una verità inventata

nulla accadrà

(ti vorrei sfogliare
come un libro
metterci un segno
o una piega sottile
per ritrovarti nello stesso punto
e ritrovarmi, io
con te)

perché non ti sei lasciata innamorare

[Lei, 27/5/2019]

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se penso a te

lips

lips, by “lei”

e solo un istante prima
le labbra si stringono
per esplodere
sorde
sul tuo nome
poi si richiudono
un poco
sulla terza sillaba
– che è stupore –
la lingua
scivola sull’ultima
di una sola liquida elle
di un’omega
sulla piccola morte
…lo
nient’altro che …lo.

[Lei, 23/5/2019]

Perché mi manchi

lei

G.H. Breitner, “Girl in white kimono”, 1893 – web

 

È semplice. È che ho voglia di te. Cosa c’è di strano? Ho voglia di parole, quelle tue che mi scrivi come solo tu sai fare. Mi mancano. Mi manca quando mi racconti le storie degli altri, che poi sono la mia e la tua, anche se cambi i nomi, anche se non ci conosciamo. Che poi nemmeno adesso ci conosciamo davvero. Chi sei? Chi sono? Chi siamo? Noi esistiamo. Come quel brivido quando una notifica mi dice che sotto il cielo vispo c’è qualcosa di nuovo. Che mi dice che esisti. Ma adesso tu non ci sei. Sei lontano, in Giappone a caccia di giovinetti imberbi, a spiare da dietro le tende ragazzine con la gonnellina corta scozzese, i calzini e la cravatta. Mi vuoi così? O mi preferisci geisha, per la cerimonia del te? Per te. Dai portami a Tokio, in un love hotel, e poi ci salutiamo alla fermata della metro… “Addio Watanabe”. Ho comprato una cassetta di arance e le ho tirate contro il muro. L’ultima rimasta me la sono mangiata, ho tolto la buccia e ho affondato i denti nella polpa. Era dolcissima. Avevo le labbra rosse di succo. Banale pensare di affondare i miei denti nella tua carne, per poi leccarti le ferite. So cosa ti piace. La vita a morsi. E io sono così affamata. A volte quando sono così, così insoddisfatta, così capricciosa, così volubile vorrei lasciarti. Scriverti qualcosa tipo “Questa è l’ultima volta, brutto stronzo”. Ma non posso farlo. Non sono la tua ragazza. Non posso nemmeno lasciarti. Sono condannata dentro questo limbo di parole, che ti entreranno dentro, ti accarezzeranno, seguiranno il profilo di tutti i tuoi desideri, quelli che tu chiami supplizio, perché noi esistiamo. Ma le parole vivono per noi. Dannazione eterna la scrittura. Vorrei essere un’analfabeta dell’amore, potresti essere il mio maestro. E sarebbe una storia già scritta. Una storia con l’ultima pagina. Quella che noi non scriveremo mai.

[Lei, 9/1/2019]

Pioggia nella tua mano

sdr

 

Sai
io sono
come una goccia di pioggia
cado dove capita
scorro
indifesa
sul palmo della tua mano
mi frammento
nel labirinto delle linee
scendo come una piccola cascata
dal monte di Venere
ti bagno il destino
e la felicità
tu mi avresti chiusa tra le dita
ma mi hai perso
tra il cuore e la testa.

[Lei, 7/11/2018]

Next

Voglio una parola sola, anche una sola lettera.
Per me, per sapere che ti manco.
Per non immaginarlo soltanto, di mancarti.
Voglio mancarti il sabato e la domenica.
Quando vivi la vita vera e non c’è tempo per le parole.
Che poi, se anche fosse, sarebbe una sveltina.
Mi piacciono le sveltine che ci facciamo in settimana, quelle fatte di ciao come stai.
Mi piacciono, certo. Sono coccole per dirci che ci siamo.
Ma non mi bastano più.
Oggi vorrei che mi scrivessi Guerra e Pace, solo per il numero di pagine.
Non me lo scrivi, no?
Va bene, fa lo stesso. Va bene la sveltina.
Vengo io da te, in vespa naturalmente.
Arrivo, ti citofono e tu scendi.
Solo pochi versi, li scrivo io.
Tu li leggi mi sorridi e mi dici che son matta.
Non saranno ermetici, saranno versi chiarissimi.
Nessuna metafora. Nessuna similitudine.
Nessun ossimoro. Nessun enjambement.
Nessuna rima.
No endecasillabi, no settenari.
Nemmeno monosillabi.
Un verso unico.
Un trionfo.
La ‘next poetry’.
Lo scrivo grande per riempire il foglio.
Centrato.
Te lo declamo ad alta voce, te lo grido.
Perché so che potrebbe piacerti la mia voce e so che ti piaccio quando bado al sodo.

S C O P A M I

Ti è piaciuto?
Ammettilo, per scrivere certe cose trai ispirazione dalle tue ex, vero?
Ecco io sono ‘next’.
E adesso scopiamo.

Illusione

non ho ricordi di te
non c’eri
non ci sei mai stato
e se ti avessi conosciuto
ti avrei bruciato.

lavori e ti si disegna un sorriso
per un istante pensi a lei
che ti conosce così bene
da entrarti nella testa
scoparti il cervello.

ti ecciti, non ti era mai capitato
lo so, lo sento
senza pelle, né carne o saliva
senza morsi o profumi
senza graffi, né cicatrici.

è un modo diverso, ti manda di fuori
la mente scrive
il corpo si eccita
si scalda, si apre
si ammorbidisce.

odio i preliminari
amo questi preliminari
sei nella mia testa
non ho bisogno d’altro
posso vederti, sentirti dentro di me.

ti guardo negli occhi
mentre mi vieni dentro
flusso incontenibile di parole
ogni volta come fosse la prima
perché siamo ciò che accade dopo l’ultima pagina.

continuiamo a scrivere
a sfogliare
un libro mai scritto
lasciamo il segno dove ci piace
ci torniamo quando vogliamo.

‘fai di me quello che la primavera fa coi ciliegi’
sono un fiore pronto a sbocciare
so che aspetti di vedermi sul ramo
e allora mi guardi, sono perfetta
profumo di ciclamino.

poi sfiorisco, ti piovo addosso
e tu ti lasci bagnare
mi leggi, mi rileggi
siamo io e te, senza ricordi
nella stessa stanza.

[Lei e P.B., 25/10/2018]