Dello scrittore

[diffidate gente, brutta razza]

 

Scrittore

 

Scrivere è un mestiere per solitari. Ti prosciuga. In un certo senso, uno scrittore non ha una vita propria. Anche quando l’hai di fronte non c’è veramente.

 

[Paul Auster, da Trilogia di New York, Einaudi Ed.]

 

Letto così, fuori dal contesto in cui è incastonato, sembra il classico aforisma. Facile, banale. Il mito dello scrittore, la maschera dietro la quale (ci) si compiace, con la quale (ci) si diverte a giocare, interpretando il personaggio…

Il personaggio, appunto.

Quando ho iniziato a leggere Trilogia di New York, arrivando dall’energia centrifuga e imprevedibile di Singer (Nemici, cfr. alcuni precedenti post), ho pensato più volte di cambiare libro. Ne facevo sì una questione di stile, ritmo, passo, mood, che dir si voglia, ma anche di sostanza. La scrittura piana, il lento, paziente a tratti compiaciuto sviluppo di un pensiero lineare, per niente complesso, e di una psicologia del personaggio altrettanto accessibile, esposta quasi con piglio didattico… L’apparente fragilità della trama, a sua volta troppo chiara e spogliata di qualsiasi orpello e colpo di scena, intenzione questa dichiarata in modo programmatico fin dall’inizio, che fa sì che il lettore percepisca il vuoto e la mano dello scrittore che cerca di colmarlo… Insomma, tutto votava per l’abbandono. Avevo ancora voglia di montagne russe, di colpi di genio, di una scrittura che mi tenesse acceso di pagina in pagina, fatta di adrenalina e rimandi, di personaggi fascinosi, folli, esuberanti o straordinariamente inconcludenti; volevo ancora godere di intuizioni e immagini geniali.

Invece. Ero sceso da una Ferrari per ritrovarmi su un’utilitaria, per di più fermo, immerso nel traffico stagnante della Grande Mela.

Il titolo della Trilogia assegna a New York una responsabilità a mio avviso esagerata. E’ vero, lei c’è sempre. E’ forse l’unico punto fermo. A tratti è percorsa con dovizia di particolari, di indicazioni, che sembra quasi di sentire la voce di un navigatore o l’odore dell’asfalto sotto i piedi. Eppure anche New York è un flop, un buco nell’acqua, un non-luogo. C’è, vive, pulsa, ma – questo viene chiarito quasi subito – è solo uno sfondo. Assume una fisionomia solo quando rifulge della sua stessa storia, della sua memoria…

Un destino che l’accomuna ai protagonisti dei tre romanzi. Anonimi, indefiniti, per certi versi labili e cangianti, in un processo continuo di trasformazione psicologica e fisica, di meta-identificazione; si confondono l’uno con l’altro, uno dentro l’altro, con i loro stessi testimoni, con i loro stessi artefici, in un continuo gioco di specchi. Non a caso si tratta di storie di “investigazione”.

Non fraintendete: giallo, noir stanno di casa qui come certe carte da parati, certe cornici anonime appese alle pareti, come l’impersonale mobilio di un appartamento affittato a settimane, o a ore.

L’investigazione, qui, è un’altra.

Sembra che Auster, che peraltro è stato autore di romanzi gialli sotto pseudonimo…, nei tre romanzi, in uno dei quali inserisce anche se stesso – egomet, Paul Auster in persona, con tanto di famiglia al seguito, in un grazioso cameo essenzialmente dedicato a Cervantes e al suo Don Chisciotte – sembra che Auster – dicevo – abbia scritto i tre romanzi cercando di rispondere (o non riuscendo a rispondere) a un’unica domanda: chi sono io che scrivo, che ti racconto? Chi sei tu che vivi sulla mia pagina, che mi interroghi quotidianamente? Sono io che ti scruto dalla mia finestra o piuttosto tu che fai la stessa cosa con me, o addirittura ti prendi gioco di me, riducendo la mia vita a un continuo, svuotante stare alla finestra, o forse allo specchio.

Finestre, binocoli, specchi, report e missive, incontri più o meno casuali. Travestimenti. L’arte dell’immedesimazione e dell’impersonare che si piega su se stessa. Insomma, un Uno, nessuno, centomila con abiti e strumenti di Alfred Hitchcock. Un’indagine speculativa, al cui centro sta il tentativo di definire un’identità, lo sforzo di fissare sulla pagina scritta qualcosa che vada oltre l’elencazione fedele dei fatti e in qualche modo la fissi. C’è la Letteratura, che a mo’ di contraltare sembra essere il vero caposaldo e dare concreti spunti ed esempi di vita. Non a caso gli unici personaggi che sembrano avere un’identità certa, banalmente un nome e un cognome, sono proprio quelli dei classici letterari. E i loro Autori…

Non aggiungo altro a questa mia indagine, pardon!, a questa mia riflessione scompaginata. Credetemi, non potrebbe essere altrimenti.

Ah!, dimenticavo… Nel libro troverete anche anche Mr. Orange e Mr. Brown, e Mr. Black e Mr. White… Ma questa è tutta un’altra storia.

13 thoughts on “Dello scrittore

  1. è un autore che ho apprezzato molto, tra l’altro il suo romanzo “4321” è uno di quelli che porterei su un’isola deserta, nel caso di una scelta…
    Sullo scrittore in senso lato poi, si potrete aprire un dialogo bellissimo.

    • Ne sono convintissimo.
      Anche a me sta piacendo (sto leggendo l’ultimo dei tre). Molto. Nonostante le premesse.
      Non si può esprimere un giudizio per confronto, né vincolare la propria lettura di un romanzo a sensazioni originate da quella di un altro.
      Auster in generale non mi ha mai deluso. Il suo passo pacato, calmo, costante, che non perde un colpo, mi ha sempre convinto. La chiarezza, l’approccio quasi logico-scientifico con il quale riesce a esporre il proprio pensiero e a sviscerare quello dei suoi personaggi pare non lasciare mai nulla al caso o di intentato.
      4321 sarà indubbiamente fra le mie mani (sei il secondo a suggerirmelo, è un segno).
      Dello scrittore, dell’eterna dialettica fra scrittore e personaggio, realtà finzione, fusione, trasposizione… si potrebbe chiacchierare piacevolmente a lungo. Sono d’accordo. Auster ha indugiato, ha anche “rischiato”, a mio avviso: al suo posto io avrei prodotto probabilmente qualcosa di illeggibile, non tre romanzi simili e completamente diversi fra loro, tre declinazioni di un unico affascinante (e abusato) tema.
      Lui ha corso il rischio ed è riuscito nell’intento.
      Se ce ne fosse un quarto, lo leggerei.
      Questo è spessore e bravura.

  2. Auster mi piace molto. Sia nei suoi romanzi più speculativi e astratti, sia in quelli in cui racconta semplicemente la vita che scorre nei quartieri di New York e Brooklyn. Ho apprezzato molto anche 4321, variazioni sulle possibilità di una vita, all’inizio si segue con un po’ di difficoltà, ma poi si impara a orizzontarsi…

    • Ho la sensazione che gli piaccia giocare. Con la scrittura, la tecnica, l’arte della scrittura. E gli riesce bene. Un altro al suo posto – ripeto -potrebbe fare solo brutta figura e dare alla luce qualcosa di ridicolo, illeggibile. Il rischio di leziosità e tecnicismo è altissimo. Lui invece si muove in questi esercizi (che non sono esercizi di stile, ovviamente) con facilità e maestria. Sicurezza. Il primo romanzo che lessi di Auster (ora non ricordo il titolo), lo lessi in lingua. Ricordo la sensazione straniante. Solo verso la fine mi accorsi (mettici lo zampino della lettura in lingua), che ognuna delle tre parti che componevano il romanzo era stata composta con un soggetto narrante diverso (prima, seconda, terza persona…) e in una fase temporale diversa.
      Leggerò 4321. Sicuramente.

  3. Auster qui gioca con il lettore e lo costringe a farsi le stesse domande che si deve essere fatto lui prima di scrivere (e mentre lo faceva) questa trilogia. Domande a cui, secondo me, non riesce a rispondere…

    • Condivido. Ho letto anche il terzo (a valle dei precedenti commenti). Per certi versi il migliore, più reale e intimo. Ma sempre irrisolto. Tanto di cappello, comunque, per la bravura, la capacità di tenere attaccato il lettore (per me è stato così), pur narrando una continua introspezione, una continua indagine psicologica, inequivocabilmente legata all’universo della scrittura. Un mondo a sé, che tutto crea, finge, ipotizza, e smonta e distrugge in poche righe. Un piacevole viaggio, condotti da voce sapiente, verso un nessun luogo, nowhere…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...