La controra

Controra

“Riposo pomeridiano”, V. Van Gogh – web

Lo mise dentro e spinse piano fino in fondo, appoggiandosi a lei.
Stette fermo così, annusandole il collo. Aprì la bocca e lo morse dolcemente, lo leccò fino all’orecchio. Poi sfiorò le sue labbra, che non risposero. La guardò. Aveva gli occhi chiusi, in attesa.
Cominciò a premere. Prima piano, poi più forte. Lei lo lasciò fare. Guardò i suoi seni sobbalzare, s’inarcò e le leccò un capezzolo, poi l’altro, eccitandosi. Lei allargò le braccia e s’aggrappò alle lenzuola. Si voltò e sprofondò il viso nel cuscino, abbandonandosi.
Ma non gemeva, non diceva niente. Lui continuò a muoversi sopra di lei in cerca di un sospiro, una parola che lo guidasse.
Ora la prendeva con forza, ansimando. Alzò lo sguardo alla testiera del letto, poi più su, al crocefisso appeso sulla parete di tufo. Aveva caldo.
Pensò a quando avevano deciso di farlo: erano le due e, col caldo che faceva, di andare in spiaggia non se ne parlava nemmeno.
Si fermò. Era sudato. Lo tirò fuori. Guardò sua moglie, che aprì gli occhi per capire cosa stava succedendo. Non disse niente, lo mise dentro di nuovo. Poi si ritrasse e la penetrò ancora. E ancora. Ma mai fino in fondo. Aveva bisogno di sentire le sue labbra avvolgerlo e inghiottirlo ogni volta. Continuò a muoversi a quel modo, trattenendosi appena oltre la soglia. Ripeté quei gesti affrettandoli man mano, trastullandosi con gli orli della sua pelle.
Adesso sapeva di poter venire da un momento all’altro e in fondo aveva voglia di farlo. Lei era tutta bagnata, ma continuava a tacere.
Seguitò a giocare con i lembi della sua vagina, penetrandola sempre più rapidamente. Era convinto di farla godere. Puntò le ginocchia, le strinse forte i seni e le braccia, accelerò con movenze da film porno, estasiato dal liquore che lo avvolgeva e dalla sensazione di continuare a entrare dentro di lei.
“Che stai facendo?”, le udì dire a un tratto.
S’interruppe di colpo e la guardò titubante.
“Entra bene”, lo redarguì. “Così non sento niente”.
Mortificato, smise di giocare. Ubbidì, andò fino in fondo e ricominciò a muoversi.
Lei richiuse gli occhi. Lo fece anche lui.
Spinse sempre più forte finché venne, accasciandosi su di lei.
Per un po’ rimasero in silenzio.
“Sei tutto sudato”, disse lei, toccandogli una spalla.
Si sollevò sulle braccia. Con un sorriso rispose allo sguardo infastidito di sua moglie e scartò di lato.
Si chiese se le avrebbe fatto piacere che la toccasse. Non aveva molta voglia di farlo, in verità. Provò a dire qualcosa, rise.
Per tutta risposta lei scimmiottò la sua risata.
“Ridi sempre così”, disse aspra, tirandosi a sedere. “Quella tua risata falsa, di circostanza”. La imitò ancora un paio di volte, con sarcasmo. Sapeva di umiliarlo. “Vado a fare una doccia”, concluse, alzandosi dal letto.

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