La Moldava

Di questi tempi la sento suonare spesso.

La Moldava, il mio primo racconto

di musica e parole.

Un pomeriggio d’autunno

le dita sui tasti di un magnetofono

carta e penna

il tavolo di cucina

la schiena di mia madre.

Ho cercato invano un quaderno

nella polvere

impresa ardua, forse impossibile

trovare ciò che si cerca.

Oggi più che mai

avrei voluto rileggere di quel fiume

delle sorgenti, i chiari di luna

le ninfe danzanti

la caccia, la festa

il maestoso approdo.

Forse avevo fatto un disegno.

Idea di un professore di musica

uomo gentile.

C’era passione nella sua voce

e nel giudizio. Farà il critico musicale!

Gli occhi di mia madre.

E invece.

La musica, le parole.

Al più scrivo ciò che vedo

ciò che ricordo.

Meglio di niente.

[P.B., 24/5/2020]

15 thoughts on “La Moldava

  1. Quante volte il “materiale” diventa una carezza da cercare a vuoto, un quaderno preciso, una fotografia, una lettera, per quel nostro affetto racchiuso lì dentro….Cerca quei luoghi se puoi ancora…cerca le persone! Molto bella! 🌷

    • Grazie Katia.
      Quel luogo è l’infanzia, è uno sguardo sorridente sul futuro. Come non rimpiangerlo? Ma tutto questo è anche un dono, un seme sepolto tanto tempo fa che ancora sorprende. Il nostro cuore uno scrigno di emozioni, affetti, persone, in cui perdersi e cercare. E ritrovare. Perché le cose importanti si fanno trovare.
      Adoro osservare vecchie foto, anche di stagioni che non mi sono appartenute, persone che ho incontrato nell’infanzia, solo sfiorato, la cui vita posso solo immaginare… Provo a immedesimarmi, sostituendomi a loro. Potrei starci delle ore…

      • Grazie per aver raccontato qualcosa in più….🌹E per aver condiviso i tuoi ricordi!
        È un bel rievocare si e senza dubbio tutto ciò è un dono prezioso!
        Ti auguro una buona serata! ☺️

  2. Vedi, se tu avessi trovato il quaderno non l’avresti scritta. La poesia è ispirazione e suggestione, memoria filtrata dal “pettirosso sul davanzale”. È accaduto davvero? Poi qui c’è un pretesto per vederti in cucina con tua madre, mentre fai i compiti e questa è un’immagine universale.

    Scrivere è sempre meglio di niente. Scrivere è… questo. 

    • Scrivere è (ri)vivere emozioni.
      È ricordo, è sogno. È ricerca, è lotta, liberazione.
      È tenerezza, è affidarsi, lasciarsi carezzare.
      Ogni volta che riascolto la Moldava, soprattutto l’inizio, il vortice dei flutti che affrontano il viaggio… L’illusione dei riflessi di una notte di luna, le rapide… Ecco, torno lì, in quella cucina, nella culla accogliente di quell’età di speranze. È dolce. Sono certo che quel quaderni sia uno scrigno, ma ciò che ne conservo è forse più bello.
      Grazie Silvia.
      Una buona serata.

  3. Non è per niente scontato scrivere ciò che si vede, anzi ti dirò che non tutti ne sono capaci.
    Così come scrivere del ricordo, tutti ricordiamo ma trasmettere, comunicare un ricordo è ben altra cosa. Tutta un’altra cosa.
    Molto bella

  4. le metamorfosi che offrono le espressività artistiche sono veramente quello che c’è di più bello, soprattutto quando liberano dentro di noi paesaggi particolari o ricordi indelebili, anche perché, senza questi sogni, la nostra vita sarebbe troppo monotona…

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