Bongo Bong

il nostro tempo era agli sgoccioli
alcuni di noi erano già stati presi
erano dentro il meccanismo
ma ci sentivamo ancora apprendisti
inquilini in affitto.

non avevamo progetti, in fondo
eravamo quelli che siamo
ma non lo sapevamo.
ci conoscevamo appena.

con lei era la prima volta.
i suoi modi anarchici
io, un bravo ragazzo.
girovagammo al buio fino a Venaria
sulle note di una canzone
je ne t’aime plus, tous les jours…

ricordo bene quegli attimi
la sua erre moscia
l’eleganza negata
la voglia di godere
di essere liberi.
i racconti di sesso
il piercing alla vagina
e le nostre mani che, addormentati
si sfioravano appena.

[un grazie a Flavio Almerighi per avermi ispirato]

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23 thoughts on “Bongo Bong

    • Hai perfettamente ragione.
      E’ una forza, un turbine, un motore.
      Sono felice di averlo incontrato, di avere incontrato la sua poesia (prima fonte di ispirazione), il suo entusiasmo, fresco, sempreverde, la sua ricerca inesauribile.

      E’ bello, poi – almeno a me piace molto, assistere o intercettare un “atto creativo”. Il bongo, le note cristalline, l’arrivo del ricordo. Le emozioni, la piacevole nostalgia della scoperta. Il fatto che in fondo, stavamo e ci volevamo bene.
      Grazie Irene.
      Buongiorno a te!

    • … e un seppur vago senso di non appartenenza, che di quella libertà è figlio.
      La libertà della giovinezza, la libertà dell’artista. Che cozza con le pareti e i meccanismi del sistema.
      Il nostro buon “King of the bongo”, approdato alla “big town” per vedersi svilito, depauperato, non riconosciuto (e non sentirsi integrato lui stesso) ne è un’espressione (ironica, leggera) molto felice…

  1. Quanto ho amato e amo ancora quella canzone, ho avuto il piacere di ascoltarla in Piazza duomo a Milano, dalle scalinate della metropolitana ( tanta era la gente presente!)
    Bello l’incontro di persone così diverse, che lo sanno ( perché in fondo lo sanno da subito anche se fanno finta). Quell’incontro è sicuramente un momento, solo un momento ma può dar spettacolo.

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