genetliaco

ad un’amica

.

.

.

.

vale doppio

l’anno spesso della perdita

e della paura.

.

il ricordo del prima

s’allontana,

muta sembianza.

.

.

ma è zero

l’anno che germina

nuovi auspici.

.

il tempo

vissuto

non si cancella.

.

[P.B., 4/1/2021]

8 thoughts on “genetliaco

  1. Secondo Nietzsche: la vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.

    Credo in parte sia così, tanto che a volte ci tratteniamo fin troppo in questi intervalli finendo a vagabondare nel vissuto senza riuscire a liberarcene. Fino a quando inizi a inciampare nelle tue stesse valigie, divenute nel frattempo, pesanti da trascinare. Il vissuto non si cancella, ma lo si può trasmutare. Si può togliere il piombo dalle tasche. Ed è la maturità che ci consegna la chiave di svolta e ci permette di spostare la visione, per liberarci, se vogliamo del passato. Diventare collezionisti di attimi può diventare un’arte per cui vale la pena correre il rischio. Rischiando davvero di essere felici… Mi piace questo tuo fluire che accompagna un frammento di vita. Porta a riflettere. Colgo un senso di sospensione. Attesa. L’anno zero spinge… Mi porta al rifugio del prato in fiore che si accompagna ai versi. Un augurio a fiorire ancora, nonostante tutto. Buona notte Paolo.

    • Cara Catia, i tuoi commenti rilanciano sempre. La discussione si porta più in profondità e va oltre. Trovo rispondenza nella sintesi di Nietzsche, che citi. Non posso certo dire o essere certo di aver vissuto qualcuno di quei “momenti magici e illuminati”, cui lui si riferisce. O di aver mai avuto accesso al suo livello di lucida visionarietà. Tuttavia, voglio credere che sì, qualcosa del genere sia avvenuto e avvenga. E, allo stesso tempo, che da lì possa originare l’atto creativo. Perché creare non è speculazione, è entrare nel flusso vitale, in quello scorrimento che non è autocompiacimento e pensiero che si riflette in sé, ma movimento che genera luce e visione, scintille di coscienza che illuminano l’essere quotidiano nel mondo reale.
      Tornando ai miei semplici versi, corredati da un augurale bouquet di fiori, il mio pensiero era forse più banale e contestuale. Ho preso spunto da una sensazione precisa. Premesso che non ne siamo ancora fuori e non possiamo dire di esserci lasciati la grande sventura pandemica alle spalle, e tuttavia sento che potremmo essere arrivati a una svolta, oltre alla necessità di tirare il consueto bilancio di inizio anno, mi riferivo al fatto che quello appena trascorso ha in sé una sorta di “ambivalenza”: la sofferenza, la paura, il cordoglio, nonché le misure di autolimitazione e confinamento che l’epidemia ha prodotto, hanno in me l’effetto di “allontanare prospetticamente” il ricordo del prima. Per semplificare, se penso all’estate del 2019, la confondo con quella del 2018, tanto è forte la sensazione di distanza dal tempo in cui del Coronavirus non avevamo ancora mai sentito parlare. Da lì quel “vale doppio”. Perché ha creato uno stacco, pur nella tragedia, perché tale è ed è stato questo flagello, non del tutto negativo, nel senso che ci ha messo di fronte a noi stessi, come uno specchio ci ha sbattuto in faccia le nostre modalità, i nostri comportamenti, ma soprattutto ci ha mostrato i nostri bisogni e le nostre aspirazioni più vere. Ci ha rimesso in contatto con le nostre parti più intime. L’isolamento, la solitudine, seppur forzati (non necessariamente per tutti) hanno portato tutti quanto meno a riflettere, a interrogarsi. Prima di tutto sul senso e il valore della vita e dell’umano transito terrestre. Tutto ciò porta a prendere una certa distanza, appunto, dal “prima”, inteso non come tempo, ma come modo di vivere.
      La sensazione della luce in fondo al tunnel appare invece come una nuova occasione, una nuova nascita, se vuoi, con tutte le sue opportunità: “è zero l’anno”, l’anno zero. Resettiamo, sì, ma nella speranza di riuscire ad essere anche migliori di quelli che eravamo prima. In questo senso, il tunnel può essere “magicamente illuminato”, per dirla alla Nietzsche. D’altronde ritengo che attraverso l’esperienza della prova e la della sofferenza l’essere umano possa “maturare” e crescere realmente. Sono esperienze che ci forgiano, inutile negarlo. L’ “auspicio” è proprio quello, di essere migliori, ma soprattutto coscienti e presenti a se stessi, in qualche modo “illuminati”, ovvero vigili e “viventi”.
      Ecco: “Il tempo vissuto”, quello realmente, coscientemente vissuto, non solo “non si cancella”, ma non arretra nemmeno, non si allontana, non viene spazzato via dall’accumulo di istantanee di altra memoria.
      Collegandomi al tuo commento, Catia, l’augurio è proprio quello di riuscire a discernere nel vivere il presente, creando occasioni e “momenti” di vita vissuta, in comunione con se stessi e con gli altri, che ci possano accompagnare senza mai divenire bagagli pesanti e ingombranti.
      Buona giornata di luce,
      P.

      • Nulla tornerà come prima, per certi versi è un bene. Mi riferisco alla coscienza che deve per forza risvegliarsi da un mondo pregno di illusioni… Purtroppo c’è un prezzo da pagare in vite, ed è molto alto, tanto che il dolore diventa una costrizione al petto. Sono d’accordo con la tua riflessione. È tempo di dirsi la verità davanti a noi stessi, per questo serviva un fermo. Per chi riuscirà a percepire tale segnale, farà del tempo un amico prezioso di comprensione, per maturare e piantare nuovi semi. E sì, questa è stata un’opportunità. L’anno zero è davanti a noi, pronto per essere scritto con sguardo diverso. Ciao Paolo.

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