Passaggio di stato

Il treno corre veloce, troppo: non riesce a guardare fuori dal finestrino, il paesaggio scorre e appare sfuocato, i contorni sono mescolati. Sono macchie futuriste su una tela che cambia ogni secondo. E’ il giorno dell’anniversario della strage di Bologna e vede le corone appena posate alla stazione. Sta andando a Brescia. Un’altra strage. Pessima combinazione pensa. Oggi è proprio il giorno delle deflagrazioni. Ma nessun dolore universale. Non ha voglia di pensare al dolore degli altri. E poi il suo non ha nemmeno i contorni del dolore. Ha preso un treno la mattina presto senza avere dormito. Ha ancora il sale sulla pelle. La sabbia nei capelli. Il sapore. Si lecca il dorso della mano per sentire quel sale. Passa la lingua sulle labbra, lo fa sempre quando ripensa. E prende tra le dita una ciocca di capelli, la arrotola un po’, ma non è docile e morbida come vorrebbe. Sta ripensando. Elaborando. Ricostruendo. E sente sotto di sé i binari scorrere. I suoi pensieri deragliano. Si capovolgono. Fanno il rumore di lamiera che stride contro lamiera. E scintillano. Adesso si morde il labbro, dentro. Stringe tra i denti un po’ di carne, inconsapevolmente, fino a farla sanguinare. Un altro sapore, metallico.
Agosto, mezzogiorno. 12 ore fa, minuto più minuto meno. Ha perso qualcosa. Ha fatto un po’ male. Passa di nuovo la lingua sulle labbra. Tra l’altro Declan è anche un bel nome.

[lapoetessarossa, un bel po’ di tempo fa]

Ospito molto volentieri questo brano che lapoetessarossa ha felicemente ripescato dai propri archivi e rimesso a nuovo. Per il piacere di leggerlo e rileggerlo anche con voi che passate di qui.

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17 thoughts on “Passaggio di stato

    • Il tuo brano mi piace molto, te l’ho detto. Merita evidenza. Tra le altre cose gioca su questo concetto di intimo dolore contrapposto a quello di un dolore universale rappresentato dalle morti per strage. Il “passaggio di stato” contrapposto al “passaggio di Stato” (l’ho letto solo io o era intenzionale?). Per questo apprezzo i tagli operati sul finale. E poi il brano è anche tremendamente intimo e sensuale nel suo dire solo per vaghi accenni. Una prosa leggera e incisiva come la tua sa essere (ben diversa dalle cadenze pachidermiche della mia; orso di persona e per come scrivo).

      • Al passaggio di Stato sai che non ci avevo pensato?

        Lungo i binari di questo brevissimo racconto si mescolano vissuti, desideri e immaginazioni di una giovane ragazza che diventa grande. Ha quell’ età in cui il resto del mondo ha ancora i contorni del palcoscenico da calcare e quel che accade sullo sfondo è marginale e ricondotto al proprio personale sentire. …come dire, non poteva essere quel giorno esatto, è non un altro, quello in cui sarebbe passata di lì…

  1. forse condizionato dal clima dell’altro brano ospitato da Paolo appena prima del tuo, ho la sensazione che il passaggio di stato per la ragazza non sia stato del tutto indolore nè del tutto volontario, che ci sia stata forzatura se non proprio violenza. ma forse mi spingo troppo in là.
    è che l’essenzialità della tua scrittura (si vede che sei poetessa, soprattutto) è un invito alla libera interpretazione 🙂
    ml

    • Caro Massimo, questo brevissimo racconto non è vero ma verosimile. È una possibilità. È  vero che non c’è romanticismo, ma tante prime volte hanno poco di romantico e si risolvono davvero in un passaggio di stato. Sulla mia prima volta ci ho scritto una poesia, Destination anywhere. E Declan è un nome irlandesissimo. Diciamo che qui ho messo pezzi vissuti, pezzi sognati, pezzi possibili. La genesi del tutto è  di più  di una decina di anni. Qui ho rivisto. Anzi diciamo rivisitato. Mi piacerebbe si sentisse anche un filo di nostalgia per un tempo che non torna più. 

      • La rivisitazione è una pratica che piace anche a me, apportiamo piccole modifiche per noi sostanziali, difficilmente intellegibili per gli altri.
        Pezzi vissuti, pezzi sognati, pezzi possibili sono gli ingredienti sempre presenti in ogni buon racconto, cambia solo la proporzione di ciascuno a seconda dell’impronta che si vuole dare, autobiografica o di fantasia.

      • Sono come delle ricette di cucina, in fondo, no? Non si cucina quasi mai un piatto una volta sola, lo si ritocca e adatta ad ogni riproposta. E quel che è sorprendente è che può sempre stupire…
        Questo piatto, ad esempio è abbastanza crudo e certo un po’ salato…

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