Quando sarò morto

Quando sarò morto
e verrete al mio funerale
fate che sia per voi
un’occasione d’incontro.
Non vi lascerò molto
niente figli,
tronchi cresciuti
fra i sassi
in cerca di luce.
Niente lacerazioni
ragioni d’ansia
di rivendicazione.
Non sarà una liberazione
non c’è stata invasione.
Che sia almeno un’occasione, sì
anche solo un momento
in cui
magari dopo tanto tempo
parlerete fra voi
esseri umani curiosi
felici di conoscervi
una volta ancora.
Ma se davvero non avrò lasciato nulla
non un segno, un ricordo
una parola, un lamento
un dolore
allora questo non potrà mai accadere.
Non verrete
non vedrete la mia tomba
il mio volto da estinto.
Non vi darete la mano
non vi abbraccerete.
Non saprete
perché non ve lo diranno.
Se è così che andranno le cose
sarà stato tutto inutile.

8 thoughts on “Quando sarò morto

  1. Bravo. Non è mai facile scrivere di argomenti come questi. Io se potessi lascerei solo un messaggio, anzi due. “Se proprio volete partecipare, portatevi dietro qualche bottiglia, affinché non siate intristiti dalla questione”; e “Sappiate che se lascerete avvicinare un prete a ciò che di me dovesse restare, vi perseguiterò dovunque io sia”. Ma come superare Garcia Marquez in termini di sintesi ed incisività? Non si può, credo.
    “Avevo sognato di assistere al mio funerale, a piedi, camminando in mezzo a un gruppo di amici vestiti a lutto stretto, ma in vena di bagordi. Sembravamo tutti felici di stare insieme. E io più di ogni altro, per via di quella grata occasione che mi offriva la morte di ritrovarmi con i miei amici dell’America latina, i più vecchi, i più amati, quelli che non vedevo da più tempo. Al termine della cerimonia, mentre cominciavano ad andarsene, io avevo tentato di seguirli, ma uno di loro mi aveva fatto notare con una severità risoluta che per me la festa era finita. «Sei l’unico che non può andarsene» mi aveva detto. Solo allora avevo capito che morire è non ritrovarsi mai più con gli amici”.
    La festa!

    • Struggente Marquez. Riesce a fare vivere il senso crudele del distacco. Come il bambino che viene privato del gioco più bello, di più: del seno materno.
      I tuoi epitaffi… Fanno sorridere, ma sono anche in sintonia con la mia poesia. Cerchiamo almeno di rendere più lieve alle persone care il momento del nostro trapasso. Unico lascito: un sincero, fraterno senso di amicizia e serena compartecipazione. Scoprire di non essere stati in grado di generare nemmeno questo, sarebbe una triste e amara sconfitta.

  2. raramente commento poesie, ma qui mi ritrovo in tanti passaggi e nell’amarissima chiusa.
    e poi penso, o almeno sento, che questo pensiero sconfortato, questo paventare una morte solitaria passata sotto silenzio, sia rivolto proprio a chi legge, a chi appartiene a questo mondo virtuale, così intenso e fragile, così incline a “sentire” e poi dimenticare.
    ed è vero, un giorno capiterà che non aggiorneremo i nostri blog e chi è abituato a leggerci penserà a un inaridimento della vena non avrà modo di sapere cosa in realtà ci sarà successo.
    ml

    • Grazie, Massimo, del tuo commento.
      Potrei scrivere pagine di ciò che mi suscita questa poesia.
      Originata dal ricordo di un incontro fraterno, amicale, estremamente vivo e caloroso – per il desiderio di dirsi, raccontarsi, sentirsi -, al capezzale di un morto. Lui era lì, freddo. Noi ci stringevamo dopo anni, come se in quel giorno avessimo diritto di accesso a un’altra occasione di vita.
      Originata dalla considerazione, da un momento di bilancio della mia di vita (cosa ormai sempre più frequente).
      Originata dal fatto di non avere figli.
      Dal fatto – apprezzo la tua lettura – di vivere in un mondo forse troppo virtuale, che alla lunga ti avvolge nella tua bolla, separandoti dal contatto reale, umano, di pelle e di sguardi.
      Dalla domanda, eterna e ineludibile, che tutti ci poniamo: “alla fine, cosa rimane?”.
      La risposta è, credo, uno spunto, uno sprono. A vivere, a essere nelle relazioni umane. Reali, virtuali anche. Con sincerità, con tutti noi stessi. E’ l’unica cosa che abbia senso fare.

  3. Apparentemente i tuoi versi hanno suscitato l’interesse diffuso a commentare. La verità è che è un poema molto acuto sulla morte e su tutto ciò che lo riguarda. Mi è piaciuto molto lo stile che gli dai. È bello leggerti.

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