Sulla terra
Sulla terra che è un astro.

[Jacques Prévert]

Le Jardin

Foto – Silvia Giusti

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