Anatomia dell’amore II – Seni

La pudicizia (seni) - A. Corradini

[“La pudicizia”, Corradini – Fonte: web]

Non sono uguali. Ma ugualmente belli. Uno più sodo e gonfio, il primo, il preferito. L’altro, non più piccolo, ma alleggerito, la pelle morbida che s’incurva appena; giovane e fresca, non fa una grinza. Ho il sospetto che con quello senta di più. In quei giorni, invece, l’altro è teso come un tamburo, è un campanello d’allarme, duole solo a sfiorarlo. Sono belli. Gliel’ha detto anche il dottore. Le ha fatto i complimenti: perfetti, ha detto; ha usato proprio quella parola. E se ne intende lui, ne vede tanti. Sono belli e importanti, in quella figura di bambola e bambina. Li amo. Amo quelle due capocchie rosse e la crusca che le contorna. Amo quelle forme diverse e la loro pelle opalina. Amo il respiro che le anima. Amo quell’asimmetria: all’inizio non l’avevo nemmeno scorta, complice un artificio di spugna. E’ stata lei a rivelarmela, una specie di anticipata confessione. Poi il desiderio, la confidenza. Mi manca. Tutto. Mi manca tutto di lei. La più piccola imperfezione, la più piccola anomalia. Ciò che la rendeva unica. Ciò che la rendeva mia.

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13 thoughts on “Anatomia dell’amore II – Seni

    • Ho peccato e molto. 🙂 Ma “fare ammenda” è malinconico e istruttivo. L’anatomia, poi, è una scienza affascinante… 🙂
      Grazie Mela, buona settimana anche a te. A presto

  1. l’asimmetria delle cose rende l’occhio più attento e con esso la stessa anima si sofferma meglio…
    per questo, credo, sono i particolari più nascosti ad essere quelli che maggiormente mancano di fronte all’assenza
    buon tempo 🙂

      • son le cose nascoste, sono quelle che non tutti notano ( o possono notare) che rendono “l’oggetto” dell’affetto più vicino e quell’affetto diventa più intimo..

      • Assolutamente. La complicità è fatta di piccole grandi frontiere, veli, accessi privati e esclusivi. Scalini, pure. 🙂 Conoscere in profondità una persona è fatto di questi piccoli grandi passi, piccole grandi scoperte.

      • Aggiungo io che, ri-mirando l’immagine che ho scelto per questa “riflessione”, scopro che vi è già detto e “impresso” tutto: dalla preziosità di quei veli, al marmo di quei gradini… 😉
        A presto, Tati.
        Buoni giorni.

  2. Quella piccola differenza si misura era un qualcosa di così intimo.
    La complicità è di piccole cose e quando viene a mancare…
    Come hai saputo far sentire bene tutto questo.
    Paolo, sei bravo
    gb 🙂

    • Si, l’intimo, radicato sodalizio, fatto di piccole grandi cose, di conoscenza e accettazione, di rispetto e affetto. Di loquaci silenzi e sguardi di intesa. Esclusivi.. Si diviene complici, complementari, simbiotici, pur non rinunciando alla propria individualità. Non è facile, né sempre possibile. Ma quando accade, la separazione genera una mutilazione. Ti manca il tono di voce, l’imprecazione, lo sguardo imbronciato, quello accusatorio, quello impaurito. Più ancora del sorriso. Ti manca la presenza, il quotidiano confronto, il linguaggio codificato, il cammino fatto fin qui, persino l’abitudine. L’unicità degli inciampi e dei progressi fatti, delle nostre imperfezioni.
      Grazie della lettura e rilettura “gb”.
      Buona giornata

  3. Apprezzo molto, la delicatezza delle parole usate come fossero polpastrelli a sfioro su quegli stessi seni.
    Divergiamo solo per la preferenza tra i due, preferenza che io avrei dato, per simpatia e appetito, al meno vistoso e perfetto.
    ml

    • Grazie. E’ vero, ho imparato a conoscere la tua predilezione e le tue elegie dell’imperfezione. E, ti dirò, mi trovi spesso, se non sempre concorde. L’asimmetria stessa, qui succintamente descritta, ne è segno. Diciamo che l’imperfetto contribuisce a rendere umano e unico. E il senso di mancanza che ho versato in questo brano, seppur rappresentato da una forma esteriore, è proprio collegato a all’assenza di un qualcosa di esclusivo, come la conoscenza profonda dell’altro, compresi i suoi difetti.

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