Stare, essere

stasi-equilibrio-sospensione

 

“Sembra che a volte tutto si fermi. Uno dopo l’altro i tuoi mondi smettono di muovere. E tu sei fermo con loro, nel tempo.”

In oscillazione.

Rimanere in quell’attimo di apnea, dove tutto continua ad essere possibile. E la forma di quel che sono è fluida. Libertà potenziale.

O ridare respiro al reale. Quello che c’è. Quello che sono. Quello che posso. In un divenire lento che però mi definisce. Acqua su pietra.

Sto. In questi pluriversi paralleli. E forse, IO SONO, solo nell’equilibrio instabile di questa molteplice appartenenza.

Aurelia

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32 thoughts on “Stare, essere

  1. Pubblico le parole di Aurelia e questa sua splendida fotografia.
    Sono un segno, uno scambio. Parole che solcano il vuoto e giungono. Inaspettate e vive, come dita delicate sugli occhi a creare un buio voluto, lo sfondo sul quale stagliare e imprimere una visione. Una vibrazione, un battito. E condividerli.

    Ringrazio Aurelia di aver attraversato le mie parole, i miei mondi e di avermi fatto dono di preziosi frammenti del suo modo di sentire e di essere.

    • Anch’io sono stato colpito particolarmente da quell’immagine. “Acqua su pietra” racchiude e riassume un tempo e un lavoro interminabili, quel “divenire lento”. E, come dici tu, sorprende la capacità di mettere così tanto in poche parole.

    • Sì. Ho “navigato” fra gli scatti di Aurelia e, devo dire, li ho trovati bellissimi. Alcuni di una capacità suggestiva enorme, Non hanno bisogno di parole. Parlano e raccontano da soli. Sono poesie in immagine. Invidio tantissimo la capacità di alcune persone di parlare per immagini. A ciò, poi, Aurelia aggiunge anche pensieri e versi a loro volta davvero toccanti.

  2. ecco, credevo che la foto fosse sua e le parole tue. invece leggo che tu sei il trasmettitore (t’immagino come un telegrafista antico che premendo sull’unico tasto diffonde le parole al mondo).
    mi piace molto questo stare in forma fluida che è dare senso e poesia a un equilibrio instabile.
    unica perplessità quel “pluriversi paralleli” che, se ne capisco il senso in contrasto a uni-versi, mi suona comunque un po’ faticoso all’udito 🙂
    ml

    • Ciao Massimo. Hai inteso perfettamente (bella l’immagine del centralinista!), nonostante la mia scarna introduzione. Va detto, tuttavia, che le prime frasi in corsivo virgolettate sono mie, tratte da un racconto (“Dal balcone”, nella breve raccolta di racconti “Diario segreto di un sociopatico”, cui ho partecipato con altri quattro “autori”, alcuni dei quali a te ben noti). La contaminazione, lo scambio, l’eco e il rimando, quindi, ci sono. Dunque un centralinista che nell’attesa di prendere la linea intercontinentale, s’intrattiene volentieri in chiacchiere… 🙂 Da lì, direi, la scelta di quell’espressione: “pluriversi paralleli”, che io leggo e interpreto come hai fatto tu. Sulla sonorità, in effetti, non posso obiettare, anche se il mio orecchio di primo acchito non ha eccepito.

  3. oscillazione… quel leggero e timido movimento, come un cullare… di quando tutto sembra fermarsi ma poi non è così… è solo più lento…
    Belle le condivisioni, sono piccoli incontri improvvisi, sono un sparpagliare fili tra i tronchi degli alberi in un bosco…

  4. Bellissimo si, ermetico anche…
    Forse non c’entra, ma ho appena letto Fight Club di Chuck Palaniuk, che ha poco a che fare con il film per fortuna. E forse, come nella frase in corsivo, questo c’entra. Perché per certi versi è solo quando tutto “.si ferma” che riusciamo a vedere qualcosa. Altrimenti trasportati dal gorgo,piuttosto che dalla paziente goccia che leviga la pietra del cuore.

    • Devo leggerlo.
      Il fatto è che a me piacque moltissimo anche il film (e i suoi interpreti), almeno fino a metà…
      Però credo di aver capito cosa intendi. E condivido quel ragionare e vedere, quel poter sentire solo a “bocce ferme”… In questo senso la “stasi”, quella stasi, è un’opportunità, anche per me.

      • E’ un film geniale sotto molti punti di vista. Ricordo di essere stato letteralmente ipnotizzato dalla voce fuori campo di Jack, la prima volta che lo vidi, credo fosse il 2000. Sarà che ero solo nel mio appartamento, immerso nella mia vita da monodosi e mobiletti dell’Ikea, nell’anonimato della metropoli milanese… Sarà il ritmo, l’ironia, quel sottile senso di rivolta e follia che ti pervade dall’inizio… La voglia di scendere anche tu in uno scantinato e… “Sono l’ira repressa di Jack…”
        Ma, a parte questo. Ricordandomi del “tempo sferico” – quanto hai ragione, mi hai fatto anche capire perché l’immagine di quella ruota mi ha colpito subito… Stasi, equilibrio, immobilità e moto concentrico. Ruotare su se stessi e attorno a un centro, per tornare di nuovo al punto di partenza. Tempo sferico. E’ così importante…
        Grazie di avermi ricondotto al punto di partenza.

    • Sì. E la cosa mi stupisce ogni volta che me ne accorgo. E’ una delle cose più belle dell’esistenza: rivelarsi e riconoscersi all’improvviso in concatenazioni, fili, legami, collegamenti, condivisioni, contaminazioni… Ed esserci. Anche solo per un attimo. Un’intuizione.

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