diverso

non ho mai pensato di voler tornare indietro

rifare il cammino dall’inizio

cambiare il tragitto

il corso degli eventi

reinventarmi una vita dal momento in cui

tutto era ancora possibile.

non sono un nostalgico

non è la gioia di quella età

non mi manca niente.

perché tornare sui banchi di scuola

da capo, alle prime esperienze

quando è oggi il tempo per godere?

vorrei solo essere diverso

da quello che da sempre sono.

[P.B., 17/6/2020]

14 thoughts on “diverso

  1. È come ballare su un filo esilissimo. A volte vorrei rivivere cento volte per comportarmi diversamente in altrettante occasioni.
    Ma come si fa? Anche rivivendo e tornando indietro, se restiamo noi stessi, rifaremmo gli stessi errori. Bisognerebbe avere un’altra pelle (o anche solo un diverso paio di scarpe, quantomeno)

    • Carissimo. E’ proprio questo il punto. Tornare indietro, nutrire inutili nostalgie del passato non ha senso, se non si cambia la propria natura. Certo, i fatti, i singoli episodi non sarebbero mai uno uguale all’altro… ma lo “stampo” che portiamo dentro a livello di DNA, carattere, indole, inclinazioni… chiamalo come vuoi, ci porterebbe in fin dei conti allo stesso bilancio.

  2. Non lo so Paolo, forse di quel tempo si idealizza il ricordo della prima volta in tutto…Poi quel gran turbamento che han voluto chiamare adolescenza, si trasforma in vita e prende forma e così anche noi, sparisce l’ingenuità e non resta che il solo tormento.

    • Leggiamo la cosa al contrario, Katia. Mi va benissimo ciò che ho vissuto. Nel prima, nel dopo, nel durante. La vita è stata fin troppo buona con me, non mi posso lamentare, né per ciò che ho sognato, né per quello che ho effettivamente realizzato. E nemmeno per tutti gli istruttivi errori che ho fatto. Non è questo il punto. Il punto è che oggi, forse, mi conosco, magari anche solo in certi istanti lucidità o di lucida follia (ecco perché ho associato l’immagine alle parole). E ciò che vedo nello specchio non posso dire che mi entusiasmi. O meglio, vorrei poterlo correggere, modificare e in tal senso credo che tornare a “quell’età” servirebbe a gran poco; se c’è una cosa che ho imparato è che i margini di cambiamento nella natura di una persona sono davvero molto ridotti.

      • Ti ringrazio molto per aver rivelato un qualcosa di così personale! Si, secondo la mia visione mi sembra più appropriato definirla lucida follia. Se vuoi possiamo anche definirla coscienza. C’è un universo dentro di noi che accompagna quotidianamente il nostro corpo, ma mentre questo si muove involontariamente negli spazi, il nostro secondo essere, quello interiore si muove esclusivamente in profondità, per tale ragione, ritengo sia non sempre possibile dominarlo. Quel ritorno, hai ragione, oltre ad essere impossibile, servirebbe a gran poco si, perché ci muoviamo nel tempo e nello stesso ci trasformiamo.
        È una mia riflessione! ☺️

  3. Io direi che tutto è bagaglio… Stracci, perle, coriandoli e frutta candita ma sempre parte di noi… Oggi come oggi vivere il presente il qui e ora, nonostante tutto è una bella storia. Buona serata Paolo. 😊

  4. La fantascienza ha inventato la macchina del tempo. Ci sali e torni nel passato. Anno mese giorno preciso. Vuoi cambiare quel particolare, quel momento che secondo te se fosse stato diverso allora non saresti quello che sei ora. Va tutto per il meglio e indossi il maglione verde, rispondi correttamente alla domanda, non apri la porta, non resti senza benzina, prendi il treno, non baci quella ragazza. Risali nella macchina, torni nel presente. Ci sono due possibilità. La prima surreale per quanto assolutamente reale: non è assolutamente cambiato nulla. Sei di nuovo quello che eri prima di partire, senza un capello fuori posto. È esattamente tutto uguale. La seconda. Tutto, ma proprio tutto è diverso. A partire da te. Non ti riconosci. Vedi un te stesso che non ti appartiene anche se ha la tua stessa faccia. Un’altra persona. Non sto riscrivendo Ritorno al futuro. È il tarlo che accompagna certi pensieri. Quanto siamo artefici del nostro destino? Quanto tutto è già scritto e noi siamo attori inconsapevoli che recitano la parte già scritta per noi? E se tutto fosse imputabile al caso? La materia di cui siamo fatti è vecchia di milioni di anni. La nostra anima la permea o è qualcosa di altro, indipendente, davvero mortale? Le leggi fisiche “giustificano” l’immortalità degli elementi. L’ anima muore davvero o si disperde come il corpo in frammenti infinitesimali il cui unico fine è ricongiungersi? E riconoscersi? Ogni età non può essere diversa da ciò che è stata. Da qui nasce l’esperienza, che troppo spesso carichiamo di un’aura di saggezza che in realtà non le appartiene. L’esperienza è statistica. È il contrario del caso. Che invece è più follia.

    L’errore che compiamo è affidarci all’esperienza sempre. Come se la vita fosse una scienza esatta, un calcolo corretto che non fa crollare il ponte. Un altro errore è  quello di pensare che un difetto, socialmente riconosciuto come tale, rappresenti una debolezza, una tara. Noi siamo in primo luogo e sopra ogni cosa un unicum. La nostra unicità e una cifra che facilmente ci dimentichiamo, nel vano anelito di uniformarci a qualcosa che non ci appartiene. 

     

    (un quarto di magicavita97, un sedicesimo di belladentro68, cento di amolamiafottutaincoerenza74, cinquanta sfumature che ci stanno bene, tutto sommato sono sempre la stessa!)

    • Grande Silvia (e tutte le parti che ti compongono), concordo sull’analisi psico-socio-storico-eziologica….
      La mia visione è più pessimistica, ma soprattutto meno possibilistica. Quelli siamo, dalla nascita. Episodi, fatti, sliding doors sono sono solo ammennicoli, la sostanza non cambia. Per lo più, nasci ciò che muori.

  5. Tempo verrà
    in cui, con esultanza,
    saluterai te stesso arrivato
    alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
    e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro

    e dirà: siedi qui. Mangia.
    Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
    Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
    a se stesso, allo straniero che ti ha amato

    per tutta la tua vita, che hai ignorato
    per un altro e che ti sa a memoria.
    Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

    le fotografie, le note disperate,
    sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
    Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.
    (Derek Walcott)

    Sei perfetto così, come sei ora, ogni volta, in ogni tempo.

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