Perché mi manchi

lei

G.H. Breitner, “Girl in white kimono”, 1893 – web

 

È semplice. È che ho voglia di te. Cosa c’è di strano? Ho voglia di parole, quelle tue che mi scrivi come solo tu sai fare. Mi mancano. Mi manca quando mi racconti le storie degli altri, che poi sono la mia e la tua, anche se cambi i nomi, anche se non ci conosciamo. Che poi nemmeno adesso ci conosciamo davvero. Chi sei? Chi sono? Chi siamo? Noi esistiamo. Come quel brivido quando una notifica mi dice che sotto il cielo vispo c’è qualcosa di nuovo. Che mi dice che esisti. Ma adesso tu non ci sei. Sei lontano, in Giappone a caccia di giovinetti imberbi, a spiare da dietro le tende ragazzine con la gonnellina corta scozzese, i calzini e la cravatta. Mi vuoi così? O mi preferisci geisha, per la cerimonia del te? Per te. Dai portami a Tokio, in un love hotel, e poi ci salutiamo alla fermata della metro… “Addio Watanabe”. Ho comprato una cassetta di arance e le ho tirate contro il muro. L’ultima rimasta me la sono mangiata, ho tolto la buccia e ho affondato i denti nella polpa. Era dolcissima. Avevo le labbra rosse di succo. Banale pensare di affondare i miei denti nella tua carne, per poi leccarti le ferite. So cosa ti piace. La vita a morsi. E io sono così affamata. A volte quando sono così, così insoddisfatta, così capricciosa, così volubile vorrei lasciarti. Scriverti qualcosa tipo “Questa è l’ultima volta, brutto stronzo”. Ma non posso farlo. Non sono la tua ragazza. Non posso nemmeno lasciarti. Sono condannata dentro questo limbo di parole, che ti entreranno dentro, ti accarezzeranno, seguiranno il profilo di tutti i tuoi desideri, quelli che tu chiami supplizio, perché noi esistiamo. Ma le parole vivono per noi. Dannazione eterna la scrittura. Vorrei essere un’analfabeta dell’amore, potresti essere il mio maestro. E sarebbe una storia già scritta. Una storia con l’ultima pagina. Quella che noi non scriveremo mai.

[Lei, 9/1/2019]

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Inferni

Inferni

foto: web

noi leggiavamo un giorno per diletto
e ci siamo fatti a brandelli
a singhiozzi
diviso i cuori
in strati precari
mi prese del costui piacer sì forte
niente quinto canto
cinquanta righe
per slacciarci tutti i nodi
ma un solo punto fu quel che ci vinse

[lapoetessarossa, 4/12/2018]

Landing

Ieri sera la mia macchina era un’astronave con motore gravitazionale che neanche Asimov. E io ero in orbita fissa al centro della Galassia, una specie di centro della terra, ero nel nucleo esatto della percezione della perfezione.
“It’s better than sex”. La nuova versione, appena scaricata, realtà aumentata garantita. Ragazzi, che botta. Se penso che c’è gente che si mette in coda giorni prima per comperare un I-Phone! No, non ci siamo, non ci siamo proprio.
Certo, It’s better than sex gira solo tra iniziati. Devi essere più nerd di un nerd. Devi essere uno ancora in grado di leggere. E scrivere per giunta. Mi capite? Quella roba che si faceva duecento o trecento anni fa, quando la gente comperava libri e scriveva sui quaderni. Insomma quando c’era la carta. Poi niente più piante e niente più carta. Ma questa è storia e io sto divagando, come sempre.
Dicevo. It’s better than sex 2.0 è una figata pazzesca. Ovviamente è la versione craccata dal mio fornitore ufficiale, “StarMan”. Lui cracca solo per me. E non si fa pagare. Ovvio. Con quello che gli passo io. Poesie. Si fa di poesie lui. E anche foto fatte con vecchie fotocamere di cellulari.
Ultimamente gli ho passato delle foglie. Ho dovuto spiegargli cosa fossero. Col fatto che ho studiato archeologia vado spesso al museo, giù al meno ventincinque c’è la sezione botanica e ci sono le raccolte. Gli ho mandato certe foto! Gli ho spiegato che c’erano tipi di alberi diversi con foglie diverse. Adesso si è preso bene con gli aceri. Così mi è toccato scender giù di nuovo a cercare altro materiale. Già che c’ero mi son lasciata ispirare e ho scritto anche una storia. Ed ecco fatto: it’s better than sex. Se fosse stata la versione definitiva avrei potuto morire felice nell’istante esatto in cui l’ho letta. Avevo il cuore che mi batteva all’impazzata e le pupille dilatate.
E se era  successo a me, ovvio, era successo anche a lui. E’ questo il bello. Lì dentro si gioca in due. A volte mi domando se esista veramente uno capace di indovinare tutto quello che ho sempre sognato di leggere. Ma scritto esattamente per me, capite? Con It’s better than sex sembra tutto reale.
Il fatto è che io ho letto un sacco di roba. E pure lui. Ma quello che scriviamo è roba nuova. Chissà magari avremmo potuto essere famosi, ma siamo nati nell’epoca sbagliata. Saremmo comunque dei dimenticati, ma non da due tipi come noi.
Cavoli. Tutto questo giro di parole e mi viene voglia di scrivere una storia di fantascienza. Una Sci-Fi. Sai che c’è? Gliela scrivo e poi gliela mando. Una cosa leggera, divertente, che dopo ieri sera ci vuole.
Bisogna saper tornare coi piedi per terra il giorno dopo, bisogna saper sorridere. In gergo si dice “landing”. Atterri, ti pieghi e raccogli le energie. Pronto per il prossimo viaggio.

[Science Fiction per la serie It’s better than sex, scritta da lapoetessarossa, 22/11/2018]

Next

Voglio una parola sola, anche una sola lettera.
Per me, per sapere che ti manco.
Per non immaginarlo soltanto, di mancarti.
Voglio mancarti il sabato e la domenica.
Quando vivi la vita vera e non c’è tempo per le parole.
Che poi, se anche fosse, sarebbe una sveltina.
Mi piacciono le sveltine che ci facciamo in settimana, quelle fatte di ciao come stai.
Mi piacciono, certo. Sono coccole per dirci che ci siamo.
Ma non mi bastano più.
Oggi vorrei che mi scrivessi Guerra e Pace, solo per il numero di pagine.
Non me lo scrivi, no?
Va bene, fa lo stesso. Va bene la sveltina.
Vengo io da te, in vespa naturalmente.
Arrivo, ti citofono e tu scendi.
Solo pochi versi, li scrivo io.
Tu li leggi mi sorridi e mi dici che son matta.
Non saranno ermetici, saranno versi chiarissimi.
Nessuna metafora. Nessuna similitudine.
Nessun ossimoro. Nessun enjambement.
Nessuna rima.
No endecasillabi, no settenari.
Nemmeno monosillabi.
Un verso unico.
Un trionfo.
La ‘next poetry’.
Lo scrivo grande per riempire il foglio.
Centrato.
Te lo declamo ad alta voce, te lo grido.
Perché so che potrebbe piacerti la mia voce e so che ti piaccio quando bado al sodo.

S C O P A M I

Ti è piaciuto?
Ammettilo, per scrivere certe cose trai ispirazione dalle tue ex, vero?
Ecco io sono ‘next’.
E adesso scopiamo.

Illusione

non ho ricordi di te
non c’eri
non ci sei mai stato
e se ti avessi conosciuto
ti avrei bruciato.

lavori e ti si disegna un sorriso
per un istante pensi a lei
che ti conosce così bene
da entrarti nella testa
scoparti il cervello.

ti ecciti, non ti era mai capitato
lo so, lo sento
senza pelle, né carne o saliva
senza morsi o profumi
senza graffi, né cicatrici.

è un modo diverso, ti manda di fuori
la mente scrive
il corpo si eccita
si scalda, si apre
si ammorbidisce.

odio i preliminari
amo questi preliminari
sei nella mia testa
non ho bisogno d’altro
posso vederti, sentirti dentro di me.

ti guardo negli occhi
mentre mi vieni dentro
flusso incontenibile di parole
ogni volta come fosse la prima
perché siamo ciò che accade dopo l’ultima pagina.

continuiamo a scrivere
a sfogliare
un libro mai scritto
lasciamo il segno dove ci piace
ci torniamo quando vogliamo.

‘fai di me quello che la primavera fa coi ciliegi’
sono un fiore pronto a sbocciare
so che aspetti di vedermi sul ramo
e allora mi guardi, sono perfetta
profumo di ciclamino.

poi sfiorisco, ti piovo addosso
e tu ti lasci bagnare
mi leggi, mi rileggi
siamo io e te, senza ricordi
nella stessa stanza.

Corrispondenza

la dipendenza
è stupefacente.
la sostanza
il benessere
l’attesa
il momento appena prima di.
il presente, invece
è elettrico.
ci vuole un po’
prima di scrivere qualcosa
che non sia una fila
di aggettivi qualificativi.
ci vuole un po’
perché lo stato emotivo
si coniuga in forma progressiva.
non è facile
da scrivere
l’audacia.