Quelli che scrivono

Quelli che scrivono

Quelli che scrivono anche a occhi chiusi.

Quelli che quando si sentono vivi la prima cosa è trovare parole nuove per raccontare.

Quelli che scrivono quando sono disperati, distillando le parole con l’alambicco del dolore.

Quelli che scrivono le nostalgie come se stessero facendo l’amore.

Quelli che quando non scrivono non è perché basta fare piovere parole per raccontare la pioggia.

Quelli che scrivono sono un po’ come i ragazzi che si amano, non ci sono per nessuno.

Quelli che scrivono, quando si scrivono, vivono le pagine non scritte dei libri.

Sono tutto quello che succede dopo l’ultima pagina.

[S.G., “La poetessa rossa”, http://www.lapoetessarossa.it]

Mi piace avere un blog. Una pagina di quaderno che può essere letta. Un po’ in brutta, un po’ in bella. Una bella goffa e timida che, per quanto, esce comunque di casa. Mi piace pensare che qualcuno possa apprezzare ciò che scrivo, come lo scrivo. Scrivo anche per questo, ovvio. Ma non solo per questo. E comunque non a caso.
A volte ho proprio voglia di raccontare. A volte non riesco a trattenere. Altre non ho parole. E allora aspetto. Di solito leggo. Mi piace leggere le pagine degli altri. Gustarne l’arte e l’inventiva. E quando leggo scopro, imparo, mi meraviglio, invidio. E poi di più: bramo, attendo. Attendo ancora, sì, ma in un modo diverso.
Ma c’è dell’altro. Leggendo, io conosco. E ciò che più amo è l’incontro. Perché siamo persone, prima delle parole. Siamo, anche nelle nostre parole. Ed è questo che finisce sulla pagina. Questo quello che trovo.
Ogni volta un ritratto diverso. Per gioco, per impulso, per necessità. A volte siamo allo specchio. Nudi o in comodi vestiti, i nostri preferiti. Oppure prestati e pure stretti.
“Sono io” – diciamo. Non so se sia proprio così, il fatto è che ci proviamo.
Ci sono volte, invece, che ci riconosci appena, solo dagli occhi, da un gesto della mano. Allora è tutto più confuso, complicato. Lo è dall’inizio, da quando hai deciso di scriverlo. Non sai più nemmeno perché l’hai fatto, ma alla fine l’hai fatto, e basta. Doveva andare così.
Capirai forse un giorno, quando qualcuno ti leggerà. Quando qualcuno lo farà veramente. E capita. E quando capita, non ti senti più solo.

Ecco. Volevo scrivere qualche parola per introdurre e commentare i bellissimi versi di Silvia e… è uscito questo. Non c’entra forse molto. O forse sì. Volevo solo dire che Silvia mi legge. Ed io leggo lei. E quando questa “corrispondenza” avviene è qualcosa di incredibilmente bello. Incontro, scambio. Ritrovamento, scoperta. Emozione, respiro, rinascita. Qualcosa di profondamente umano. E’ sentirsi vivi. In contatto. Sentirsi ancora capaci di un contatto.
Sì, è bello ritrovarsi nelle parole di Omero, di Marai, di Montale e Pirandello (…). E’ bello farsi guidare. E’ bello capire. E’ bello avere un ideale. Qualcosa che non si possa incrinare. Già. Ma quando scopri che di là dal vetro c’è qualcuno in carne e ossa che ti ascolta, perché ti sa leggere, perché ti sa vedere. Qualcuno che ti parla, perché sa trovare le parole giuste per te, che sono le tue, e pure le sue. Allora il calore è un altro. Allora il cuore batte ancora più forte. La tua pelle cambia colore. Ti senti vivo. Vivo fra i vivi. E riprendi a sognare.

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32 thoughts on “Quelli che scrivono

  1. Scrivere è farsi trasportare dalle onde e ogni onda è una persona, un popolo, una terra sconosciuta, un mondo lontano e vicino, l’umanità ferma in cammino. Scrivere è come avere dio dentro cioè un incontro continuo, incessante.

    • “avere Dio dentro”
      Scrittura come atto demiurgico. La creazione di mondi. La ricostruzione, anche. A volte scrivendo si ripercorrono strade già fatte. Ma diverse, necessariamente. Si vede con altri occhi. Si prova a dare un senso. A mettere le cose a posto, a demolirle del tutto. Scrivere è un atto di libertà. Di affermazione. Di umanità.
      Grazie del tuo “passaggio”, Transit. 😊
      Sei il benvenuto.
      P.

  2. La scrittura, l’atto in sé di scrivere, è un faro a cui guardare sempre, praticandolo giorno per giorno come fa l’artigiano, anche quando c’è buio,stanchezza o perdita dell’orientamento. Quando si ha un dubbio, un incertezza, una dimenticanza, la mano impugna la penna e scrive. C’è sempre un angolo dietro a un altro. Scrivere è ritrovarsi sia nei giardini curati o abbandonati o nella selva del sottobosco e anche della foresta. Più lontana è la foresta, più chi scrive intraprende, incessante, il dipanarsi di sentieri vecchi e nuovi. Scrivere è come dipingere: lì, risaltano i colori, le forme e le proporzioni; usando la penna si rincorrono le immagini che nascono come se fossero neonati che strillano, piangono e si fanno accarezzare e cullare o stupire o impaurire, nel bene e nel male, come occhi al risveglio di un’ora, un giorno qualunque.

    • Si. Un’infinità di cose. Di esperienze. Commisurate alla propria sensibilità. Bellissime le tue immagini.
      E poi c’è la pratica. Quotidiana. Che è arte e mantra. Via. Fatica e approdo. Espiazione e scoperta. Amore, per il proprio lavoro, il proprio sudore. Passione. Necessità di andare oltre, ogni volta.
      Scrivere fa stare bene.
      Scrivo perché mi piace come mi fa sentire.
      Non è sempre così. Non sempre è godimento, catarsi, elevazione emotiva. C’è spazio anche per frustrazione, delusione, impotenza. Come in ogni umana impresa.
      Ma è vivendo in quei mondi, giocando con la forza della parola, incontrando sentimenti e passioni, le tue, quelle di altri che leggono, con te, che capisci che ne vale sempre e comunque la pena.

      • …”Non è sempre così. Non sempre è godimento, catarsi, elevazione emotiva. C’è spazio anche per frustrazione, delusione, impotenza. Come in ogni umana impresa.”

        Sottoscrivo: è l’altra faccia della medaglia, o per meglio dire, del prisma, specchi e snodi per rimboccarsi le maniche, anche quando siamo attraversati dalla malinconia e dalla stanchezza, ma ciò è sostanza di ogni umano sforzo verso … la creazione o il pensiero.

  3. Scrivere è una droga, ma non di quelle che poi ti danno dipendenza e poi ti fottono la vita e gli affetti, ma è un’esigenza di stupe-fare e stupe-farsi. Scrivere è fermarsi mentre dentro inizia una frenetica attività che poi si trasferisce sulle dita attraversando viscere-cuore-testa, anche se non è chiaro in quale ordine se un ordine ce l’ha.
    Questi i miei due centesimi di contributo perché condivido i bellissimi versi di Silvia e il tuo testo, che come corolla di dona bellezza a quel fiore profumatissimo di questa poesia.
    Mi sento un fortunato ad avere contratto questo vizio di scrivere e vi siano persone con cui poterlo condividere.
    Un abbraccio OnPaolobbello.

    • Grazie Red.
      Io ti vedo. Vedo il tuo sorriso, le dita immobili sollevate sulla tastiera nell’attimo che precede l’attacco. E vedo la frenesia ritmata e fluida, l’energia ordinata e densa che fluisce fra pensiero e pagina. Tu immerso in un vortice. Un imbuto vorticoso di idee e immagini sopra la tua testa. Narci sulle ginocchia che sbuffa impaziente e il tuo sguardo sardonico su di lui… ‘spett’… La tua vita ripercorsa dalla a alla z in pochi sapinti passi. Le tue mani a frugare nella soffitta polverosa e colma di ricordi. Dai soldatini del far-west alle battute di Edoardo, ai lunghi viaggi in macchina con papà…
      Hai un cappello, un panama, un po’ sotto misura, burlescamente inclinato di lato. Una tazzina di caffè vuota e il fumo di una sigaretta che si solleva accanto.
      L’occhio illuminato, ridente, spiritato. E non è il monitor del pc… Il tuo pubblico, che c’è e tu lo vedi, lo intrattieni, lo prendi per mano e lo conduci nel giardino dei tupi mondi, dei tuoi ricordi.
      Ci fai sorridere, ci fai ridere, ci fai conoscere, ci fai riflettere.
      Nelle tue parole la tua immagine, il tuo cuore, la tua umanità.

      • E che aggiungere se un gtazie di cuore e un sorriso perché mi hai descritto esattamente come mi sento prima, mentre è dopo che il demone (o la musa) della scrittura ha fatto di me ciò che più gli aggrada. Sarebbe un bell’epitaffio da incidere sulla lapide di questo logorroico per i posteri e i passanti (bontà loro passeggiare in un cimitero) tuttavia rimandiamo a tempo indeterminato, va’ 😉 Narciso non me lo perdonerebbe mai. E’ basso e si crede un bambino…non ho il cuore di dirgli la verità che ha 49 anni suonati.

    • Leggere e scrivere sono sostanze illegali. Non lo hanno ancora capito. Ci educano a partire dai sei anni. Alcuni già da prima sono iniziati con la lettura. Nel corso del tempo i più coraggiosi e indomiti si addentrano nelle segrete stanze dove viene spacciata la sostanza. Librerie, biblioteche, a volte cantine, soffitte. Si consumano quaderni, notes, fogli di carta trovati per caso, la lista della spesa, il preventivo della cucina. Nasce la rete. E per chi è nato con la carta è una fantastica rivoluzione copernicana. Certo, continua a esserci chi crede che la terra sia piatta e ci scrive trattati. E ha numerosi seguaci. Ma navigando incontro all’orizzonte, fino nel mare aperto, si incontrano navigatori solitari, alla ricerca di virtute e canoscenza. Capita si incontrino in certe taverne, appena fuori dal porto. Quando scendono a terra, annusano l’aria, il naso all’insù. A me è successo proprio così. Quella notte, c’era un cielo (vispo di stelle) che non dimenticherò mai.

      Anche Redbavon volteggia nello stesso cielo, vero?

      • E’ proprio così: sostanze illegali, anche perché sviluppano il senso critico, fanno muovere le rotelle del proprio cervello in autonomia, apportano linfa vitale all’empatia e alla compassione per quanto piccolo è l’essere umano e per le sue piccolezze rendendo possibili il sognare e il realizzare cose grandiose. Leggere e scrivere sono dannose a chi ci racconta bugie e usa la mediocrità come livella delle coscienze.
        E proprio come descrivi tu. E pensa che nella mia webbettola c’è proprio una di quelle taverne di porto della Tortuga. Non si suona chill-out, ma la cucaracha e qualche ballata rock.
        Hai proprio ragione: volteggio anche io in questo cielo, emulo di un Barone Rosso, ma in realtà più un Icaro ancora più dell’originale, in versione pirla 😉
        L’ironia e l’autoironia generano portanza nella vita di tutti i giorni.

      • “L’ironia e l’autoironia generano portanza nella vita di tutti i giorni.”
        Hai scritto tu così, redbavon.
        E io non posso che concordare con te e gioire di queste tue parole.
        E allora, se permetti, volo con te… 🙂
        gb

      • L’ironia è una qualità di inestimabile valore. Nella scrittura, nella vita. E Red, che ne ha da vendere, ne fa davvero buon uso. E’ contagioso, confortante.

  4. Paolo, grazie a te per l’accoglienza. Quando sentiamo la necessità dell’atto fondante della scrittura affermiamo la vita sia fisiologica sia artistica … e quando si dice che è già stato scritto tutto e a livelli altissimi credo che si commetta un errore grave perché è come se dicessero che tutto ciò che scriviamo oggi non vale ciò che i grandi scrittori hanno già posto in essere sulla carta. Insomma, chiudiamo casa, laboratorio di scrittura, e l’atto in solitaria di scrivere e buonanotte ai suonatori. Lode ai grandi ma spazio alla vita di ogni giorno. E che sia buna o cattiva narrativa che siano i lettori a deciderlo, ma scrivere è respirare. E se si è in vita bisogna respirare a pieni polmoni, polveri sottili permettendo..

    • A te, di questo dialogo, di questo scambio.
      Sono con te.
      Scrivere è esperienza di vita, cura, scoperta, prima di tutto.
      Ripercorrere o incrociare in qualche modo le orme di un Gigante è a sua volta un’esperienza unica che vale assolutamente la pena di fare. Indipendentemente dalla traccia che se ne può lasciare.

  5. Grazie per questo momento. Grazie a Paolo. Grazie per questi vostri commenti. Siamo tutti seduti al tavolo della scrittura, è un banchetto, una festa, oggi. C’è chi divora, chi si gusta il piatto lentamente. Chi si ubriaca di parole. Chi ama i sapori forti. Chi quelli delicati. Chi non fa distinzione. Ha fame e sete e voglia di stare insieme. Ed è tutto appena iniziato. 

    • Bisogna anche crederci. Un po’ di sana ambizione e confidenza…
      Mi fa sorridere Busi. Apprezzo la schiettezza e l’ironia. Compreso, ho la presunzione di dire, un certo estraniamento anacronistico.
      Comunque. Amo i classici e sono sempre porti sicuri…

  6. Tu mi hai scritto (mi complemento oggetto).

    E io mi leggo attraverso le tue parole. Esattamente come sono, sono stata, avrei voluto essere.

    Questo processo che è molto più di una identificazione, ha qualcosa di epidermico. Lascia il segno.

    E’ una calligrafia.
    E mentre ti-mi leggo, percepisco il fluire del corsivo, la pressione del tratto, la rapidità che non conosce incertezze.

    E’ una violazione. Dolcissima.

    Silvia

    • Esattamente. C’è molto oltre la pagina. Fra le righe, nel non detto, in tutto ciò che genera, nei cerchi concentrici del pensiero originato, stimolato, stravolto, illuminato.
      E nelle piccole cose, nei cari sapori. Come una tazza di caffè. La lettura, e tutto ciò che ne deriva, è nutrimento e respiro dell’anima.

  7. Belle le sue parole, belle le tue.
    Sì, questi sono incontri che fanno sentire che c’è sempre qualcosa che scorre, oltre alle dita sui tasti e gli occhi su uno schermo. Ed è bello, quasi quasi da morirci.
    🙂

    • Sì Tati, ti senti un po’ morire, quando trasferisci una parte di te in un testo. E muori di nuovo se incontri chi si dà la morte allo stesso modo. E invece è vivo, e vero, ed è insieme a te. È una vertigine perché temi non ci sarà una seconda volta. E pensi scioccamente che adesso è il momento perfetto per morire davvero. Che più do così no.

      • Conosco molto bene quella sensazione che nasce da chi leggendoti condivide un pezzo di te. È vertigine e paura, una malinconica dolcezza di quando senti una mano arrivare ma sai, nel profondo, che non arriverà ma ti culli ugualmente a quell’idea. Splendido scritto, davvero ☺️

  8. “Qualcuno che ti parla, perché sa trovare le parole giuste per te, che sono le tue, e pure le sue. Allora il calore è un altro. Allora il cuore batte ancora più forte. La tua pelle cambia colore. Ti senti vivo. Vivo fra i vivi. E riprendi a sognare.”
    Grazie, Paolo.
    Questo è vivere davvero con tutto di noi.
    Sì, si riprende a sognare.
    🙂
    A.

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