Se dici di essere

Se dici di essere
impressione,
come ti sbagli!
Ti iscrivo
nelle pieghe,
nei lividi,
nelle ferite,
nella pelle.
E sei balsamo
del quale mi faccio copertura.

[I.P., 5/12/2016]

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22 thoughts on “Se dici di essere

    • Del tutto? Cioè la poesia ti ha ispirato malinconia, o intendi piuttosto che è malinconico quell’essere (o affermare di essere) “impressione”?

      • Sentirsi “impressione” è malinconico, restando comunque alla definizione che avevamo dato tempo fa alla malinconia…
        La poesia, non la trovo malinconica… Piuttosto dolce, sì… Ma l’idea di sentirsi un impressione è come sentire di sfiorare ma non afferrare…

      • Sì, era per capire.
        Sono d’accordo con te.
        Sentirsi “impressione” è come interporre, avvertendolo, un velo. Genera, interpone distanza.
        E’ un sentire “invernale”, in un certo senso. Per associazione di idee ne derivo l’immagine di un “cuore in inverno”, per intenderci.

      • Credo ci sia ancora una differenza tra “sentirsi impressione” e “farsi impressione”… Cambiano notevolmente le intenzioni… Sentirsi così non credo sia tanto un mettere un velo, una distanza ( cioè volerli) ma percepirli… Se invece si sceglie di essere così … È diverso… Si sceglie di mettere quella distanza, di sfiorare senza afferrare, di farsi sfiorare ma non prendere…

      • Si. Concordo.
        Nella mia interpretazione della poesia è un “sentirsi”. Un dire – forse, non ne sono certo – di non poter essere qualcosa di diverso, di più, di più tangibile, permanente, efficace…

      • Anche io la interpreto così ma è come se ci fosse un briciolo di “potere” dall’altra parte per generare un sentire diverso… Non tanto un ” mi sento impressione perché non posso/voglio essere altro”…

      • Beh, certo! Volevo dire: nel “non voglio essere altro”, nell’assunzione di una negazione, nel negarsi un’opportunità o una scelta, si esercita comunque un “potere”, più o meno…
        Ma mi rendo conto che sto parlando un po’ di “aria fritta”.

      • Ok… Non avevo colto questa sfumatura… Hai ragione!
        Però queste righe non ispirano quello, a me
        ( non aria fritta ma di sicuro poco tangibile… Ma si capisce, credo)

  1. Sono impressionato. Dalla schermaglia di chi dice “è solo impressione” e chi ci scrive una poesia sopra. Favorevolmente impressionato: nessuna malinconia ma solo un tacito assenso per una poesia d’amore. Bravo, bella, mi ha fatto volare via perchè ha toccato corde solitarie che non scoprivo da molto tempo.

      • Paolo una poesia è un flash. Nitido, crudele. Una lama che ti passa da parte a parte, più che condividerla la fai tua e dici: ecco così deve essere, Paolo l’ha scritta un attimo prima che fiorisse nella mia testa, Maledetto! E invece una volta che l’hai messa nero su bianco essa va su e ci guarda. Tutti, autore e lettori e ci informa che è sempre esistita dentro e Paolo l’ha solo tirata fuori e adesso è di tutti. O forse solo della donna che l’ha ispirata, magari immmaginaria che è diventata viva vera, è entrata dentro le pieghe della pelle e le rivolta e ci fa dire: ddove sei? Dove scappi, resta almeno un po’ che senza di te siamo niente. Ribadisco: bella e immediata.

      • Mi piace molto quello che hai scritto. In particolare il modo in cui hai espresso la “non appartenenza” delle parole, di ciò che esse veicolano, della poesia, come della bellezza e della verità. L’immagine di qualcosa che ci attraversa per prendere forma e raggiungere altre anime in ascolto, sensibili, predisposte…
        Ciò che muove in te questa poesia, ciò che ti fa immaginare, dire, invocare mi commuove e mi inorgoglisce. Mi inorgoglisce, sì, e mi fa riflettere e mi porta sul ciglio, e mi conforta, mi spaventa, e… Perché in verità l’autore non sono io, ma una donna (di cui cito solo le iniziali), una persona a me estremamente cara…

  2. Sai caro Paolo, l'”impressione” non ha lasciato traccia nell’ impressionare la pellicola nella mia “camera oscura”. Piuttosto sono i lividi, le ferite, ciò che nascondono le pieghe. Non è “impressione”, ma tracce più o meno evidenti sulla pelle, tuttavia sperimentate, subite, avvertite. Forse sbaglio a leggere questi versi, forse è il mio modo di cercare qualcosa di positivo a tutti i costi, forse perché non concepisco il cinismo e pensare che nulla possa cambiare in meglio, ma è quel balsamo che mi fa battere il cuore come succede quando leggi una bella poesia.
    Un abbraccio ‘On PaoloBbello!

    • Affatto, caro Red! Tu non sbagli. E la tua lettura è la mia e, credo, quella di tutti. Questi versi infondono speranza. Quell’implicita domanda, quel contraddire, all’inizio, un’affermazione non vera, mendace, illusoria è un atto ragionevole e fondato. Non è puro entusiasmo, cieco trasporto, a sua volta ingannevole e fumoso, no. E’ sentire vero. Sono radici che affondano nelle pieghe e succhiano dalle ferite. E’ pelle, è qualcosa di tangibile, di reale. La mente pone domande, crea specchi, spesso arrotola e contorce il filo del pensiero, a volte mette in dubbio e crea trappole, ostacoli. Alla fine si piega su se stessa come il cane in un continuo, inutile mordersi la coda. Ma per fortuna il sentire del cuore, quello che ci attraversa, ci segna e ci solca, vivendo, nell’anima e nel corpo, è davvero ciò che conta.
      Hai ragione, essere balsamo per qualcuno, poter ricevere il beneficio della sua profumata, lenitiva, nutriente carezza è qualcosa di meraviglioso.
      E meraviglioso è l’incipit di questa poesia. Quell’opporsi alla ragione pura (così ben delineata, smascherata da quel “se dici” iniziale e respinta dall’esclamazione successiva, “come ti sbagli!”, puro sentire, puro dire, esternare, senza filtri). Meraviglioso quell’essere e dichiararsi solidamente ancorati al proprio sentire, leali nei confronti del proprio vissuto, attenti alla voce proprio cuore.

  3. “Se dici di essere
    impressione,
    come ti sbagli!”
    E questi sono versi femminili, Paolo.
    E’ vero… tu l’hai scritto in un tuo commento, ma io lo sentivo.
    E sono femminili i versi dopo… E’ femminile la poesia.
    Non chiedermi come io abbia colto questo.
    Non lo so.
    In un altro blog ho scritto che io devo “ingoiare” i versi per poter entrare davvero…
    Ed è così.
    Il sapore di questi bei versi, che apprezzo molto, è femminile.
    Un saluto caro per te
    🙂
    gb
    Complimenti alla poetessa.

    • Sono perfettamente d’accordo con te “gb”. I primi due versi dichiarano l’identità di un sentire femminile. Sono parole oneste, autentiche, fragili, ed estremamente dirette. Vere, come vera sa essere solo la voce di una donna nell’esternare ciò che realmente prova. Le hai colte. Così come hai colto il sapore e il profumo di ciò che segue.
      Grazie della lettura, “gb”, porterò i tuoi complimenti all’autrice.

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