Rapidità

[La perfetta essenzialità di un racconto]

 

Ofelia - J. E. Millais

“Ophelia”, di John Everett Millais – web

 

L’imperatore Carlomagno in tarda età si innamorò di una giovane ragazza tedesca. I baroni della corte erano molto preoccupati vedendo che il sovrano, tutto preso dalla brama amorosa, e dimentico della dignità regale trascurava gli affari dell’Impero. Quando improvvisamente la ragazza morì, i dignitari trassero un respiro di sollievo, ma per poco: perché l’amore di Carlomagno non morì con lei. L’imperatore, fatto portare il cadavere imbalsamato nella sua stanza, non voleva staccarsene. L’arcivescovo Turpino, spaventato da questa macabra passione, sospettò un incantesimo e volle esaminare il cadavere. Nascosto sotto la lingua morta, egli trovò un anello con una pietra preziosa. Dal momento in cui l’anello fu nelle mani di Turpino, Carlomagno s’affrettò a far seppelire il cadavere, e riversò il suo amore sulla persona dell’arcivescovo. Turpino, per sfuggire a quella imbarazzante situazione gettò l’anello nel lago di Costanza. Carlomagno si innamorò del lago e non volle più allontanarsi dalle sue rive.

[Da “Lezioni americane – Sei proposte per il prossimo millennio”, di Italo Calvino, Ed. Garzanti, 1988 – Capitolo secondo: “Rapidità”]

“Leggenda” tratta da un quaderno di appunti inedito dello scrittore romantico francese Barbey d’Aurevilly, scelta da Calvino fra tante e diverse versioni della medesima storia, e portata ad esempio per la sua lucente e ineguagliata efficacia narrativa.

5 thoughts on “Rapidità

    • Sì, fa sorridere, vero? Sembra una gag.
      Non so se hai letto il testo completo della “lezione/conferenza” raccolta ne “Le lezioni americane”. Ma la cosa davvero affascinante è, al di là della storia di sapore antico, medioevale, che riconduce alla narrazione tipica delle leggende e delle favole (cui capita di sentire l’esigenza di tornare), la cosa bella è seguire l’analisi che Calvino, attraverso la propria impareggiabile conoscenza e capacità di raffronto dei testi, ne fa. Cita e mette a confronto versioni più antiche, nordiche, nibelunghe, cattoliche, della medesima leggenza (che porterebbero anche a giustificare tradizionali culti e la celebrità delle acque termali del Lago di Costanza…), per poi tornare all’essenziale completezza ed efficacia di questo bellissimo “riassunto”, incastonato fra le pagine di un diario. Non gli manca nulla. Pochissimo viene detto, quasi nemmeno un aggettivo, nessuna caratterizzazione, se non quella derivante dall’azione. Nulla viene aggiunto. Fa tutto il lettore, ben stimolato e guidato da una “rapida”, ritmata, sequenza di scene. Immediate, chiare e “bastanti”.
      Da un punto di vista “tecnico”, diciamo, pur non padroneggiando affatto la materia, né la valenza di ciò che scrivo, lo vedo anch’io come un esempio da tenere bene in considerazione.

    • Assolutamente.
      “L’imperatore amò un anello” è la versione più sintetica del racconto in oggetto.
      Tra l’altro, Calvino nella conferenza esalta questa ricerca direi estrema di sintesi nell’arte del racconto (lui era un promotore delle short stories, ritenendo tra l’altro che l’Italia è un paese di poeti più che di romanzieri). Tanto da citarne un celebre esempio di Monterosso. “Al suo risveglio, il dinosauro era ancora lì”.

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