Biglietto per un amico

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Che era stata felicità. Che non l’aveva solo sfiorata. Che l’aveva sentita addosso. E se lo ripeteva come un mantra, assecondando il ritmo della sua testa che pulsava dopo la sbornia della notte appena passata. Seduto in riva al mare aspettava il sole. Le mani appoggiate sulla sabbia fresca. Le cuffie nelle orecchie ascoltava in loop la stessa canzone. Lei se ne era andata per sempre. Era diventata un momento, un istante immortale. La vita che schiaccia il tasto pausa e tutto si ferma. E lui e lei avevano fluttuato, come anime nello spazio profondo. Avevano incrociato le loro orbite. Si erano precipitati addosso. Erano esplosi. In un tempo che non ha la misura delle ore ma solo dell’intensità. Il mare era calmo e l’orizzonte solo una linea immaginaria che lui aveva raggiunto, sui cui aveva danzato. Si tolse in vestiti e si buttò in acqua. Nuotò a lungo verso il sole che sorgeva e gli illuminava il viso e la pelle. Una volta al largo si girò a guardare la riva. La spiaggia con gli ombrelloni ancora chiusi era lontana. Tutto appariva piccolo. Ma sapeva che anche questa era un’illusione. Riprese a nuotare lentamente, fino a quando non toccò con i piedi il fondo del mare. Poche bracciate lo avrebbero riportato al largo, dove avrebbe potuto ancora danzare. Sentirsi senza peso. Ci sarebbe tornato. Lo sapeva. Sarebbe successo ancora. Ancora tante volte o una soltanto non gli importava. Perché la vita non è la felicità. Perché la vita non è l’amore. Perché nella vita esistono i momenti migliori ma occorre toccare la terra per darsi la spinta e volare.

[lapoetessarossa, 9/6/2019]