Ascoltare il silenzio

“… Penso all’ultima frase della Nona, a quell’attimo di silenzio che c’è prima della fine.”
[Claudio Abbado]

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33 thoughts on “Ascoltare il silenzio

    • Sì, tiZ. Grazie della tua bellissima immagine.
      Queste note, la loro lentezza, inducono alla contemplazione. Dell’attimo, del minimo mutamento. Imminente, presagito, percepito, vissuto. E’ un’ombra che passa, un soffio di vento, una tenda che si sposta danzando nelle luci del mattino. E’ cristallo, immobilità d’inverno, brina che scioglie i suoi lacci al primo timido sole. L’esitazione, la pausa sono ascolto, attesa. L’eco trattenuta di un’intuizione. Di una conferma. Quella modulazione dissonante, all’estremità di un pensiero, è composto stupore, umile meraviglia di fronte al miracolo delle piccole cose. Sono due dita che sfiorano le palpebre della persona amata.

  1. Silenzio. Una distesa di ghiaccio e neve. Solo. Perso nella notte artica. Gelido vento spira,ma non ulula: suona. Note distanti risuonano distanti come le stelle che brillano nelll’oscurità di questa notte senza tempo e così vuota. E ora posso addormentarmi al suono dellla mia ultima ninna-nanna. Silenzio. Per sempre.

    • Sì. Fa freddo, Red. Ma siamo lì, sulla superficie della terra. Nudi. Presenti a noi stessi. Siamo, semplicemente. Presenti, consci.
      L’abbandono che leggo nella tua ultima frase mi ricorda ciò che provo all’ascolto di un altro brano dello stesso autore; su di me ha lo stesso effetto di una carezza materna e conciliatrice.

  2. E’ l’attimo che vola via che si sta vivendo, un attimo di una semplicità ingannevole.
    Due mani si stanno incrociando lievi in una loro danza. Nulla di più semplice. Nulla di più complesso.
    Stupore.

    Grazie.
    gb

    • “Stupore”, sì, hai ragione. Si abbina al silenzio, all’ascolto. Al tempo che si ferma. Alla preziosità di un attimo di consapevolezza. Grazie a te, GB.

    • Il silenzio è musica.
      Ne è parte integrante.
      Il pieno nel vuoto, il vuoto sul pieno.
      La pausa.
      L’attesa.
      Il respiro.

      Hai ragione Ale.
      Il silenzio è la parte più delicata.

      Piano, pianissimo…
      Silenzio. Riverbero… Eco di cristalli.

      Lontananza.
      Freddo.
      Assenza.
      E’ già ricordo…

      E poi ritorno.
      Avvolgente, carezzevole.

      E di nuovo silenzio.

      Ascolto….

      • wow! cioè, tu hai fatto una poesia per fare un commento e per riflettere sul silenzio…
        e che ti posso scrivere di intelligente ora io????
        quante belle sensazioni….
        il ritorno dopo un’assenza…
        l’avvolgenza di quel silenzio bello…
        e l’autentico trasporto e sintonia di due persone che stanno bene anche e soprattutto in silenzio senza averne paura….

      • Ecco.
        Il silenzio può far paura.
        Può essere assordante.
        Inquietante, destabilizzante.
        Il peso del silenzio.
        (penso a chi suona, alla difficoltà, che prima o dopo si incontra nell’affrontare e interpretare un brano lento, giocato su tinte e dinamiche, delicate – è una prova di bravura, di tecnica e sensibilità, immedesimazione).
        Penso all’attimo di raccoglimento che precede una svolta, una decisione. Al rannicchiarsi e concentrarsi prima di un salto.
        Quindi il silenzio è anche forza, è fratello. E’ rifugio.
        Il silenzio – come giustamente dici tu – è unione, sintonia. Armonia.
        Ne hai evidenziato una manifestazione sublime: nella coppia.
        Quello che potrebbe essere vuoto, vitreo rinchiudersi in se stessi, sopportazione, apnea… Quello stesso elemento può trasformarsi nel più loquace, nel più esatto, delicato, languido, nel più potente dei linguaggi.
        Il silenzio degli amanti.
        Il silenzio di due mani che si sfiorano e si riconoscono, che ancora si trovano e si parlano, dopo una vita.

        (non so se sia poesia; di certo il silenzio contiene in sé una tensione lirica, che passa anche attraverso queste nostre parole)

      • wow! ora non vedo l’ora di commentarti per leggere queste tue rielaborazioni,….
        io non sono brava come te con le parole, anzi sono piu capretta….
        il silenzio se viene rispettato ed ascoltato è prezioso… è l’attimo prima di fare il salto, come dici tu…
        eh e ma sempre come dici tu puo allontanare e diventare piu tagliente di un diamante…

      • Grazie a te che arricchisci questa pagina con le tue impressioni, le tue immagini e le tue parole.
        (E, in te, non mi svilirei… Ho letto tue pagine molto belle – anzi, ora vado a leggere i tuoi post dei giorni scorsi che non ho ancora avuto tempo di leggere…)

      • Quanto ha in sé il silenzio.
        Come può essere diverso il silenzio.
        Belli i tuoi versi.
        Grazie, Paolo.

        Comunque anche nel solfeggio c’è un battere e un levare…
        Il silenzio è musica, oh sì.

        Buon sabato.
        🙂
        gb

      • Hai perfettamente ragione, gb.
        “Diversità”. Diverse manifestazioni e accezioni. Diversi linguaggio e comunicazione. Nel silenzio.
        E in silenzio si può suonare e cantare…
        Ricordo sempre con piacere l’immagine di un violinista, seduto su una panchina, mentre aspettava un treno, che ripassava, rileggeva la sua partitura, in velocità, in quella pausa d’attesa: con una mano girava rapido le pagine dello spartito, con l’altra istintivamente muoveva un arco immaginario, le sue dita ne carezzavano delicatamente la parte superiore dell’impugnatura, in su e in giù, le sue labbra si muovevano appena nell’accennare un canto, la sua mente volava…

        Grazie della suggestione.

      • Ricordi la poesia “El silencio” di Lorca?

        Oye, hijo mío, el silencio.
        Es un silencio ondulado,
        un silencio,
        donce resbalan valles y ecos
        y que inclina las frentes
        hacia el suelo.

        E’ bellissima.
        gb

      • Hai ragione. Estremamente suggestiva.
        Qui il silenzio ha tutta la forza della natura. Di più, è oltre ciò che ci circonda. Sovrasta, domina e piega ogni cosa. Sembra una forza demiurgica.
        Bellissima. La fronte al suolo, poi, incute un sacro rispetto. Un silenzio creatore e sovrano. Divino.

      • Rileggo ancora una volta questi versi.
        Così essenziali, liberi, scevri. Illuminati.
        E alla prima lettura se ne sovrappone una seconda, più tragica. Quella fronte rivolta a terra. Ineluttabilmente. Quel rivolgersi al figlio, quasi a educarlo…
        Forse un rimando alla guerra? Alla bruttura dell’umano caino? Al silenzio della morte e della mietitura, atroce, di una generazione?…
        (parlo da ignorante… non ho indagato sulla fonte ispiratrice dell’Autore)

  3. Diceva di Lorca Pablo Neruda, suo grande amico:
    “Federico García Lorca era lo spirito scialacquatore, l’allegria centrifuga, che raccoglieva in seno e irradiava, come un pianeta, la felicità di vivere. Ingenuo e commediante, cosmico e provinciale, singolare musicista, splendido mimo, timido e superstizioso, raggiante e gentile: era una sorta di riassunto delle età della Spagna, della fioritura popolare; un prodotto arabico-andaluso che illuminava e profumava, come un gelsomino, tutta la scena di quella Spagna, ahimè!, scomparsa…. La grande capacità di metafora di García Lorca mi seduceva e mi interessava tutto ciò che scriveva. Dal canto suo, lui mi chiedeva a volte di leggergli le mie ultime poesie e, a metà della lettura, mi interrompeva gridando: «Non continuare, non continuare, ché mi influenzi!». Nel teatro e nel silenzio, nella folla e nel decoro, era un moltiplicatore della bellezza. Non ho mai veduto un tipo con così tanta magia nelle mani. Non ho mai avuto un fratello più allegro di lui. Rideva, cantava, musicava, saltava, inventava, crepitava”
    Lorca, grandissimo artista delicato e sensibile, e… la sua terribile e immeritata morte.
    Credo che per Lorca,vittima della dittatura franchista, il silenzio sia stato tragico per più motivi, compreso quello delle sue “diversità” non ammesse, essere omosessuale e repubblicano.
    Io però sento un canto dolce levarsi, triste, ma dolce dal mio amatissimo Lorca pur in disgrazia.

    Ho scritto qui la replica al tuo commento, Paolo.
    Grazie.
    gb:)

      • E’ bellissimo “incontrare” Lorca.
        Un sorriso
        gb
        Sto ascoltando ora la nona di Beethoven. La seguo nota dopo nota.
        E pensa, Paolo, che questo mostro sacro era sordo alla fine della sua vita.
        Il suo silenzio però era musica in Lui.

      • Di quanti silenzi abbiamo parlato…
        Ce ne sono altri, sì.
        Ogni silenzio ha la sua identità.
        A presto!
        gb:)

    • Concordo. Per quanto mi riguarda, possono solo intuire e, riascoltando Beethoven, provare a udire… Mi sono sempre “ingarbugliato” negli spartiti e oggi farei molta fatica a seguirne uno… E tuttavia, la frase, la citazione, in sé, ha per me una sua musicalità… estrema. Mancherebbe, forse, una virgola: “… che c’è, prima della fine”. A sottolineare proprio quello: il silenzio che la precede. Ma è questione di sensibilità, appunto, di orecchio e interpretazioni…

      • E’ Beethoven che è un Genio.
        Basta seguire la Nona e non si diventa il grande Abbado, no, ma quell’ attimo di silenzio prima della fine… lo si avverte, oh sì, e ci si commuove.
        gb:)

      • Esatto. Ascoltare, lasciarsi guidare. Abbado, in questo, è altrettanto chiaro: “noi [direttori di orchestra, ndr] siamo solo degli esecutori, degli strumenti. Dobbiamo solo riuscire a dare voce a quanto racchiuso nello spartito”. In quell’umile dire “solo”, ovviamente, è racchiusa tutta la sensibilità e l’arte di una vita…

    • Grazie Marta. Hai colto in pieno il senso. Condivido il gusto della tua ricerca nell’universo della comunicazione musicale. E la musicalità, essenziale, un po’ contratta, ma non per questo meno potente e penetrante della poesia. Sono certo che troverò in ciò che proponi e condividi tantissimi stimoli. Felice del tuo passaggio qui. A presto!

  4. Noto ora un refuso : ri.trovo non “ri.tro” 😂
    Scusa…

    Volevo evidenziare che casualmente si è pubblicato in ..silenzio un post con lo stesso tema….

    Buona e serena notte
    .marta

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