Anatomia dell’amore V – Voce

La sua voce, è bellissima. Dote naturale, educata, addestrata per anni. Oggi, retaggio un po’ ingombrante, talvolta imbarazzante. Un talento non messo a frutto, come spesso accade, ma non solo. Motivo di contesa e discordia fra lei e la madre, alla ribellione succedette lo strappo, il silenzio. Sicché oggi è raro sentirla cantare. Ma quando succede – e per mia fortuna accade sempre più spesso, la sua voce mi avvolge e mi trattiene prima ch’io possa fare o pensare alcunché. E’ qualcosa di sorprendente; metamorfosi ai miei occhi, magia per i miei orecchi. In quei momenti è come se la sua persona mutasse, se assumesse proporzioni diverse.
Ha un corpicino minuto. Quando canta, l’attimo prima, pare quasi ridursi ulteriormente. Poi, solleva gli avambracci e stringe indici e pollici come ad afferrare un filo di redini sottili. Chiude gli occhi. Mi sembra di avvertire l’energia accumularsi all’altezza del suo ventre rannicchiato. E poi da lì sgorgare in un gemito profondo e crescente, sempre più potente, subito inseguito, ascoltato, modulato, dosato. Domato. La sua voce come altro da sé, come bestia da addomesticare e governare. E quando la lascia andare, quella forza sproporzionata mi disorienta. Immerso in quel suono, la vedo con altri occhi. Il suo corpo diviene uno strumento smisurato.
“Ti canto un pezzo della Cenerentola di Rossini”, mi dice dopo aver scaldato un poco la voce. E’ contralto, merce rara. Di una bellezza ambigua e schiva, ancor più difficile da accettare.
Ma lei ha tante voci e a me piace ascoltarle tutte. Quella un po’ roca, sospirata e tesa, dei momenti in cui vivere sembra una trappola senza via d’uscita. Quella misurata, ma energica e decisa, che così ben s’intona ai concetti di psicologia. Quella sopra le righe, esasperata e urlata, con cui protesta e si sfoga. Quella stridula e lacerata dei momenti di paura. Ne conosco i picchi, l’onda gonfia. Il frangersi in risata, il dilaniarsi in pianto rabbioso. Il mugolio amoroso. E il tono brusco e canzonatorio con cui mi rimbrotta, mi pungola, mi promuove; quello deliziosamente crudele con cui si fa beffa di me.
Ma c’è un momento in cui riesce ancora a sorprendermi. Accade quando è allegra, magari un po’ su di giri. Mentre beviamo un bicchiere di vino stuzzicandoci a vicenda e infine lei prende l’iniziativa e mi scuote delicatamente con le sue domande. E’ in quel tempo di lieta attesa, in cui mi invita ad avventurarci insieme in un dove inesplorato, è allora che odo un mugghiare di metallo morbido attraversarle la gola, e le sue parole vibrare come cristallo strofinato dal vento. Ascolto inebriato quel riverbero e vi riconosco un’armonica, una nota dominante, la sua. La adoro, come adoro il modo in cui si manifesta a un tratto, luce al tramonto sulle rocce. La stessa che le illumina il volto.

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15 thoughts on “Anatomia dell’amore V – Voce

    • Condivido in pieno. (non conosco il libro, ma il titolo dice tutto) Nello scrivere il brano mi sono reso conto – personalissima autocritica e nota di biasimo, di quanto poco apprezzo la mia di voce, prima di tutto come strumento espressivo, così potente, efficace. In generale, poi, sento di essere un pezzo di marmo. No, un pezzo di magnetite, nero e impassibile. Osservo, accumulo – e per farlo in qualche modo attraggo, ma non esprimo, non dico, non trasmetto. Sono bloccato, ingessato (nel mio “piccolo”, sono anch’io un caso clinico). Fatto sta che nell’istante non reagisco, non esprimo. Forse, e comunque dopo, solo a parole (postume e financo scritte!). Ci vuole un grande sforzo da parte di chi mi sta accanto (una sorta di atto di fede). E di questo non posso che essere infinitamente grato.

  1. Potere di una voce… con le sue voci.
    E quanto ti dà questa voce, Paolo.
    E quanto sai farla sentire a me…
    “Immerso in quel suono, la vedo con altri occhi. Il suo corpo diviene uno strumento smisurato.”
    …smisurato perché sta per divenire musica.

    Bello è leggerti. Sempre.
    Un sorriso
    gb
    Poi torno. Lo sai. 😉

    • Sì, proprio così. Una voce, il suo potere, le sue metamorfosi. E quando inizia a cantare a farsi melodia, anche senza le note, diviene prodigio. Così come è meraviglia vederla trasformarsi in strumento. Davvero – avrei voluto trasferire questa emozione sulla pagina -, abituati, come siamo, o di certo son io, alla quiescenza o alla totale assenza di questo talento, assistere a una sua manifestazione pare soprannaturale, magico.

  2. La mia voce registrata è roca (pare a causa di un intervento alle tonsille troppo invasivo), non amo ascoltarla, forse per quel che di alieno di porti all’esterno del tuo involucro e guardarti come se il resto del mondo sia in un film al ralenti. Fellini ne era maestro . Di certo una bella voce ammalia (non a caso le terribili sirene ne facevano un uso predatorio), non a caso nei libri fantasy alla voce si dà un potere anche sovrannaturale. La voce è comando, è amore, è disperazione e quando non riesci a tirarne fuori nemmeno un sibilo che diventa pericolosa per te è un avvertimento per gli altri. L’arma sonica nel film Dune è il mio sogno nel traffico metropolitano 😉
    La voce e’ carburante per la fantasia: a telefono quante volte hai immaginato il tuo interlocutore e quando tinse intitolato faccia a faccia è completamente diverso da come lo avevi dipinto.
    La voce può essere un indistinto brusio di una moltitudine che serpeggia e si insinua nei singoli; vox populi
    La voce può essere il richiamo di un bimbo nella notte. Quante cose può essere la voce.
    Mi capita a volte di passare a piedi davanti a una scuola di sordo-muti lungo un’importante arteria cittadina, il rumore del traffico copre anche la mia voce se parlassi ad alta voce. Ebbene li vedo parlare con i gesti in un silenzio alieno per quel luogo. Starei lì le ore a sentirli…perché anche se non hanno voce, si esprimono magnificamente in una danza di mani, dita, movimenti labiali, del viso degli occhi.
    Il più grande complimento che ebbi da un’esperta guida in Africa (un giorno te ne racconterò) fu: “Claudio you’re amazing! Potei capirti anche se tu non parlassi”
    Alludeva al mio mulinare con le braccia e le mani. Dove voglio arrivare?
    La voce è importante, ma diventa inutile se non hai nulla da esprimere e voglia di comunicare veramente con gli altri.
    Hasta luego compadre

    • Grazie del tuo bellissimo commento, Red.
      Ho scritto della voce, di una voce. Partendo, se vuoi, da un dettaglio, molto intimo e soggettivo. Eppure, strada facendo, e soprattutto grazie ai commenti, il tuo in particolare, mi sono reso conto dell’importanza dell’argomento che avevo sfiorato. Intimamente, di nuovo. Come percezione ed emozione così istintiva e poco analizzata, quasi misconosciuta. La Voce appartiene all’universo del suono, di cui spesso io e te abbiamo parlato, anche con vera passione. E’ musica, anche se non necessariamente cantata. E’ timbro, strumento, così personale e unico (e condivido il senso di straniamento e denudamento – e pure vergogna – che dà l’udire la propria).
      E’ vero, anche a me capita di costruire un volto attorno al suono di una voce. Posso già dire se una donna è bella o brutta, in base alla voce che ascolto al telefono (non necessariamente la bellezza della figura corrisponde a quella della voce; le “bamboline”, ad esempio, hanno spesso una voce di plastica, lievemente nasale). Di certo una bella voce trasporta, trascina, affascina (proprio come un canto di sirena): penso ai brani di letteratura letti da un attore o da una bella voce impostata (davvero, ci si rende conto che servono a poco, a volte, le immagini), penso ai grandi doppiatori che hanno triplicato le capacità dei figuranti originali, penso al suono atteso, rivelatore, appagatore della voce amata…
      Grazie ancora Red.
      E’ un piacere ritrovarti.
      A presto!
      Paolo

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