La luce percosse la terra

btrhdr

La luce percosse la terra.
Il giunco spezzato
sembrava morto.
Finché esausto il sole
si sollevò dalla roccia
imporporata.
Di carezza in carezza
abbandonò il pendio,
venne infine la sera.
Lo stagno impallidì.

[I.P. + P.B., 18/9/2019]

10 thoughts on “La luce percosse la terra

    • Grazie Flavio. Il tuo ritorno mi fa quasi arrossire. A volte non so cosa scrivo. Le parole originano e non so se hanno un senso. Mi ritrovo pienamente nelle parole di Anna Leone che hai riportato nel tuo recentissimo post su Neobar. Le trascrivo anche qui.
      “Quel non volermi applicare ad ogni costo, anche quando non avrei nulla da dire, nel mio caso fa la differenza. Considero, ma è una mia idea, che non la scrittura, ma la poesia non sia un esercizio, ma qualcosa che viene alla penna. Che poi ci sia ricercatezza e un voler conferire una buona forma è un valore necessario, ma ciò che spinge è sempre il contenuto.” Le sottoscrivo, aggiungendo, da illetterato, un po’ di cenere sul capo e un grazie a chi come te mi legge e coglie l’intenzione, al netto di inesattezze, espressioni incolte o erronee.

      • Di parola in parola hai descritto un nostalgico tramonto estivo. Ho letto il tuo commento sul tuo modo di fare scrittura, simile al mio, come tu stesso sostieni e posso dirti che, anche se non è l’unico modo, è plausibile, per chi, come noi scrive quando è se ha qualcosa da dire. Paragonarsi ad altre scritture, credo non sia utile e neppure giusto.. Alla fine si finisce, tutti, a somigliarci. 😊

      • Grazie della lettura e del commento, Anna.
        Trovo la tua forma espressiva estremamente interessante e profonda. Nella forma, equilibrata ed elegante. Senza nulla togliere alla forza del senso originante.
        Paragonare e paragonarsi, concordo, serve a poco. Scrivere poesia è vivere emozioni, farsi attraversare da visioni, sentimenti, passioni nel tentativo – forse vano – di lasciarne traccia. E’ farsi strumento in mani altrui, nella speranza di essere usati fino in fondo, di essere in grado di emettere suoni che raggiungano le corde del lettore.

        Non esiste poesia senza questo motore demiurgico e creativo. L’esperienza, l’arte possono aiutare nell’intento di comunicare. In questo, però, i miei sensi accolgono sempre di buon grado un linguaggio semplice e essenziale, adatto al mio animo bambino.

      • Si. Anche se non sono così d’accordo che la poesia o la scrittura in genere debba farsi strumento nelle mani altrui, quando già le parole che lasciamo sono strumento del nostro dire. Sono più per dire che la parola lasciata possa diventare un tramite, una sorta di ponte tra anime affini. Grazie per le tue parole di stima che ricambio. Un caro saluto. Anna

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