Fino all’ultimo istante

Il treno frena, stride, sbuffa, infine apre le porte. Non scende quasi nessuno. Il capotreno si sporge dalla prima carrozza, inclinandosi sul predellino come una bandiera a mezz’asta. Senza scendere, controlla la fila di vagoni e le persone sulla banchina. Con l’indice s’aggiusta la visiera, poi agita il fischietto, scrutando l’orologio: hanno accumulato un po’ di ritardo, deve recuperare.
Per non perdere tempo, Francesca sale sulla carrozza che abbiamo di fronte e risale il treno dall’interno, in cerca del proprio posto a sedere. Io la accompagno dalla banchina, camminando lentamente, mentre lei percorre il corridoio trascinando la sua valigia. Cerco i suoi occhi e quando li incrocio le sorrido. Non voglio perderla di vista. Il passaggio da un vagone all’altro, però, me la sottrae per qualche istante.

E’ così che li vedo. Lei e lui, persone distinte, di una certa età.
Noto prima la donna, bionda, con una pelliccia chiara, ferma davanti a uno sportello spalancato. Poi l’uomo, con un piede sul primo gradino della scaletta e una mano sulla sbarra, pronto a issarsi, e tuttavia ancora lì, fermo di fronte a lei. E’ un signore elegante, oltre i sessanta, impettito in un completo che lo veste su misura. Ha i capelli pettinati all’indietro, fissati con la brillantina, come mio nonno.
La signora accanto a lui ha un profilo sottile, vagamente aristocratico, e l’aria un po’ cupa. Un’ombra che si dissolve subito, mutando in sorriso, quando sussurra qualcosa al suo uomo, facendo il gesto di spolverargli affettuosamente la manica del cappotto. Osservandola meglio, mi accorgo che la pelliccia che indossa ha un che di lezioso, è corta e stretta in vita. Inoltre, veste un paio di jeans attillati che le fasciano cosce e fianchi, mettendone in rilievo le forme, non più sode e armoniose come un tempo. Ancora piacenti, nonostante tutto.
Sfioro entrambi con uno sguardo, oltrepassandoli, ma in quell’attimo riesco a cogliere l’intensità del saluto che si stanno scambiando. E’ un arrivederci che ha il sapore del distacco forzato, di una separazione rinviata fino all’ultimo.
Mentre mi allontano, l’uomo si volta verso di me, con sguardo severo controlla la testa del convoglio. Sta facendo il duro, penso, quello che non si commuove.
Ma avverto il magnetismo che unisce i due, quella specie di tensione, lo strazio pacato e silenzioso del commiato. Alla loro età, abiti eleganti e aria volutamente distaccata, sono come due giovani amanti.

Arriva il fischio del capotreno, seguito dallo scalpiccio dei ritardatari, bagagli che cozzano sui predellini, le porte di ferro si chiudono.
Francesca, che nel frattempo ha preso posto accanto al finestrino, si sta togliendo la giacca, poi estrae un libro dalla borsetta e mi guarda. Sorridiamo in silenzio, riprendendo il nostro muto commiato. Mi lancia uno sguardo corrucciato attraverso il vetro, ingoia una lacrima e torna di nuovo a sorridere. Io non distolgo più lo sguardo, non la lascio. Voglio rimanere con lei fino alla fine.
Ma il treno si muove e riparte. Riprende il suo viaggio, separandoci. Davanti a me, le carrozze accelerano rapidamente trasformandosi in una fascia di metallo avvolta dal turbinio d’aria.
Resto lì per qualche istante, finché svaniscono del tutto all’orizzonte.
Voltandomi, mi accorgo di essere l’ultimo a lasciare la banchina. Mi avvio.

Fuori sul piazzale, scorgo di nuovo la donna con la pelliccia che muove passi misurati sull’acciottolato, per via dei tacchi. Un po’ pretenziosi, penso, guardandola ondeggiare con gli occhi sul selciato. La raggiungo e la supero.
Avverto così, da vicino, tutta la fragilità di quel suo incedere in abiti troppo giovanili. Rivedo e riconosco, oltre la maschera, il suo sguardo triste, rivolto a terra.
Non ci faccio caso subito, ma dopo un momento ho un groppo in gola. Mi viene quasi da piangere. Non c’è niente di strano o di sbagliato in quella farsa. Perché la vita è una recita. L’amore non ha tempo, né età. E’ qualcosa da afferrare e trattenete con ogni forza. E disperazione, se necessario. Senza riserve, né ritegno.
Fino all’ultimo istante.

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