Anatomia dell’amore III – L’uncino

uncino

[“Mercato coperto” – Sulaimanya, Iraq]

 

 

Eravamo in una camera d’albergo di terza categoria. Era inverno, i termosifoni appena accesi fischiavano disperatamente e il pavimento di graniglia era gelido. Stavamo distesi sul grande letto a due piazze, vestiti. Di lì a un poco avremmo fatto l’amore, c’era ancora tempo. La luce delle abat jour ai lati del letto squarciava il buio di quello stanzone freddo. Se non fosse stato per il via vai sul piano, l’aprirsi e chiudersi di porte nel corridoio e il clamore improvviso degli ultimi arrivi, avremmo anche potuto essere in una tomba. Ero stanco del viaggio e di tutto ciò che l’aveva preceduto, mi stavo acclimatando. Avevo voglia di lei, la desideravo, ma non ero ancora pronto per toccarla, né toglierle i vestiti di dosso. Non ricordo di cosa stessimo parlando, forse di Roy, il festeggiato, che cercava di farsi Claire, ma lei gliela faceva solo annusare; era troppo buono, il suo più grande difetto, e glielo leggevi subito in faccia, nonostante il metro e novanta, la palestra che gli gonfiava la camicia, il piercing al labbro e i solchi scavati nei capelli sopra le orecchie. O forse parlavamo di noi, che tutto sommato stavamo bene, scopavamo tanto e di gusto. Eravamo una zattera in balia della corrente e il mare era incredibilmente piatto. Era uno di quei momenti senza tempo, né aspettative, senza eccessi, né carenze. Forse eravamo felici, chissà. Fatto sta che a un tratto lei si tirò su sulle ginocchia e guardandomi dall’alto mi disse: “Adesso ti rivelerò una cosa”, usò proprio quella parola, rivelare. Si sedette sulle caviglie e si sporse un po’ in avanti, senza toccarmi. Abbassò la voce per essere sicura di essere udita da me soltanto, per accertarsi che ascoltassi bene ciò che stava per dirmi. E il tono, in effetti, divenne quello di una breve lezione didattica. “E’ il tuo pene, la forma che ha, che mi piace. E’ giusta per me, capisci, sembra fatta apposta. E’ di quelli ad uncino, ma ce l’ha nel punto giusto”, continuò, “mi stimola proprio lì…” Mosse eloquentemente il dorso di una mano nell’incavo dell’altra. “E’ per quello che se non sto attenta vengo subito.” Silenzio. Il bambino guardava la maestra con un sorriso ebete. Ed io che credevo di essere bravo a letto, pensai. Grazie al cazzo, invece. Uncinato, a quanto pare… Annuii, feci intendere di aver capito mentre cercavo di scacciare dalla mente l’immagine di un pezzo di carne appeso in una macelleria. “Facciamo in fretta”, disse lei, “fra un po’ verranno a chiamarci per uscire”, e prese a sbottonarsi la camicia sotto il maglioncino di lana. Rimasi immobile ancora un momento. Chiusi gli occhi e infilai le mani nelle tasche dei pantaloni in cerca di calore. Faceva ancora maledettamente freddo.

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48 thoughts on “Anatomia dell’amore III – L’uncino

    • Sì, hai ragione, lo sento così anch’io. Non so com’è, mi siedo là con le migliori intenzioni e poi mi esce questa vena carveriana tra il gelido e il disperato. Grazie, Massimo.

  1. A proposito di incastri:
    mi accorogo che hai scritto dal reader di WP. L’immagine del macello e poi la parola “amore” creano un…uncino. Fa male, ma non puoi fare a meno di seguirlo.
    Leggo con quell’immagine che continua a essere proiettata nel mio tatrino cranico.
    Pensavo fosse amore e invece – non era un calesse – era un pene a uncino e una femmina molto pragmatica, non so quanto innamorata, ma sicuramente in forte debito di sesso.
    T’lac l’incastro scatta!
    L’immagine del macello, della carne appesa a un uncino. Si chiude il cerchio. Fine della proiezione. Rimango seduto come se scorressero i titoli di coda (ma appare solo il tuo nome tra i credits) . Fisso lo schermo. Mi alzo.
    E mentre esco, mormoro “Bastasse un pene uncinato, bastasse solo un cazzo di pene uncinato!…”

    • Per fortuna in quel calderone che riempiamo di cose e chiamiamo “amore” c’è spazio per molte altre cose. No, Red, un pene della forma giusta, seppur usato a dovere, non basta, non va molto lontano. Ben presto il freddo si riprende tutto.

  2. Ci sono momenti e persone, combinazioni giuste ed altre sbagliate. Se l’alchimia funziona allora le parole servono a poco, sono solo un corollario alla chimica del sentire. Quando invece qualcosa manca, si sente solo un gran vuoto freddo dentro.

  3. C’è sempre una sottile discrepanza fra ciò che crediamo e ciò che “è “. Fra ciò che intimamente desideriamo e ciò che accade. C’è una tristezza profonda, una ferita insanabile nel nulla in cui, a volte, ci troviamo. Fa maledettamente freddo fuori. E anche dentro, se qualcuno non entra a scaldare.

  4. (dopo penso di essermi addormentato, non so come col freddo che sentivo. una volta sveglio mi sono ritrovato in bocca un sapore metallico. avevo bevuto dal rubinetto acqua ferrosa, o era ancora il suo sapore, non so. l’immagine dell’uncino si era ancorata nella testa. cercavo di scacciarla, immaginandomi una rivelazione diversa. lei che mi sussurra qualcosa di semplice tipo mi scopi da dio. semplice ma efficace. breve, di effetto. categoria saltiamo i preliminari. non è che non sono romantico. ma. un. uncino.

    mi ha abbassato la cerniera dei pantaloni e me li ha sfilati. la cerniera con i suoi denti di metallo ho pensato. mi ha tolto i boxer. ora sono come un robot dei cartoni animati giapponesi. un jeeg robot d’acciao col sesso a uncino. sono come inchiodato. i. chiodi. si è inginocchiata sopra di me. il suo sesso sulle mie labbra. ho assecondato il suo invito, ero preciso, no, ero meccanico. poi mi sono sentito dentro di lei. si muoveva. disegnava. come. un. semicerchio. sempre. più. stretto. ritmico. un. uncino.

    si aggancia. viene. io con lei. non ricordo altro.

    fisso il soffitto. lei dorme. mi rivesto e vado via.

    quando lei si sveglia trova un biglietto.
    addio,
    firmato Ruggine)

  5. Accidenti!!
    Grazie Silvia!
    Hai continuato il racconto. Ne vedo addirittura due versioni in una…
    Mi piace tantissimo quella chiusura rapida, non secca, dopo i movimenti concentrici (molto ben resi…) “s’aggancia, viene, io con lei. non ricordo altro”.
    E quel sapore metallico in bocca. Ruggine, sangue (potrebbe…). Comunque rosso.
    Bello! Brava!
    Grazie…
    Paolo

    • Grazie a te!!
      (in realtà ho pensato di avere un po’ esagerato, mi son presa il diritto di continuare una storia non mia, ho azzardato; ma sono felice che tu abbia apprezzato)

      Ruggine, sangue…potrebbero esserci eros e thanatos…ci siamo intesi 😉

      • E’ una tua visione. Un tuo calarti nella mia immagine (il mio mini-racconto è un po’ quello: freddo, uno stanzone d’albergo di seconda categoria, una coppia sessualmente appagata che indaga – lui in particolare – sull’effettivo superamento di una soglia di comunicazione, sull’effettiva “compenetrazione” di mente, cuore, desiderio, aspettative… oltre il sesso).
        Sei andata oltre e hai messo del tuo.
        Il freddo permane. L’uncino aggancia solo la carne. Apparentemente.
        Ruggine di un rapporto, sangue come pura materia, dal sapore dolciastro e metallico. Dell’anima, della compartecipazione, dell’unisono amoroso non s’ode nulla.
        Solo il termosifone che fischia.
        E non scalda abbastanza.

  6. Il freddo si sente. Ci vedo bene un corto. Voglio dire: il tuo racconto si “vede” tutto, scorre via per fotogrammi, e si sente, ha un sonoro secco, ruvido, quasi fastidioso. La porta della stanza si chiude male, bisogna assestare un colpo, la chiave gira a fatica, il portachiavi con il numero è di una plastica pesante che batte per tre o quattro volte sullo stipite. Il letto cigola, stride, si assesta di continuo. Click dell’interruttore delle luci sul comodino. Via vai nel corridoio. Dialogo uno, toni neutri, come un rendiconto. Dialogo due: il via vai sul corridoio copre le voci, ma i toni sono più rilassati. La rivelazione, è un capolavoro, la parte migliore, didascalica, precisa, scientifica. Nessun altro suono se non la voce di lei.
    (lei è Valeria Golino con la sua voce)
    (lui è Luigi Lo Cascio con la sua voce)

    • Perfetto. L’hai messa in scena. Egregiamente. (ho riletto, forse faccio due lievi ritocchi, forse)
      Sulla scelta degli attori, poi, mi trovi d’accordissimo. Ci stanno benissimo. Nella mia mente, mentre scrivevo, a lui non avevo dato un volto, ma quello di Lo Cascio va benissimo. Lei – rivelazione, non posticcia, giuro – pensa un po’, aveva i capelli ricci o mossi, ma rossi. (e si chiude un cerchio o un “fil rouge” che ha intriso questa linea di commenti…).
      Inizio a pensare che tu conosca cose di me che io nemmeno so… :-))

      • senti, così in confidenza 🙂 ti faccio una rivelazione (!)

        io so che tu…
        😉

        sai che la Golino non la sopporto proprio, invece Lo Cascio mi piace un sacco. (Si è capito che parteggio per lui)

        …e scusa se continuo a importunarti…

      • Nel giudizio mi trovi concorde. Solo non avevo il coraggio di dirlo così chiaramente. Non ho mai capito o apprezzato le capacità della Golino. Su Lo Cascio (piacevolissima scoperta dei primi 2000, ora un po’ perso di vista – non vedo moltissimi film, né vado a teatro) sono pienamente d’accordo. Tifiamo la stessa squadra.

        PS. Ma vedi anche nel futuro?… :-))

      • … fiuuu!…
        🙂

        PPS. Nessun disturbo. Anzi. Piuttosto, potrà accadere, in futuro, al rientro al “normale” regime di vita (alienante), che non risponda o non veda subito eventuali commenti…

      • PS sono già rientrata :-(, anche se a “ruolo” ridotto. Ancora per un po’ l’estate mi lascia tempo (prezioso) per le distrazioni. Vorrei chiamarle ozio, per come lo intendevano i latini. Il tempo normale arriverà, si sta scaldando ai blocchi di partenza, pronto a inghiottire leggerezza, buoni propositi e possibilità di pensieri. Mi piace adesso.

      • Sì.
        Una piacevole finestra di vita. Si respira aria fresca, alba di montagna. Si sente la pelle riposata, nuova energia per entrare nel giorno.
        Il silenzio intorno, puntinato da rumori familiari e cheti, come lo scampanio del pascolo, il canto di storni e rondoni. L’umore dell’erba e del bosco…
        Godiamocelo, prima ma che il sole sia troppo alto. 🙂
        Buona giornata!
        Paolo

      • Nota meteorologica. Il sole è alto qui in pianura! Il cielo è stranamente azzurro, non ci sono nuvole, brezza leggera e piacevole. Cornacchia che gracchia, me ne farò una ragione bucolica :-). Umani non pervenuti! mi godo il silenzio

      • E’ un buon tempo.
        Sì, decisamente buono.
        Le dita corrono. I pensieri, i sogni si lasciano sfogliare. Hanno un buon odore. Come di vecchi libri.

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