specchio

Luna

Luna nel bosco

una nullità
questo penso di me
se mi vedo
con i tuoi occhi.
mi chiedo come fai
a sopportarmi
a sopportare me
il mio stupido riso
la mia voce
i miei occhi pavidi
immobili
la mia faccia posticcia
ebete e muta.
che ci trovi
mi chiedo
in un essere senza ossa
in un contenitore vuoto?
ti prego, dimmi
quando mi guardi
tu, cosa vedi?

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35 thoughts on “specchio

  1. Si vede e si sente quello che si ha voglia di vedere e sentire.
    A volte quello di cui si ha bisogno.
    In fondo siamo composti da mille sguardi, che si sommano al nostro.

    • Il problema – se vogliamo chiamarlo così, è quando riesci a vederti come ti vede l’Altro. In realtà, per quanto difficile, lo reputo un momento di grazia, non un problema. E’ illuminante. Vedersi, sentirsi completamente nudi. Smascherati.
      Ci sono persone che definirei più consapevoli, integre, genuine. Che indossano meno, o forse mai, delle maschere. Che non ne hanno bisogno.
      Per chi, invece, come me, ha fatto il callo ad assumere sembianze (e illusioni) da palcoscenico, essere aiutato a vedersi per quello che è realmente è un’importante esperienza di vita.
      Un po’ come venire di nuovo alla luce. Anche solo per qualche istante.
      A me ogni tanto capita, e non è merito mio. Di varcare di nuovo quella soglia attraverso “occhi” altrui.
      Certo, farlo a una veneranda età come la mia può essere destabilizzante (da lì il clima emotivo annichilente della mia poesia).

      • Proprio in questo senso intendevo che siamo composti da mille sguardi, oltre al nostro che ci permettono di vederci e sentirci interamente. Credo.

      • Sì. Avevo inteso. (e ho inteso che hai inteso)
        Insomma. Lo specchio ci aiuta. Ma l’occhio, in fin dei conti, è ancora il nostro.
        E tornando alla metafora dell’attore – una figura, un modo di essere che mi affascina tantissimo e mi sconvolge, dal punto di vista profondamente umano, di immedesimazione, partecipazione e catarsi, fino a perdere una propria identità -, mi chiedo, immaginandolo seduto, in camerino, in fase di trucco e di strucco, allo specchio: lui, cosa vede?

      • mi piace pensare che in quel momento di meravigliosa solitudine l’attore si chieda se realmente sia stato in grado di rappresentare al meglio quella parte di sé più intima e segreta.

      • Brava. Mi piace molto ciò che hai scritto. Credo sia questo il senso. Dare voce a parti di sé. Anche le meno nobili, se vuoi. Quindi conoscerle, affrontarle. Non è affatto facile.
        Quando mi sento nudo e spiazzato da questi incontri è perché faccio fatica ad accettare. Ma fa parte del gioco.
        Il nulla è qualcosa che non si vuole vedere, non si vuole affrontare. In fondo, è questo che chiedo allo Specchio. Di ripetere, di mostrare, di fare memoria. Per imparare a convivere, ad accettare. A migliorare, forse. Perché credo che ognuno abbia comunque degli ideali cui vorrebbe avvicinarsi.

      • Ne avevamo già parlato tempo fa ma ci sta bene anche oggi secondo me: ” … una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa.” Monologo di Agrado,
        dal film “Tutto su mia madre” di Pedro Almodovar.

  2. Non credo che esista un unico io. Noi siamo in relazione con il resto del mondo. Ciascuno ci vede a suo modo e noi ci adoperiamo a mostrarci a seconda di chi è di fronte a noi. C’è chi è più coerente di altri e allora può dar l’idea che il suo io sia più genuino, che non cambi maschera, o forse che ne indossi una soltanto. Esiste un io che noi non riveliamo a nessuno, perché esistono pensieri che teniamo per noi, per pudore, per timore. Per mille motivi. Ecco, la consapevolezza reciproca che il mondo interiore sia qualcosa di insondabile, quello sì fa sentire nudi: io so che tu sei altro e quel tuo essere per me è un mistero. Esistono persone che possono accedere ai nostri pensieri più intimi, che accettano (perché lo hanno fatto con se stesse) l’esistenza di quell’io profondo e insondabile. A volte ci stupiscono con la loro capacità di spogliarci e di farci sentire vulnerabili, ci spolpano, ci fanno a pezzi. Può essere catartico. Può essere l’atto ultimo. Poi ci ricostruiamo, rimettiamo a posto i pezzi, facciamo a posto ad altri, li portiamo in superficie. Sappiamo che è tutto temporaneo. La prossima volta ti spezzeranno le ossa e non saprai più ridere. Tutto vale quando dietro c’è una qualche forma di amore.

    • Hai ragione.
      Credo che involontariamente ci stiamo riavvicinando, con parole nostre, alla fulgida poetica pirandelliana. Alla potenzialità dell’io. Disarmante e disorientante, a volte. Ma sono portato a pensarla come una ricchezza.
      E in questo mi accosto all’ultimo commento di Tanti.
      L’interpretazione come espressione di questa ricchezza, come messa a fuoco e espressione di una parte di sé. Darle voce. Farla vivere.

      • Dietro ai versi è difficile nascondersi. I personaggi di una storia succede che si pieghino alle esigenze di copione. La poesia, per una qualche legge non scritta, non te lo permette. Così diventa l’unica strada per raccontare un momento, per fermarlo. Tu la leggi e la rileggi e non importa quando l’hai scritta, ma ti riconosci esattamente allo stesso modo.

      • Sì. E’ la bellezza della poesia. Lettura dell’anima. Dell’intenzione e del sentimento più intimi. Cristallina nel suo immortalarne l’attimo.
        No, in poesia non si mente.
        In qualunque forma si scriva, si parla in prima persona.
        Davanti a uno “specchio”. 🙂

      • Tendo a mettermi in discussione molto di più di quanto non faccio con gli altri. Mi piacerebbe essere all’altezza, ma non credo di pretendere molto. Forse mi illudo e mi sbaglio in questo senso. Forse chiedo senza nemmeno rendermene conto. Sarà che forse ho smesso di credere in ideali e modelli di persone. E tuttavia chiedo a me stesso di essere adeguato e quelli altrui (che reputo però validi e “cogenti”)… È un bel tema. Di fronte all’errore, alla mancanza, all’imperfezione, faccio fatica ad accettarmi.

      • Non vorrei essere banale, ma perfetti e esenti da errori non saraemo mai. Anche perché dovfemmo essere camaleontici e adeguarci a ideali di perfezione così diversi tra loro.

      • Brava. Ed in effetti nella vita sono abbastanza “camaleontico”. Da far quasi fatica a volte a ritrovare il “centro”. A patto che ve ne sia uno. Che poi alla fine non paga. Meglio essere di assecondare. Indubbiamente. Meglio un “prendere o lasciare”, meglio un paletto, un sano contrasto, un sano conflitto. Le persone hanno bisogno di orizzonti e confini contro cui sbattere e confrontarsi.

  3. L’amore è uno specchio.
    Se ti focalizzi su di lei ancora più a fondo potrai scorgere te stesso.
    Il vero te.
    La parte più profonda di noi la vediamo solo grazie agli altri perchè sono gli altri che ci fanno compiere percorsi differenti e imprevedibili, non immaginabili.
    Si chiama superamento del se.
    Il tuo cuore si riempirà sempre di più di emozioni non programmate, tu comincerai a non avere più paura, nè di te e nè di lei, e meno paura avrai/avrete e più vi fiderete.
    Una volta che la fiducia si compie tutto sarà accessibile, anche l’ignoto più fitto e lontano e comincerai a guardarti dal suo cuore.
    Ecco perchè l’amore ci fa stare bene, perchè ci rende imprevedibili e superiori a noi stessi.
    Ci rende diversi.
    Più nuovi,
    migliori.
    La parte più vicina al succo magico della vita.

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