Nessuno è normale

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Questi racconti hanno molto da dire e altrettanto da dare… C’è la pace ricercata, la connessione con gli elementi della vita, il percepire delle vibrazioni visive e sensoriali… Se ti avvicini ad ascoltare la loro musica silenziosa, puoi sentire questi canti nascere in bellezza.

[Catia Dinoni]

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Suocera

Nonostante viva nel suo mondo idealizzato dove ha viaggiato in tutto il mondo, fatto ogni sport, ogni lavoro, letto ogni libro e visto ogni film, da solo non se la sa cavare.

Uomo distinto, con un curioso ciuffo sulla fronte, inequivocabile retaggio di una gioventù vissuta negli anni ’80.

Non riconosce nessuna sua difficoltà e, a suo dire, si trova in comunità per una malattia polmonare.

Ha scelto la nonna.

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(Siamo negli anni ’60)

Nonna siede sul dondolo dove passa tutti i pomeriggi a sferruzzare. Rocchetto, ferri, forbici sempre a portata di mano. I suoi occhi sognanti guardano altrove, senza accorgersi del gatto siamese che srotola gomitoli di lana ai suoi piedi.

Un tempo, ci fu un forte terremoto nella città dove vive nonna.

Era il periodo di carnevale,

ma tutti si misero a ricostruire la città distrutta.

Il gatto si allontana da lei per sedersi sulla staccionata ed osservare la città da lontano.

Nonnina lascia per un attimo i ferri e va a prendere una foto di quando era giovane.

Ricorda il passato e ritrova, nella foto che ha in mano, la quercia sotto la quale si sedeva a riposare.

Sarà ancora lì?

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Foto di: Leo Fortuna, Carmelo Provazza, Margherita Dahò, Attilio Rossetti

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Antonietta

Ogni tanto, quando la chiamiamo per esteso, primo, secondo nome e cognome, lei ci aggiunge un Antonietta… Così, perché le piace.

Ma potrebbe benissimo chiamarsi Enrico VIII, pensando alla quantità di teste che ha fatto saltare fra i suoi amministratori di sostegno. Insomma, un peperino.

Lei ha fatto più fatica di tutti a scegliere le immagini, perché ci vede davvero molto poco.

Antonietta è andata nel bosco.

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Appena smise di nevicare uscirono dalla capanna e si addentrarono felici nel bosco.

Iniziava a imbrunire e i tronchi neri degli alberi risaltavano sul tappeto soffice ai loro piedi, immacolato. Affondarono i calzari in quel manto senza fare rumore. Il tonfo dei grumi di neve che scivolavano dai rami, il loro respiro affannoso misto alle grida di gioia erano gli unici suoni che potevano udire.

Superarono le balze di corsa, senza paura di cadere. Erano invincibili, nulla poteva fermarli.

Finché a un tratto, in mezzo a una radura, la videro.

Un’enorme casa con le finestre spalancate e un gattino al portone, spaventato per la forte musica che proveniva da poco lontano.

I ragazzi decisero di andare a vedere da dove arrivasse.

C’era una festa, tanta gente che ballava

e le bolle di sapone per i bambini.

Tutto ad un tratto, un temporale:

un fulmine fortissimo illuminò il cielo e fu così che i ragazzi scoprirono di essere vicino al mare.

Era una bella città sul mare.

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Foto di: Barbara Bernabei, Michele Cannavò, Massimo Borri, Margherita Dahò, Carmelo Provazza

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Csaba

Se segui un po’ di TV, non puoi non conoscere Csaba (conduttrice televisiva). La nostra di Csaba guarda molta TV, le piacciono programmi di cucina, di incontri romantici, di arredamento, ecc.

Prima di entrare in comunità dipendeva completamente da una signora, gentile e disponibile, che si è sempre fatta carico di lei e dei figli. Csaba parla pochissimo, il suo linguaggio è molto povero, e forse per questo non è mai riuscita a instaurare un dialogo e a comunicare con “la Signora”.

Ha scelto il sogno.

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Quasi ogni notte il ragazzo fa lo stesso sogno.

E’ in un bosco, manca poco all’alba. Fa freddo ma lui non lo avverte, anche se il fiato gli si appiccica al naso.

Si muove piano fra i sassi coperti di muschio, ascoltando ogni rumore. Il bosco a quell’ora pullula di vita: sui rami, nei cespugli. Anche le rocce sembrano parlare.

Raggiunge un corso d’acqua. Sul bordo dell’acqua si guarda attorno e, certo di essere solo, si china a bere.

Quando alza gli occhi, vede un cavallo dall’aspetto particolare: è un cavallo magico.

Era spuntato da un pozzo

e aveva il potere di far maturare la gente.

E così fece anche con il ragazzo.

Dopo una forte pioggia, il bosco del sogno divenne brutto e marcio.

Con il dono del cavallo però, il ragazzo riuscì a trasformare il bosco in un posto bellissimo, lo rinverdì e lo fece fiorire di nuovo.

Svegliatosi, incontrò il cavallo del sogno, che adesso era un cavallo normale, e si incamminarono di nuovo verso il bosco.

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(*) Nota di Silvia: ho chiesto specificatamente se con “maturare” volesse intendere “invecchiare”… Ma no, maturare! – ha risposto Csaba corrucciata.

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Foto di: Stefano Giustini, Gianluca Lisco, Barbara Pasquariello, Andrea Salvucci, Antonello Turchetti

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Jonathan

Eh…, Jonathan scrive, di lui leggeremo altre cose.

Classico personaggio “originale” del paese. Da giovane, e non solo, se ne andava a zonzo di notte in vestaglia predicando a squarciagola l’amore del Signore. Parla spesso con Dio.

E’ dotato di una sensibilità e di una capacità di ascoltarsi che ben pochi, fra i “sani”, possiedono.

Nella sua brevissima fiaba Jonathan ha scelto di rappresentare il protagonista nella prima immagine: una culla.

Una sua poesia recita:

Stasera mi sento come un bimbo abbandonato,

poco prima mi sentivo un Santo. 

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Da piccolo, d’estate, nonna lo obbligava a fare un sonnellino appena dopo pranzo.

A lui questa regola non piaceva, perché non riusciva a dormire e non vedeva l’ora di uscire a giocare. Invece era costretto a passare un’ora al buio, le tapparelle abbassate, mentre fuori infuriavano le cicale.

Anche schiacciando la testa sul cuscino, non riusciva ignorare il richiamo del mondo fuori di lì.

Così prese a fare un mio piccolo gioco.

Si avvicinava alla porta e guardava nel foro della serratura.

Dal buco della serratura il bambino vide il nido di un passero pieno di margherite.

Vide anche che le persone erano libere e potevano riposare e prendere il sole, mentre lui era in gabbia.

Rifletté su se stesso, si sentì solo.

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Foto di: Margherita Dahò, Elena Vestri, Michele Cannavò, Stefano Giustini, Monica Accordini

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(*) Tutte le immagini fotografiche sono state selezionate dagli autori.

10 thoughts on “Nessuno è normale

  1. Prima di tutto dico che leggendo l’introduzione mi è preso uno “sciopon” 🤣 (grazie di cuore, non me l’aspettavo). Poi devo dire che tra questi fiumi di parole mi sento a casa. Nessuno è normale… Presente!!! Ciò che trovo veramente importante è che tra le parole e le immagini prende vita un simbolismo ricchissimo, legato ai passaggi interiori, bruscamente interrotti dalla realtà che ci sovrasta. Gli inverni dell’Anima, le primavere del nido, i sussurri delle orme che qui, diventano tracce precise, visibili, palpabili. Non scherzo dicendo che mi sono commossa, leggendo… E ti ringrazio per aver portato in questo luogo tali opere così vive, vive più che mai. Spero di leggerne ancora. Un abbraccio a questo progetto e a tutti questi preziosi sguardi di verità.

  2. Sottoscrivo ogni parola di Catia. I racconti entrano ed escono dalla realtà, le immagini aiutano a seguire il filo quando si immergono nei passaggi interiori. Mi è molto piaciuto questo “ritmo” di lettura, bravo!

  3. Una volta, durante una serata culturale curata da uno psichiatra sul tema dell’arte, un mio amico gli chiese: “…c’è più pazzia nella poesia, o più poesia nella nella pazzia…?”
    Gli rispose con una frase da “Alice nel pese delle meraviglie”: “…la gente vede la follia come una colorata vivacità, e non riesce a vedere la follia nella loro noiosa normalità…”, anche se come ha detto Bukowski, la pazzia è relativa, chi stabilisce la normalità?

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